Viaggio nella Luna
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Viaggio nella Luna Crew
Trasmissione Radiofonica di Cinema in onda su Radio Talpa ogni domenica dalle 10 alle 12
The Woman King, un'altra occasione perduta
Puntata prenatalizia di Viaggio nella Luna e formazione ridotta a tre elementi per colpa di quella sagoma di Babbo Natale il quale si è preso una metà della squadra per alcune consegne in sordide taverne che non aveva il coraggio di frequentare da solo. E va bene. Si fa di necessità virtù e si va in onda in tre come non fosse accaduto nulla. Dopo le consuete schermaglie iniziali si parte con il nocciolo della questione: The Woman King, fu vera gloria? Ce ne parla Marco che si è tuffato in una visione durante la settimana varcando la soglia di un cinema molto affollato per l’occasione. Il film di Gina Prince-Bythewood ricalca il solito consunto copione holliwoodiano: poca aderenza alla realtà storica dei fatti, uno scarsissimo rigore filologico nel ricostruire il milieu e una succulenta declinazione per la spettacolarizzazione di ogni singola scena. In breve: un prodotto nato per essere venduto agevolmente, senza la benchè minima pretesa artistica. Una volta messo in chiaro questo, l’opera scorre come un bicchiere di Rosolio nel gargarozzo e i personaggi storici divengono improbabili icone di un romanzo di appendice. La storia narra le vicende storiche accadute nel 1823 nel regno di Dahomey (l’odierno Benin) dove il Re Ghezo (John Boyega) decide di porre fine alla tratta degli schiavi e si trova ad affrontare l’aggressione del confinante regno di Oyo (l’odierna Nigeria occidentale) appoggiata dai trafficanti di schiavi portoghesi. A fronteggiare la minaccia il corpo di elite dell’armata del Dahomey, amazzoni guerriere capeggiata dal Generale Nanisca (Viola Davis). Federico ci parla di un film molto interessante: C’mon C’Mon di Mike Mills con lo splendido Joaquin Phoenix nel ruolo principale. La storia è quella di un giornalista radiofonico che si mette in viaggio con un nipote facendogli un po’ da padre, andando incontro al proprio destino e riscoprendo un rapporto con il ragazzo che diviene via via più profondo. In un bianco e nero inquietante e profondo l’opera di Mills non manca di affascinare per l’acuta introspezione psicologica infusa nella narrazione. Infine Checco per la rubrica un classico da rispolverare ci parla nientemeno che di Breakfast Club, il mitico film di John Hughes assurto negli anni a cult per intere generazioni. E proprio di un conflitto generazionale parla il film con questo gruppo di studenti costretti a rimanere a scuola oltre l’orario delle lezioni per una punizione impartita loro da un professore. Sarà l’occasione, dopo un duro scontro dialettico, per un confronto intimo e profondo che cambierà il loro modo di interfacciarsi con l’altro da sè e forse di guardare la realtà. Questo e tanto altro ancora troverete in fondo all’ampolla del podcast che avrete cura di centellinare premendo il pulsante che trovate qui in fondo. Salute a tutti e un brindisi al Cinema.
