Un cappuccino con Paolo
Un cappuccino con Paolo
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Il caffè è più buono se è ristretto: forte sì, ma non lungo.Se vuoi prenderti il tempo per gustarti una brioche meglio il cappuccino.Sempre forte, ma pacato.Un cappuccino con Paolo: quando il tempo di un caffè non basta più.Sempre con Paolo PugniUn cappuccino con Paolo va in onda grazie a PodBiz il team che ti aiuta a tradurre le tu idee in podcast e la tua voce in libri. Trovi tutti i caffè e i cappuccini con Paolo sul canale telegram t.me/caffèconPaolo (senza l’articolo). Sempre su telegram puoi contattami t.me/paolopugni
208 Il rancore
Jul 16
9 min
206 La realtà che tossisce
Quando l’opinione si traveste da informazione, la realtà comincia a tossireAldo Grasso, in un articolo significativamente intitolato “Se l’opinione prende il posto dell’informazione”, pubblicato nella rubrica Padiglione Italia, mette il dito in una piaga che non riguarda soltanto la televisione, i talk show, i social o quella grande fiera permanente dell’indignazione che abbiamo imparato a frequentare con la stessa leggerezza con cui un tempo si andava al bar: riguarda il nostro modo di stare davanti alla realtà, di nominarla, di interpretarla e, qualche volta, di manipolarla senza nemmeno più accorgercene.Perché il punto, se vogliamo essere sinceri fino in fondo, non è soltanto che qualcuno manipola l’opinione pubblica. Questo, purtroppo, è vecchio quanto il serpente nel giardino. Il punto più inquietante è che oggi la manipolazione è diventata facile, rapidissima, quasi elegante nella sua disinvoltura, perché non ha più bisogno di grandi apparati, di ministeri della propaganda con i corridoi lucidi e le porte imbottite, di manifesti solenni e tamburi retorici. Basta una frase costruita bene, un aggettivo infilato nel punto giusto, un sospetto lasciato cadere come una briciola avvelenata, una domanda apparentemente innocente, una mezza informazione consegnata al pubblico con l’aria compunta di chi sta solo “ponendo un tema”.E noi, naturalmente, ci caschiamo.Non sempre perché siamo sciocchi, anche se qualche volta un piccolo contributo personale lo mettiamo con generosità; ci caschiamo perché il linguaggio lavora prima della ragione, entra dalla porta laterale, si siede in cucina, si versa un bicchiere d’acqua e quando finalmente ce ne accorgiamo ha già spostato i mobili di casa.La disonestà intellettuale, infatti, raramente entra vestita da menzogna frontale. Quella sarebbe troppo volgare, troppo riconoscibile, troppo facile da respingere. La disonestà intelligente, quella più pericolosa, entra vestita da sfumatura. Non dice necessariamente una cosa falsa, perché la falsità pura è impegnativa e, prima o poi, chiede il conto; preferisce inclinare la frase, scegliere un verbo, appiccicare un aggettivo, trasformare un fatto in una suggestione e una suggestione in un sospetto, fino a quando chi ascolta non sa più se sta ricevendo un’informazione o se gli stanno facendo indossare, con molta cortesia, un paio di occhiali già graduati da qualcun altro.Prendiamo gli aggettivi.Sembra poca cosa, vero?Un aggettivo è piccolo, garbato, spesso decorativo, apparentemente innocuo. Ma proprio per questo è micidiale. Un conto è dire che una decisione è stata presa. Un altro è dire che è stata presa “in modo opaco”. Un conto è dire che una persona ha partecipato a un incontro. Un altro è dire che vi ha partecipato “sospettosamente”. Un conto è dire che un’azienda ha cambiato strategia. Un altro è dire che ha fatto “l’ennesima giravolta”. Formalmente, magari, la struttura informativa resta in piedi. Sostanzialmente, però, il lettore è già stato accompagnato verso il giudizio come un cliente distratto verso lo scaffale più conveniente per chi vende, non necessariamente per chi compra.E qui bisognerebbe fermarsi un momento, magari senza telefoni in mano, che già sarebbe una forma minima ma rivoluzionaria di igiene mentale.Quando ascoltiamo una notizia, siamo ancora capaci di distinguere il fatto dalla cornice emotiva dentro cui ci viene servito? Siamo capaci di accorgerci che una parola non descrive soltanto, ma orienta? Siamo capaci di capire quando un titolo ci informa e quando invece ci mette una mano sulla nuca per spingerci verso una conclusione già preparata?Perché se non siamo capaci di farlo, siamo manipolabili.Non “un po’ influenzabili”, che suona meglio e fa meno male all’autostima.Manipolabili.E chi è manipolabile non è libero, anche quando urla moltissimo di...
May 27
8 min
199 Reunion
Feb 14
9 min
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