Tutti a scuola
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Dad alle medie? Galiano, prof e scrittore: "Vedo ragazzi rassegnati, apatici. Preferirei vederli arrabbiati" di Maria Piera Ceci
1 seconds Posted Nov 2, 2020 at 10:30 am.
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Si attende il nuovo DPCM, in cui un capitolo importante sarà dedicato alle scuole. L'ipotesi è quella di estendere nelle aree più ad alto contagio la didattica a distanza anche alle secondarie di primo grado, le ex medie, dalla seconda o dalla terza.
A "Tutti a scuola" abbiamo chiesto cosa dirà ai ragazzi della sua seconda media a Enrico Galiano, insegnante in una scuola di periferia a Pordenone e in questi giorni in libreria con "L'arte di sbagliare alla grande" (Garzanti).
"E' un po' che se ne parla. Da tempo noi insegnanti mettiamo in pratica la famosa frase: 'Vivi ogni giorno come se fosse l'ultimo', trasformandola in 'Studia in presenza come se fosse l'ultima' perché ogni giorno è diventato potenzialmente l'ultimo e cerchiamo di godercelo fino in fondo. Questo è anche positivo, perché da dieci giorni stiamo sfornando lezioni bellissime, nel timore che sia sempre l'ultima, facciamo la cosa più bella che possiamo fare".
Galiano è un prof molto smart, seguitissimo sui social, molto a suo agio con le nuove tecnologie. Quindi l'ipotesi di trasferire tutto su didattica a distanza non gli fa paura dal punto di vista tecnico, ma cosa perderebbero i ragazzi?
"Non mi spaventa dal punto di vista tecnico ma umano. Io nella mia classe ho tre ragazzi che con la didattica a distanza non saprebbero come fare, mi spaventa perderli. E poi non dobbiamo sottovalutare l'importanza dello scambio di sguardi in classe. Dovremo trovare un modo per sostituirlo".
Ma come stanno vivendo i ragazzi delle medie questo periodo così carico di ansie?
"Ci sono due grandi categorie: la prima è quella degli entusiasti della presenza. Ho visto cose miracolose: ragazzi che volevano stare a scuola e non volevano più tornare a casa. Poi abbiamo una seconda categoria, quella dei rassegnati, che sono arrivati sin dai primi giorni con la consapevolezza che non sarebbe durata e quindi non si sono impegnati molto in questi due mesi. Ora li vedi distanti, assenti, lontani, mi fanno un po' pena, mi fa star male vederli così. Sarebbe meglio vederli arrabbiati. L'apatia è un sentimento inedito, che trovi nei ragazzi più grandi. Nei piccoli fa paura ed è per questo che stiamo toccando ferro e tutte le superfici scaramantiche possibile nella speranza che non succeda".