Dec 11, 2022
1 hr 57 min
Pacifiction, tormento sulle isole
Siamo in chiusura di questo variopinto ed eterogeneo 2022 ed ecco che i Cahiers du Cinema ti sfornano puntale come una tassa sul reddito la lista dei 10 film migliori dell’anno. Diamole subito un’occhiata: 1 Pacifiction di Albert Serra 2 Licorice Pizza di Paul Thomas Anderson 3 Nope di Jordan Peele 4 EO di Jerzy Skolimowski 5 Il gioco del destino e della fantasia di Ryusuke Hamaguchi 6 Bowling Saturne di Patricia Mazuy 7 Apollo 10 1/2 di Richard Linklater 8 Introduction di Hong Sang-soo 9 Nobody’s Hero di Alain Guiraudie 10 Qui A Part Nous di Jonas Trueba La seconda e terza piazza sono due vecchie conoscenze di Viaggio nella Luna e se ne è parlato diffusamente in passato, ma il gradino più alto del podio è occupato da un film che ancora non ha trovato una distribuzione in Italia, nè nelle Sale nè nel circuito streaming. Ovviamente i Viaggiatori Lunari volevano vederci chiaro in tutto questo così Marco ha deciso di immolarsi cercando di reperire il film nei circuiti di streaming d’oltralpe, riuscendo a guadagnarsi una visione del film in Versione Originale (francese) con sottotitoli in Inglese. Il film narra la storia di una scrittrice polinesiana che dopo il successo del proprio libro in Francia decide di tornare a vivere nella natia terra selvaggia. Qui incontrerà l’Alto Commissario De Roller, sorta di ambasciatore francese a Tahiti, e con lui stringerà dapprima un rapporto di lavoro che si commuterà gradualmente in qualcosa di più profondo. Sullo sfondo una crisi nucleare si staglia e ammorba tutta la mondana dialettica che i due devono mettere in campo ad ogni evento e cena di gala. Un sottomarino francese è stato infatti avvistato al largo dell’atollo polinesiano e in molti sull’Isola temono che la Francia intenda riprendere i test nucleari nel paradiso tropicale. Questa condensata potrebbe essere la scarna traccia narrativa su cui Albert Serra intesse la sua serrata tela. Il personaggio di De Roller appare in bilico tra il commissario Ciccio Ingravallo di gaddiana memoria e Jep Gambardella di Sorrentino. Un uomo colto, raffinato e dai modi garbati e seducenti che attraverso l’esercizio dialettico mette in campo un’acuminata intelligenza nel sondare i suoi interlocutori e carpirne i segreti. Allo stesso tempo, come Jep, è una sorta di dandy cinico e disilluso, ripiegato su un mondo di una bellezza abbacinante, immanente e crudele. Un’opera che eleva il Logos a primo attore del Vaudeville. La Parola assurge a unico strumento per dirimere una realtà altrimenti insondabile, intangibile e inesperibile. Anche l’amore gioca un ruolo da comprimario in tutto questo, quasi un danno collaterale. Nella seconda parte della trasmissione Federico ci parla delle sue ritardate visioni di The Northman e The Batman, due opere che viviseziona con il solito acume tattico e dispone sul tavolo operatorio per vivisezionare con spietata scientificità. Thomas ci parla di Don’t Look Up, il film Netflix con Leonardo Di Caprio di cui si era già parlato in passato, che riemerge nella visione del Viaggiatore Lunare come un asteroide pronto a cancellare la topografia mondiale. Anche qui si prende in considerazione prevalentemente l’aspetto parodistico e metaforico dell’opera mettendone in luce lo spietato controcanto al sistema mediatico e ai suoi odiosi clichè. Infine l’ineffabile Checco per la sua rubrica “Un Classico da rispolve...
