Tutti a scuola
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Scuola. Pellai: "Dad e lockdown impattano sulla salute degli adolescenti molto più dell'emergenza sanitaria"
1 seconds Posted Nov 9, 2020 at 9:38 am.
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Sempre meno ragazzi a scuola, sempre più Didattica a distanza.
362mila gli insegnanti impegnati nella Dad (45 per cento), quasi la metà del totale. 3 milioni e 700mila gli studenti. Difficile per i ragazzi seguire le lezioni da casa, quasi impossibile per i 111mila alunni con disabilità, che con l'ultimo DPCM sono costretti a stare a casa. Un'impresa complicata per i 68mila docenti di sostegno operare a distanza. Eppure è stato lo stesso Comitato Tecnico Scientifico a lanciare l'allarme: "In classe al più presto o gli alunni avranno danni psicofisici". Ma di che danni parliamo?

Che ragazzi avremo dopo questa esperienza? In Tutti a scuola l'abbiamo chiesto a Alberto Pellai, psicoterapeuta dell'età evolutiva, ora in libreria con Mentre la tempesta colpiva forte.  Quello che noi genitori abbiamo imparato in tempo di emergenza,  De Agostini.
R. I sacrifici per i nostri figli sono tanti. L'età evolutiva ha bisogno di tutto tranne che di Dad, limitazione della socializzazione, reclusione. I fattori che sostengono la crescita sono proprio tutti quelli che il lockdown rende impossibile e su cui la Dad va ad impattare in maniera molto forte. Esistono alcune analisti costi-benefici che dicono che, anche solo fermandosi esclusivamente alla salute, dicono che Dad e lockdown impattano sulla salute in età evolutiva molto più dell'emergenza sanitaria.
D. I ragazzi sono i grandi assenti da questo dibattito. E' vero che iniziano a protestare: quelli delle superiori si sono piazzati davanti alle scuole o davanti alla regione Lombardia per dire no alla Dad, ma soprattutto per dire che le scuole sono un luogo sicuro, che hanno fatto di tutto per essere un luogo sicuro. Anita, 12 anni, seconda media all'istituto Italo Calvino di Torino, anche lei seduta sulle scale della scuola con il computer sulle ginocchia. Sono però iniziative sporadiche. I ragazzi sembrano inebetiti. E' così?

R. Credo che siano davvero invisibili e nessuno consideri che possano avere un ruolo attivo dentro tutto questo processo. Si sono fatti mettere dove hanno voluto metterli, sono stati molto ubbidienti, in questo secondo giro si sarebbe potuto immaginare qualcosa di molto più attivo per loro. Sono adolescenti e competenti e quindi è stato detto: 'Li possiamo chiudere in casa tanto sono capaci di...' Invece se uno è competente gli chiedi di fare le cose migliori di cui è capace, non le peggiori o quelle che fanno più comodo in quel momento. Come se dentro a questo progetto scuola non ci fosse un pensiero forte, un buon capitano che tiene il timone e fornisce una direzione chiara, definendo quali sono le priorità. Come nel caso pugliese, ogni giorno possono arrivare tre messaggi diversi che fanno andare in tre direzioni diverse e a quel punto si continua a girare intorno alla rotonda senza più capire qual è la strada maestra.
D. Molti genitori parlano di figli in regressione. C'è questo pericolo?
R. E' verissimo. Lo abbiamo visto tanto nei più piccoli. Nel caso degli adolescenti più che di regressione parlerei di deprivazione Il rischio grosso per loro è poi la demotivazione, cioè il disappassionarsi al proprio progetto di vita. Faccio questa riflessione: se era così probabile che si tornasse nella logica della didattica a distanza, sarebbe stato fondamentale che i docenti venissero sostenuti a farla bene. Invece è stato fatto un lavoro pazzesco sul rispetto di tutti i protocolli di prevenzione sanitaria, ma ora gli insegnanti tornano a fare didattica a distanza e nessuno ha spiegato loro come si fa bene".