TRAPPIST
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the Submarine
Il mondo visto da lontano: conversazione sulle notizie piú importanti della settimana, dalla redazione di the Submarine.
095: Natale con i sopravvissuti
Dalle regole delle 6 M in Spagna alle norme sui fuochi di Capodanno in Germania, cerchiamo di capire come gli stati europei si stanno muovendo nella speranza di garantire un Natale sicuro.Come tutta Europa era arrivata di fronte alle necessità di fare nuovi lockdown, ora tutta Europa cerca di capire come riaprire in vista del Natale. A differenza delle riaperture di maggio, però, questa volta c’è molta più fretta: non si riapre perché si riusciti a limitare il contagio, ma perché c’è l’urgenza di garantire l’usuale boom dei consumi per i regali di Natale. Per questo, le misure arrivano con compromessi, promemoria, e preghiere di autoisolamento. In Spagna il governo lavora ad una campagna per ricordare le “6 M” da rispettare durante la tregua invernale — mascarilla, manos, metros, maximizar ventilacion, e minimizar numero de contactos, e “Me quedo en casa” (sì); in Francia ci si potrà spostare tra regioni, ma bisogna evitare “i viaggi inutili;” in Germania i governatori dei Lander pregano i cittadini di mettersi in autoisolamento in attesa del cenone — e chiedono ai datori di lavoro di offrire flessibilità ai propri dipendenti per lavorare da casa nei giorni precedenti alle ferie, una cosa che succederà di sicuro. In Italia sono ancora molti i punti interrogativi, ma mentre continua la lotta tra regioni e stato sulla possibilità di spostarsi oltre i confini regionali, l’Europa deve fare i conti con la necessità di improvvisare un’alleanza per la chiusura delle località sciistiche.Ma mentre ci si preoccupa di garantire lo scambio dei regali, l’Europa continua a non avere nessun vero piano per limitare il contagio e tracciare i contatti — al netto di ripetere enfaticamente che bisogna a tutti i costi “evitare la terza ondata,” prima ancora di aver superato la seconda. Gli stati europei, al contrario, sembrano concentrati per accelerare al massimo l’approvazione e la distribuzione del vaccino, un’operazione che però non è sostitutiva a quelle di test & tracciamento, anche perché per realizzare la vaccinazione di una parte consistente della popolazione ci vorrà molto tempo.Leggi le note dell’episodio al link in bio:
Nov 26, 2020
1 hr 3 min
094: La scuola tra Dad, lotta alla cultura maschilista e disuguaglianze
Il caso di una maestra d’asilo torinese, licenziata dal proprio istituto dopo essere stata vittima di revenge porn, ha contribuito a riportare la scuola al centro del dibattito nazionale. Ma com’è la scuola che i ragazzi e i professori sono costretti a vivere durante il lockdown?La scuola sarebbe dovuta essere una delle priorità del governo, insieme al lavoro — ma appena i contagi hanno cominciato a risalire, è stata rapidamente sacrificata in favore della produttività nazionale. Com’è la situazione oggi che la maggior parte degli alunni sono in didattica a distanza? Ne abbiamo parlato con Elena D’Alì di Chiamando Eva, e insieme a lei abbiamo cercato di capire com’è possibile che il problema della scuola italiana, per alcuni, sia il fatto che una maestra d’asilo sia libera di vivere la propria vita privata come vuole, senza essere oggetto di revenge porn.Di problemi, infatti, ce ne sono numerosi. La didattica a distanza, per dichiarazione della stessa ministra Azzolina, aumenta le disuguaglianze tra gli alunni. “In mezzo a tante incognite, una certezza c’è: la chiusura delle scuole non produce gli stessi effetti per tutti,” aveva scritto la ministra su Facebook a fine ottobre. Ora è discutibile e discusso che le scuole possano mai riaprire prima di giugno: il deputato del M5S Marco Bella ha detto che l’ipotesi di tenerle chiuse per tutto l’anno è fuori discussione — ma se qualcuno deve smentire una voce, vuol dire che questa voce per qualche motivo circola. O no?Ci sono, comunque, studenti e docenti che non si rassegnano alla dad. È il caso di Anita, una giovane studente torinese che ha deciso di organizzare un flashmob fuori dalla propria scuola, e seguire da lì alcune delle lezioni in segno di protesta. Il suo esempio è stato velocemente raccolto da altri studenti e studentesse in giro per l’Italia, come a Bologna, dove si è deciso di partecipare alle lezioni davanti alla scuola perché “un'aula non sarà mai più contagiosa di una chiesa.”Ma quanto ha influito la riapertura delle scuole sull’aumento del contagio? Il discorso è molto delicato: nonostante l’aumento dei casi si sia registrato tra settembre e ottobre, non esistono prove conclusive sul fatto che l’aumento dei casi sia stato causato dal rientro scolastico — anzi: evidenze da studi internazionali segnalerebbero il contrario. È però vero che, una volta deterioratasi la situazione, lasciare a casa ampie fette della popolazione — come quella scolastica, appunto — è un buon modo per diminuire in fretta la circolazione del virus.Ma in questi giorni per quanto riguarda la scuola si è parlato soprattutto della vicenda della maestra torinese vittima di revenge porn