Dec 5, 2022
2 hr
The Menu: cucina e cinema, il nuovo luculliano approccio di Mark Mylod attraverso la lezione di Greenaway
Fresco fresco dalle sale cinematografiche in uscita questa settimana arriva sulle sponde di Viaggio nella Luna il nuovo film di Mark Mylod: The Menu (2022). Un film che parla di cibo, di un cuoco, di un ristorante e di una platea ristretta di commensali convenuti al cospetto di questo genio culinario che si erge come Deus Ex Machina delle loro sorti, legandoli a sè con portate sempre più sorprendenti. Marco ci parla dunque di questa opera contestualizzandone immediatamente i riferimenti cinematografici, primo fra tutti il meraviglioso Il Cuoco, Il Ladro, Sua Moglie e L’amante (1989)di Peter Greenaway (qui la recensione di Marco per i 500 film da vedere prima di morire) che appare per questo film come un ineludibile archetipo rielaborato attraverso una nuova sensibilità costruita grazie alla new wave culinaria dei nostri giorni che infesta scene televisive e palcoscenici mondani. Come per Greenaway anche per Mylod il cibo è una sorta di vettore di significato totalmente plasmabile e al servizio della narrazione. Tramite il cibo e grazie ad esso si materializza una sorta di patto tra esseri umani soggiogati dal gusto ineffabile di esotiche prelibatezze e al contempo imprigionati dal suo atavico potere di seduzione. Entrambe le opere giocano sul fatto che il teatro inamovibile dell’azione deve necessariamente essere il Tempio dove il cibo viene preparato e servito ai commensali, un ristorante che diviene unico orizzonte plausibile, una Monade isolata dal resto della Realtà che fa da cornice alle morbose vicende che sorgono intorno ad esso. La Morte in particolare diviene parte integrante di tale suadente richiamo sensoriale e viene accorpata con estrema naturalezza al fluire della narrazione. Come nel meraviglioso dialogo tra il Cuoco e Georgina nell’opera di Greenaway, dopo che la donna ha visto il proprio amante trucidato dal violento marito: la Morte diviene parte integrante dell’esperienza degustativa, e i sensi attraverso sapori e colori sprigionano la loro titanica potenza evocatrice. La vendetta si intreccia con il gusto, gli odori, i colori della cucina e le parole tra i due suggellano questa fatale contaminazione attraverso le suggestioni delle materie prime servite a tavola: Il film di Mylod convince perchè sa apportare nuova linfa a questo genere, arrivando tra l’altro con perfetto tempismo dopo opere come Boiling Point e The Bear che segnano un interesse quasi morboso del Cinema per la Cucina. Un film quindi altamente consigliato. Federico ci parla invece di Carter (2022), opera coreana in programmazione su Netflix a firma di Byung-gil Jung. Protagonista l’attore di Good Doctor Joo Won nel ruolo principale insieme a Lee Sun-jae, Kim Bo-min e altri membri del cast. La storia di Carter ruota attorno all’agente omonimo che si sveglia in una stanza di un motel senza alcun ricordo della sua identità o del suo passato. L’unica cosa che conosce sono le istruzioni impartite da una voce che lo porta in una pericolosa missione per salvare una ragazza. Se non seguirà gli ordini, c’è solo la morte ad attendere questo agente. Un’opera che non ha mancato di attirare l’attenzione di Federico e che sicuramente rimane una delle cose più interessanti da vedere in questo periodo su Netflix a suo dire. Infine Thomas pesca nel passato parlandoci della prima stagione di Fargo (2014), la serie televisiva che più di ogni altra ha saputo trarre dal film di riferimento un potenziale evocativo affascinante a crepitare nel sottotesto narrativo. Thomas ci parla in dettaglio della genesi di questa serie televisiva e di come essa presenti a suo modo di vedere luci ed ombre. Se volete approfondire tutto questo (e molto altro) non dovete far altro ch...
