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UN TRIBUNALE SCOZZESE NON APPLICA LA LEGGE IN DIFESA DELL'ABORTO
Lo scorso 27 aprile, presso il Tribunale di Glasgow, il giudice Stuart Reid ha archiviato le accuse penali a carico di Rose Docherty, anziana donna cristiana di 75 anni, arrestata per essersi offerta a una semplice, ed eventuale, conversazione con chi avrebbe acconsentito, all'interno di una "zona cuscinetto". La signora Docherty era stata la prima persona a essere incriminata penalmente in base alla legge scozzese del 2024 sulle "zone cuscinetto", una normativa che vieta di "influenzare" chiunque cerchi di accedere ai servizi di aborto entro un raggio di 200 metri da ogni ospedale. Il suo primo arresto risaliva al 19 febbraio 2025, ma il Procuratore Fiscale aveva deciso di non procedere. Poi, a settembre, era stata arrestata una seconda volta nelle stesse circostanze, avviando sette mesi di procedimenti penali.
Ciò che Rose Docherty aveva fatto era semplicemente tenersi ferma nei pressi del Queen Elizabeth University Hospital di Glasgow reggendo un cartello con la scritta: «La coercizione è un reato, sono qui per parlare, solo se lo desiderate». Non si era avvicinata a nessuno, non aveva parlato di aborto, non aveva assunto alcun comportamento ostruzionistico, molesto o intimidatorio, e non aveva protestato. Eppure era stata ammanettata, fatta salire sul retro di un furgone della polizia e rinchiusa in una cella per oltre due ore. La sua vicenda aveva suscitato preoccupazione in campo internazionale: sia la Conferenza episcopale cattolica scozzese sia - a livello estero - il Dipartimento di Stato americano avevano espresso sgomento, con quest'ultimo che aveva definito l'arresto un esempio della repressione della libertà di parola in atto in tutta Europa. Anche il vicepresidente statunitense JD Vance aveva segnalato la questione nel suo discorso alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco, nel febbraio dello scorso anno. [...]
La svolta era arrivata con l'udienza del 20 aprile, durante la quale i legali della signora Docherty - coordinati dall'organizzazione di tutela legale ADF International e dallo studio Lindsays, con l'avvocato Jamie McGowan - avevano sostenuto che le accuse violavano il diritto alla libertà di espressione sancito dall'articolo 10 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo. In quell'occasione era emerso anche un dettaglio clamoroso: la Procura aveva ammesso di non aver ancora verificato se all'interno della "zona cuscinetto" ci fosse effettivamente qualcuno che accedeva ai servizi di aborto, elemento che la legge stessa individua come requisito essenziale del reato. Interrogato dallo sceriffo Reid sull'esistenza di prove sufficienti, il procuratore aveva risposto che al momento non ve n'erano, ma che potevano emergere da successive indagini. Lo sceriffo ha concluso che la Procura non aveva dimostrato l'esistenza di un reato previsto dalla legge scozzese, archiviando il caso. La questione, però, potrebbe essere riaperta qualora emergessero prove più solide e la Procura ritenesse l'azione penale nell'interesse pubblico.
Fuori dal tribunale, Rose Docherty ha dichiarato: «Questo verdetto rappresenta un'importante vittoria per la libertà di parola in Scozia e nel Regno Unito. Sono stata arrestata, incriminata e processata per niente altro che per aver invitato pacificamente a una conversazione consensuale in uno spazio pubblico. Solo per essermi resa disponibile per i soli, gli impauriti e i costretti, sono stata trattata come un criminale violento». L'avvocato di ADF International Jeremiah Igunnubole ha sottolineato come il procedimento sia emblematico di una crescente crisi della libertà di parola nel Regno Unito e ha chiesto l'abrogazione urgente di queste leggi. Nel frattempo, un caso simile si sta verificando in Inghilterra, dove Isabel Vaughan-Spruce - anch'essa...