e successivamente licenziata dal proprio istituto. Nel 2018 la maestra era stata licenziata per colpa della diffusione di alcuni suoi video e foto di nudo, diffusione che è stata fatta a suo danno dall’ex fidanzato. La vicenda è avvenuta nel torinese due anni fa, ma è emersa soltanto ora per via del processo in cui sono state implicate insieme ad altri la direttrice scolastica — accusata di aver obbligato la vittima alle dimissioni e di averla diffamata — e una donna che, imbattutasi nelle foto in una chat di gruppo del mario, aveva riconosciuto e minacciato l’insegnante e fatto circolare ulteriormente il materiale. Per l’ex sono stati disposti i lavori socialmente utili e il risarcimento del danno — ma è chiaro chi ha pagato di più in questa storia, che fa scalpore anche perché al centro vi è quello che per eccellenza nelle categorie che vogliono la donna ferma a un modello degli anni ‘50 è stato il simbolo della donna illibata e premurosa: la maestra d’asilo — Lady Diana insegna. Sembra assurdo che una maestra d’asilo possa avere una vita sessuale — incredibile, vero?Leggi le note dell’episodio su: https://thesubmarine.it/2020/11/20/trappist-094/
Nov 20, 2020
53 min
093: La caduta
È passata un’altra settimana: le cause avanzate dai repubblicani si stanno fermando tutte, e il vantaggio di Biden si è solo consolidato. Ma Trump non ammette la sconfitta, e riempie il Pentagono di propri yes menÈ passata un’altra settimana e no, Donald Trump non ha ancora ammesso la sconfitta alle elezioni statunitensi. Ma mentre le cause avanzate dai repubblicani sembra che non stiano andando avanti, parallelamente Trump non sta solo minando la fiducia di tantissime persone nelle istituzioni democratiche statunitensi: ha avviato anche un assalto alle istituzioni come non si è mai visto da parte di un presidente uscente, tutto incentrato sulla scommessa di riuscire a far decidere le elezioni in tribunale.Il procuratore generale Barr, in un memorandum assurdo, ha dato il via libera ai procuratori federali per investigare su “specifiche accuse” di brogli elettorali prima che il risultato delle elezioni venga certificato. Si tratta di una rottura senza precedenti con le norme — il dipartimento di Giustizia si è sempre tenuto alla larga dalle materie elettorali. Già un mese fa, a inizio ottobre, Barr aveva dato il permesso ai procuratori di annunciare indagini su possibili frodi elettorali anche prima delle elezioni, ma questa seconda operazione è di gravità molto maggiore, tanto che il funzionario al dipartimento di Giustizia che si occupa di brogli elettorali, Richard Pilger, ha annunciato le proprie dimissioni nel giro di poche ore. La strategia di Trump e del Partito repubblicano sembra però non essere stata pianificata molto accuratamente: in tutti gli stati più delicati le cause non stanno portando da nessuna parte, e anche se riuscissero a procedere il vantaggio di Biden sembra ormai così ampio rispetto alle prime previsioni che anche conquistare uno stato a furia di operazioni giudiziarie non basterebbe per garantire la vittoria al presidente uscente.Dunque, perché non accarezzare l’idea di un colpo di stato vero e proprio? Tre giorni fa il presidente ha annunciato il licenziamento del segretario alla Difesa Mark Esper, che a dire il vero era stato dato per morto già mesi fa. Inizialmente il capo del Pentagono aveva tenuto il passo con Trump, facendo ben poco per fermare il blocco agli aiuti militari in Ucraina, il fronte per cui Trump ha rischiato l’impeachment. Esper era così docile con l’amministrazione da meritarsi il soprannome di “Yesper.” Un soprannome umiliante, che perfino il presidente ha usato con la stampa. Solo la scorsa estate il Pentagono e la Casa bianca hanno iniziato a distanziarsi: in particolare, il momento della rottura è stata questa conferenza stampa del 3 giugno, durante la quale Esper ha detto che non avrebbe supportato l’attivazione dell’Insurrection Act per inviare l’esercito nelle città statunitensi e reprimere le proteste di Black Lives Matter. Da allora, moltissimi commentatori davano per scontato il suo licenziamento — il fatto che sia successo questa settimana, però, rende particolarmente preoccupante l’azione del presidente. Negli ultimi mesi Esper aveva tenuto un profilo più basso, con l’eccezione dell’annuncio della messa al bando della bandiera degli Stati confederati dalle basi militari, e aveva già preparato una lettera di dimissioni in caso arrivasse un giorno di pioggia. La dinamica del suo licenziamento resta avvolta nel mistero: il licenziamento di Esper avrebbe dovuto far passare automaticamente la carica, pro tempore, al suo vice Norquist, e invece Trump ha nominato un sostituto ad interim, il direttore del Centro nazionale antiterrorismo Christopher Miller. Contattato dalla stampa, il Pentagono non ha saputo spiegare perché la carica non sia passata a Norquist, che rimarrà vicesegretario. Miller ha un curriculum molto breve per l’incarico che gli è stato assegnato, ma in compenso, quando era stato interrogato dal Senato per la propria precedente nomina aveva rifiutato di promettere che non avrebbe usato strumenti...