Nov 20, 2022
2 hr 3 min
Cinegames: i Videogiochi e la Settima Arte, storia di una contaminazione infinita
In questa puntata di Viaggio nella Luna si affronta il tema dei Videogames e di come questi abbiano influenzato la Storia del Cinema. Innumerevoli sono le opere tratte o ispirate a Videogiochi di successo o meno, ma anche opere che hanno originato una vera e propria riflessione sulla cultura videoludica partendo da Tron e arrivando a Ready Player One. I due titoli citati non sono stati tratti da titoli videoludici ma rappresentano un tentativo del Cinema di intavolare un ragionamento che si addentri sul concetto ultimo di videogioco e su come esso incida culturalmente sulle vite di tutti noi. Naturalmente abbiamo poi film che sono invece tratti direttamente da titoli di successo e che hanno avuto sorti alterne sia al botteghino che in sede di critica. Vediamola dunque insieme questa lista di film che Federico ha preparato e che è stata discussa ampiamente in trasmissione: * Super Mario Bros (1993) * Double Dragon (1994) * Street Fighter (1994) * Mortal Kombat (1995) * Mortal Kombat: Annihilation (1997) * Wing Commander (1999) * Lara Croft: Tomb Raider (2001) * Resident Evil (2002) * Lara Croft: Tomb Raider – La culla della vita (2003) * House of the Dead (2003) * Resident Evil: Apocalypse (2004) * Alone in the Dark (2005) * Doom (2005) * Bloodrayne (2006) * Silent Hill (2006) * DOA: Dead or Alive (2006) * Resident Evil: Extinction (2007) * Postal (2007) * Hitman (2007) * In the name of the King: a Dungeon Siege Tale (2008) * Far Cry (2008) * Max Payne (2008) * Street Fighter: the legend of Chun Li (2009) * Tekken (2010) * Prince of Persia: the sands of time (2010) * Resident Evil: Afterlife (2010) * Resident Evil: Retribution (2012) * Silent Hill: Revelation (2012) * Need for Speed (2014) * Hitman: Agent 47 (2015) * Warcraft – L’inizio (2016) * Assassin’s Creed (2016) * Resident Evil: the final chapter (2017) * Tomb Raider (2018) * Rampage: Furia Animale (2018) * Detective Pikachu (2019) * Sonic the Hedgehog (2020) * Monster Hunter (2020) * Mortal Kombat (2021) * Werewolves Within (2021) * Resident Evil: Welcome to Raccoon City (2021) * Uncharted (2022) * Sonic the Hedgehog 2 (2022) Si tratta senza dubbio di un compendio più che esaustivo sulle principali opere influenzate dalla cultura videoludica e ognuna di esse rappresenta un tentativo di sublimare in cinematografia il video-gioco e il relativo substrato inconscio depositato in ognuno dei suoi estimatori. Nella seconda parte della trasmissione Thomas ci parla di A Classic Horror Story, una produzione italiana di Netflix. La moda del pastiche del genere horror persiste con questo film, una fusione all’italiana degli aspetti più riconoscibili del genere che vanno da The Texas Chain Saw Massacre a Cabin in the Woods.
Nov 16, 2022
2 hr
Niente di Nuovo sul Fronte Occidentale e Cabinet of Curiosities: due prodotti Netflix da non perdere
Nella nuova sfolgorante puntata di Viaggio nella Luna, Federico, spalleggiato dal buon Filippi, sente il bisogno di esternare e incussa subito all’interno della scaletta di VnL, rompendone i pioli, per parlare della più che eccellente serie antologica “Cabinet of Curiosities”, prodotta dall’adorabile quanto talentoso Guillermone del Toro, regista che l’intera cricca vorrebbe come amico. Ogni puntata si apre con Guillermo che, tutto in ghingheri, emerge dalle tenebre, da un’oscurità talmente densa che la si potrebbe quasi spalmare, avvicinandosi all’ormai mitologico armadietto delle curiosità, dal quale ogni volta estrae oggetti chiave che hanno un’attinenza con la puntata che di lì a poco vedremo, e che Guillermo presenta “con grinta e simpatica verve” (cit.).