UN TRIBUNALE SCOZZESE NON APPLICA LA LEGGE IN DIFESA DELL'ABORTO
Lo scorso 27 aprile, presso il Tribunale di Glasgow, il giudice Stuart Reid ha archiviato le accuse penali a carico di Rose Docherty, anziana donna cristiana di 75 anni, arrestata per essersi offerta a una semplice, ed eventuale, conversazione con chi avrebbe acconsentito, all'interno di una "zona cuscinetto". La signora Docherty era stata la prima persona a essere incriminata penalmente in base alla legge scozzese del 2024 sulle "zone cuscinetto", una normativa che vieta di "influenzare" chiunque cerchi di accedere ai servizi di aborto entro un raggio di 200 metri da ogni ospedale. Il suo primo arresto risaliva al 19 febbraio 2025, ma il Procuratore Fiscale aveva deciso di non procedere. Poi, a settembre, era stata arrestata una seconda volta nelle stesse circostanze, avviando sette mesi di procedimenti penali.
Ciò che Rose Docherty aveva fatto era semplicemente tenersi ferma nei pressi del Queen Elizabeth University Hospital di Glasgow reggendo un cartello con la scritta: «La coercizione è un reato, sono qui per parlare, solo se lo desiderate». Non si era avvicinata a nessuno, non aveva parlato di aborto, non aveva assunto alcun comportamento ostruzionistico, molesto o intimidatorio, e non aveva protestato. Eppure era stata ammanettata, fatta salire sul retro di un furgone della polizia e rinchiusa in una cella per oltre due ore. La sua vicenda aveva suscitato preoccupazione in campo internazionale: sia la Conferenza episcopale cattolica scozzese sia - a livello estero - il Dipartimento di Stato americano avevano espresso sgomento, con quest'ultimo che aveva definito l'arresto un esempio della repressione della libertà di parola in atto in tutta Europa. Anche il vicepresidente statunitense JD Vance aveva segnalato la questione nel suo discorso alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco, nel febbraio dello scorso anno. [...]
La svolta era arrivata con l'udienza del 20 aprile, durante la quale i legali della signora Docherty - coordinati dall'organizzazione di tutela legale ADF International e dallo studio Lindsays, con l'avvocato Jamie McGowan - avevano sostenuto che le accuse violavano il diritto alla libertà di espressione sancito dall'articolo 10 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo. In quell'occasione era emerso anche un dettaglio clamoroso: la Procura aveva ammesso di non aver ancora verificato se all'interno della "zona cuscinetto" ci fosse effettivamente qualcuno che accedeva ai servizi di aborto, elemento che la legge stessa individua come requisito essenziale del reato. Interrogato dallo sceriffo Reid sull'esistenza di prove sufficienti, il procuratore aveva risposto che al momento non ve n'erano, ma che potevano emergere da successive indagini. Lo sceriffo ha concluso che la Procura non aveva dimostrato l'esistenza di un reato previsto dalla legge scozzese, archiviando il caso. La questione, però, potrebbe essere riaperta qualora emergessero prove più solide e la Procura ritenesse l'azione penale nell'interesse pubblico.
Fuori dal tribunale, Rose Docherty ha dichiarato: «Questo verdetto rappresenta un'importante vittoria per la libertà di parola in Scozia e nel Regno Unito. Sono stata arrestata, incriminata e processata per niente altro che per aver invitato pacificamente a una conversazione consensuale in uno spazio pubblico. Solo per essermi resa disponibile per i soli, gli impauriti e i costretti, sono stata trattata come un criminale violento». L'avvocato di ADF International Jeremiah Igunnubole ha sottolineato come il procedimento sia emblematico di una crescente crisi della libertà di parola nel Regno Unito e ha chiesto l'abrogazione urgente di queste leggi. Nel frattempo, un caso simile si sta verificando in Inghilterra, dove Isabel Vaughan-Spruce - anch'essa...