“Guillermo del Toro’s Cabinet of Curiosities” è un’antologica horror certamente eccellente, dove otto registi, alcuni di indubbio talento, ci regalano la loro interpretazione visiva di altrettanti racconti: due tratti dal mitologico H.P. Lovecraft, nella fattispecie la puntata 5 e 6, ovvero “Pickman’s model”, diretto da Keith Thomas (già autore dell’interessante “The Vigil”), con Ben Barnes ed un sorprendente Crispin Glover, e “Dreams in the Witch House”, a cura della regista di “Twilight” Catherine Hardwicke che naturalmente trascina nel cast Rupert Grint. Altri due racconti, il primo e l’ultimo, invece, sono tratti da due storie brevi partorite direttamente da Del Toro, e stiamo parlando di “Lot. 36” di Guillermo Navarro, che trasuda fascinazioni raimiane e polanskiane, col sempre ottimo Tim Blake Nelson (“Fratello dove sei”), e “The Murmuring”, messo in scena da nientepopodimenochè Jennifer Kent, acclamata regista di quella bomba atomica che fu “Babadook”, dove i nuclei psicotici della Kent si compenetrano alla perfezione in quelli di Del Toro in un prodotto che si aggiudica il premio della critica in questa antologica. Alla fine della fiera, tra gli otto, e secondo la più che arrogante opinione del Minguzzi, l’episodio che spicca di più è senz’ombra di dubbio “The Outside”, di Ana Lily Amirpour, capacissima regista inglese di origine medio-orientale che non le manda a dire, già autrice dell’ottimo “A girl walks alone at night”, che all’interno di questo magnifico episodio, palleggia tra suggestioni cronenberghiane e impazzimenti degni del Brian Yuzna di “Society: the horror”. Seguono a brevissima distanza il terrificante (in senso buono) “The Authopsy” di David Goyer, dove Murray Abraham fornisce un’ulteriore prova delle sue capacità d’attore, ed il già citato “Pickman’s Model”. Marco ci parla poi di Niente di Nuovo sul fronte Occidentale, film bellico sulla prima guerra mondiale dal celeberrimo e omonimo libro di Remarque, autore tedesco sfuggito agli orrori del conflitto che esternò tutta la sua repulsione antibellica in questa formidabile testimonianza. Il film è a firma di Edward Berger, regista tedesco che si cimenta con il testo di Remarque dopo i due predecessori Lewis Milestone (1930) e Delbert Mann (1979). Si tratta di una carrellata cruda e terribile sugli effetti che la guerra di trincea ebbe sui giovani tedeschi che la esperirono nella Francia occidentale per 3 lunghi anni. L’ossessiva e macerante ripetizione degli assalti, delle carneficine, dei massacri programmati genera nei soldati una sorta di limbo psicologico dove viene distrutto ogni lacerto di umanità, e dove l’unico appiglio per conservare un briciolo di razionalità rimane la calda prossimità dei commilitoni compagni di sventura. Un’opera visionaria e crudele che non mancherà di mietere premi (è candidato agli oscar come miglior film straniero) e che ha già conquistato i viaggiatori lunari che la consigliano senza riserve. Infine Checco per la sua ineffabile rubrica: Un classico da rispolverare tira fuori dal cilindro il capolavoro di Roman Polansky: Chinatown (1974). Un viaggio allucinato attraverso le tenebre che ...
Nov 7, 2022
2 hr 3 min
Nope e la distonica armonia
Lanciati come razzi interplanetari nella sequenza siderale dei fotogrammi su pellicola i 4 folli di Viaggio nella Luna raggiungono orbite cinematografiche auliche e remote grazie ad un nuovo propellente inserito in una vecchia Delorean. Il primo argomento mordicchiato dai quattro tratta della inopinata quanto inusitata fioritura autunnale del Nuovo Cinema Italiano con tantissimi titoli in rotazione nelle sale in questi giorni: Dante di Pupi Avati, Caravaggio di Michele Placido, La Stranezza di Roberto Andò, Il Colibrì di Francesca Archibugi, Dampyr di Riccardo Chemello, Il Signore delle Formiche di Gianni Amelio, L’Ombra del Giorno di Giuseppe Piccioni e molto altro ancora. Tutti titoli di grande caratura internazionale con solari aspirazioni di successo che i Viaggiatori passano in rassegna velocemente pregustandone in ognuno aroma e bouquet come in una degustazione di sagra paesana a cui non si può dedicare troppo tempo. Esaurito il meritato excursus sul cinema di casa nostra Marco ci parla di Nope, ultima fatica di Jordan Peele, passato nei cinema a settembre. Un’opera senza dubbio che rimane saldamente nel potente solco dei primi due film del regista newyorchese in quanto a poetica e suggestione visiva, ma che al contempo se ne discosta a causa di un respiro più universale, dettato forse, come lo stesso Peele ammette, da un’ammirazione per la poetica di Spielberg (e non solo) che in effetti filtra attraverso l’obiettivo della telecamera permeandone lo sguardo estetico. E’ un film strano che introduce con snervante distillazione l’argomento centrale della storia attraverso un affascinante viaggio nelle remote lande del deserto californiano dove due fratelli prendono in mano l’allevamento di cavalli del Padre dopo la sua grottesca morte, trafitto in sella ad un cavallo da una monetina piovuta dal cielo. I cavalli sono allevati per l’industria cinematografica e questo consente a Peele una sorta di viaggio incantato attraverso il glorioso passato di Hollywood popolato di uomini e bestie in rutilante parata. Un’operazione che per certi versi ricorda quella di Tarantino in C’era una volta Hollywood. Ma qualcosa di mostruoso si aggira per i cieli di Nope insinuando improvvisamente nel racconto un metalinguaggio che si fa strada nell’animo di chi guarda divenendone una grammatica del significato ultimo. Una sorta di cinema nel cinema che porta in scena il concetto della Bestia avida di carne e materia organica di varia provenienza. Cinema nel cinema perchè l’evento in sè, la mistica apparizione, l’orrenda epifania. viene spettacolarizzata da un lato e segretamente filmata dall’altro nella speranza di risollevare le sorti economiche del ranch di famiglia. Il tutto tra scimpanzè assassini e infanzie distrutte, in un incedere che rompe un’armonia prestabilita introducendo caos e turbamento laddove ci si aspetterebbe una pacata pennichella all’ombra di un porticato. Una distonia armonica che sconquassa ogni tipo di appiglio visivo e che getta lo spettatore in una wasteland senza riferimenti. L’ineffabile Checco invece sceglie un vecchio film di Nanni Moretti, La Messa è Finita, per la sua rubrica: una perla da recuperare (o in qualsiasi altro modo si chiami). Un’opera che diede la stura ad una serie di confronti improbabili tra sacro e profano, tra mondo ecclesiastico e mondo laico, permeata da una profonda riflessione ontologica sull’essere uomo di Chiesa da un lato, e uomo del Secolo dall’altro. Il sentimento che Moretti cerca di denudare è quello di una violenta crisi di identità umana ancor prima che spirituale, in cui il suo prete di provincia si dibatte e ci commuove. Ovviamente il discorso su Moretti si allarga alla sua poetica tout court ed entrano in gioco citazioni e ricordi che i quattro viaggiatori lunari si rimpallano come biglie nella sab...
Nov 1, 2022
1 hr 54 min
Crimes of the Future: capolavoro in potenza
Quando David Cronenberg nel 1970 mise mano al suo patrimonio creativo per realizzare un lungometraggio di 70 minuti per coronare la sua esperienza di studente in Lettere laureato presso l’Università di Toronto pochi si resero conto del suo grande talento. Quel ragazzo smilzo e allampanato, drogato di fantascienza, e ossessionato dal corpo umano, realizzò con Crimes of The Future nel 1970 una sorta di manifesto programmatico del proprio canone estetico con il quale avrebbe poi costruito capolavori come La Mosca, Videodrome e Scanners. Il film giovanile del nostro David parla di come in un futuro davvero prossimo l’uomo orienti ossessivamente i propri interessi nella cosmesi e nella cura del proprio corpo. La storia si dipana attraverso le parole di Adrian Tripod, dermatologo e teorizzatore di un mondo in cui gli uomini devono esclusivamente pensare alla propria pelle. Da quell’embrione narrativo Cronenberg, dopo una lunga e gloriosa carriera di oltre 50 anni, ricava quello che potrebbe essere considerato una sorta di testamento estetico, macerato e decantato per tutto questo tempo nella coscienza dell’autore. E naturalmente il titolo non poteva che ricalcare omaggiandola quella produzione giovanile: Crimes of The Future, appunto. Il film è focalizzato sulla figura di Saul Tenser, un uomo che riesce a modificare il proprio corpo tramite l’estroflessione di nuovi misteriosi organi interni che la sua partner Caprice si perita di portare alla luce e tatuare in performance artistiche aperte al pubblico. La metamorfosi biologica dell’uomo in questo non ben precisato futuro è il grimaldello ermeneutico per portare alla luce alcune tematiche care a Cronenberg: l’indagine biologica sulle mutazioni del corpo umano, l’evoluzione umana in rapporto all’ambiente circostante, le potenzialità racchiuse nel nostro scafandro biologico. Checco ci porta poi indietro di 40 anni con il suo film di recupero odierno: La guerra del Fuoco (1981) di Jean-Jacques Annaud. Un excursus a volo d’angelo sulle origini dell’uomo e sui primi vagiti che essere bipedi elevavano nell’alba della nostra Storia. Un affascinante riflessione su ciò che ha forgiato i Sapiens che hanno preso possesso di questa grande Terra. Infine Federico ci parla della recentissima serie Tv Netflix Dahmer di Ryan Murphy. Un racconto avvolgente e disturbante (come poteva non esserlo?) sugli omicidi compiuti dal famigerato Jeffrey Dahmer di Milwaukee. Un periplo nella mente dell’assassino per isolarne i terribili germi, seguirne la nefasta genesi e ricostruire con lucida fedeltà le macabre azioni. Per saperne di più ovviamente non vi resta che seguire lo show sul podcast qui sotto. Buon Ascolto e Buon Cinema.
Oct 16, 2022
1 hr 54 min
The Northman e l'estetica della ridondanza
Nel finale di stagione sarebbe una virtù la ripetizione di alcuni assunti, aspetto peraltro comune in alcune culture sub sahariane nonchè in alcune sparute enclavi groenladesi, ma Eggers ne fa un monolite ermeneutico nel proprio film The Northman. Attraverso questa galleria interpretativa i minatori di Viaggio nella Luna si intrufolano e scavano dentro il film per rintracciarne i sottotesti sotterranei le asce di guerra sepolte. Molti uomini hanno lavorato a questo film e molte parole saranno spese dai ragazzi di VnL in questa ultima puntata della stagione 9. The Northman rimane un mistero quasi insondabile nella cinematografia del regista newyorchese, una sorta di oggetto astratto che da adito a molteplici declinazioni interpretative. I livelli di lettura di questa opera sono talmente profondi che ci si perde come nel centro di Bologna. La ridondanza semantica rimane l’unico filo di Arianna a cui aggrapparsi disperatamente per uscirne vivi. E allora ripetiamoli questi concetti, riguardiamole queste scene e rinnoviamo le nostre parole come se fossero spese per la prima volta, in un loop cortocircuitale che azzera l’orizzonte degli eventi. Saremo tutti delle persone nuove, come un fan di Paolo Conte dopo una doccia prolungata. Comunque guardiamolo. E parliamone. Arrivederci alla decima stagione di Viaggio nella Luna. Torneremo ad ottobre più cazzuti e irrisolti di prima. Aspettateci. E temeteci.
Aug 10, 2022
2 hr 1 min
Licorice Pizza, limonata d'aria fresca al cinema
Ci voleva un Paul Thomas Anderson in forma strepitosa per scuoterci di dosso le polveri tossiche di due anni di pandemia e farci riassaporare il piacere di stare dentro ad un cinema e di riderci di gusto, sempre dentro a quel cinema. Licorice Pizza è una commedia d’amore e ricordi. L’improbabile storia d’amore tra un quindicenne e una venticinquenne nella San Fernando Valley del 1973 con un torrente in piena di citazioni nostalgiche. E una camionata di personaggi grotteschi, una rutilante Corte dei Miracoli al servizio dei due innamorati che non mancherà di far divampare ilarità e buon umore. Come una limonata d’aria fresca nei polmoni, o nel gargarozzo, scegliete voi. Ma la puntata numero 17 di Viaggio nella Luna non si esaurisce alla disamina del film di Paul Thomas Anderson. Si è parlato di Scappellotti, ovvero lo slap clamoroso di Will Smith a Chris Rock durante la cerimonia di assegnazione degli oscar 2022, senza implicazioni morali, ma piuttosto considerando l’aspetto sociologico e l’impatto mediatico che tutto ciò ha avuto, non solo sulla serata, ma sull’intero comparto cinematografico. Si è quindi parlato di Assassinio sul Nilo (2022), ultima fatica cinematografica di Kenneth Branagh nei panni del petulante quanto acuminato investigatore Hercule Poirot. E bisogna dire che il giudizio di Federico sul film non è stato affatto dei più lusinghieri, come accade spesso per i remake di film che hanno significato tanto nell’alveo della storia della Settima Arte. Un film faraonico (mai aggettivo fu più calzante di questo) che ha a fatica pareggiato i conti con il botteghino. Si è quindi parlato di un film da recuperare dall’oblio: il meraviglioso Breve Incontro (1945) di David Lean. Thomas ci conduce attraverso i meandri di questa fugace storia d’amore raccontata con disincanto e malinconia da un regista in stato di grazia. Conosciamo quindi l’aspetto più nascosto di un artista che ha firmato capolavori mastodontici quali Lawrence d’Arabia e Il Ponte sul Fiume Kwai. Infine si è disquisito del nuovo potere che sta sorgendo ad Est (no, non è Sauron): Apple TV e le sue Serie davvero belle come: Scissione, Slow Horses e Wecrashed. Questo e molto ancora potrete trovare nel podcast della puntata, non perdetevelo!
Apr 10, 2022
2 hr 1 min
La Maledetta Scena 11: due ore con Marco Gentili
Nonostante la (maledetta) primavera che ha sfrondato la truppa di Viaggiatori Lunari portandoli da sei elementi a due, il sospirato quarto incontro con Marco Gentili (ormai una stagione di VnL non si può dire compiuta se Marco non varca la soglia del nostro studio) ha avuto luogo tra profluvi di cannoli alla crema e aneddoti cinematografici. Marco, ma dobbiamo ancora specificarlo?, è un cineasta riminese autori di corti, clip musicali e lungometraggi. Regista e sceneggiatore, Marco è un poliedrico produttore di soggetti cinematografici che non passano mai inosservati. Dopo il successo di Neo Gaia infatti, di cui abbiamo ampiamente dibattuto nelle scorse stagioni di VnL, è arrivato al successo con il suo nuovo Corto che ha mietuto riconoscimenti in tutto il globo terracqueo. E noi di questo siamo davvero orgogliosi. C’è da dire che è sempre un piacere ospitare Marco e poter attingere alla sua umanità, prima ancora della sua competenza, e così le due ore della puntata sono scivolate via velocissime. Si è parlato naturalmente del suo ultimo fortunatissimo Corto Over the Skyline e del Trilione di premi vinti in giro per il mondo (Londra, Firenze, Roma, Tokyo, New York, solo per citarne alcuni), e dell’appuntamento di mercoledì 31 marzo presso la Cineteca di Rimini alle 21 per una visione. Poi si è parlato del suo ultimo progetto Draconis, La Storia del Drago di Rimini che vedrà la luce la prossima settimana direttamente in formato DVD, per finire al suo agognato (e meritato) lungometraggio (dal titolo top secret) che dopo aver trovato una produzione è entrato dritto in fase di pre-produzione e, se gli astri saranno favorevoli, vedrà la luce nelle sale cinematografiche il prossimo anno. Ma oltre ai suoi progetti Marco ha tenuto banco anche con discussioni approfondite sul mondo del cinema, solo per citare qualche argomento: la Pixar e il mondo dell’animazione, Lamb il nuovo inquietante film di Valdimar Johannsson con Noomi Rapace, Scissione la serie TV proposta da Apple e tantissimo altro che potrete scoprire direttamente con i vostri padiglioni auricolari ascoltando il podcast di seguito. Buon Ascolto!
Mar 28, 2022
2 hr 3 min
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