Nov 13, 2020
57 min
092: Ma quindi è finita?
Joe Biden ha vinto le elezioni. Ma basterà? I repubblicani hanno avviato numerose cause per sopprimere centinaia di migliaia di voti, e il comitato elettorale di Trump minaccia che le elezioni “non sono ancora finite”Ok, Trump è indietro in tutti gli stati chiave, e ormai manca davvero poco alla fine dello spoglio dei voti di tutto il paese. Ma era uno scenario tutto sommato previsto — ecco perché il bancarottiere di New York sta da tempo preparando il terreno per cercare di rubare le elezioni. Ieri Trump ha iniziato la giornata twittando di FERMARE IL CONTO — e ha passato la giornata ad accusare i democratici di stare “rubando” le elezioni, ovviamente senza produrre nessuna prova tangibile. Parlando per la prima volta dopo il suo intervento al termine dell’Election Day, quando aveva falsamente annunciato la vittoria, Trump ha dichiarato che “se si contano solo i voti legali” ha vinto, e che “è strano come questi voti per posta siano così di parte” — come se non fosse stato lui stesso a istruire il proprio elettorato a non usare il voto postale. Per capire il livello di menzogne a cui Trump sta arrivando: durante il discorso ha detto che in Georgia “le procedure di voto sono controllate dai democratici,” quando il Segretario di stato non solo è repubblicano, ma è Brad Raffensperger — che due anni fa meritò un diretto endorsement di Trump. Secondo Trump, i democratici “non vogliono che i repubblicani abbiano osservatori a Detroit” per monitorare il voto. A Detroit, per la precisione, i repubblicani hanno 134 osservatori.Ormai è praticamente certo che Biden arriverà sopra i 270 grandi elettori, e in un mondo in cui gli Stati Uniti sono una democrazia funzionante, sarebbe finita lì. Sono però già in atto una serie di strategie per provare a ribaltare la situazione a colpi di carte bollate, possibilmente corredati da minacce di intervento di milizie armate. Il voto in Wisconsin, ad esempio, verrà quasi sicuramente ricontato: se la forbice di diff tra i due candidati è sotto l'1 si può fare praticamente in automatico e di sicuro Trump lo chiederà. Sono già in moto iniziative o tentativi di invalidare i voti in Pennsylvania, Michigan, Arizona — tutti gli stati chiave, insomma.Con il vantaggio per Biden che sembra sempre più solido, è anche sempre meno probabile che questi tentativi di colpo di stato invalidare il funzionamento della macchina elettorale riescano. Sono però un indizio della lunga eredità lasciata da quattro anni di presidenza Trump, che hanno scosso in profondità le fondamenta già precarie del sistema democratico statunitense, e che dureranno molto più a lungo anche di una presidenza Biden — a cominciare dalla Corte Suprema più conservatrice dell’ultimo secolo. Nel frattempo, sono già iniziati i regolamenti di conti all’interno del partito democratico, con l’ala di destra che sta cercando fin da subito dopo il voto di scaricare la responsabilità della performance poco brillante del partito su quella di sinistra, nonostante i numeri smentiscano questa interpretazione.Leggi le note dell’episodio su: https://thesubmarine.it/2020/11/06/trappist-092/
Nov 6, 2020
49 min
091: I nuovi lockdown in Europa sono un fallimento, ma non c’è altra soluzione
Il tracciamento dei contatti non ha funzionato, i sistemi sanitari non reggono: Macron chiude la Francia, la Germania stringe le maglie delle norme anti–contagio. In Italia, invece, il governo sembra paralizzato.In questa puntata di TRAPPIST torniamo a parlare della situazione sanitaria e politica europea: mentre in Italia si rincorrevano testimonianze delle difficoltà che sta attraversando il sistema sanitario nazionale, Francia e Germania hanno annunciato nuove misure di per limitare il contagio. Macron ha annunciato che la Francia andrà in lockdown per un mese a partire da domani, mentre invece la Germania va in contro a misure anti–contagio più simili a quelle italiane, seppur più rigide. I media lo hanno definito un “lockdown leggero.”Emmanuel Macron ha ammesso che la Francia ha bisogno di misure anti–contagio più efficaci, nonostante quelle già vigenti si siano rivelate molto impopolari, dato che la seconda ondata si sta configurando ancora più mortale della prima. Macron ha quindi annunciato che la Francia tornerà in lockdown per un mese, a partire da venerdì 30 ottobre. Le misure saranno simili a quelle viste in primavera: chiusura generalizzata delle attività “non essenziali” — restano aperte filiere agricole, fabbriche, logistica; divieto di organizzare incontri fuori dal proprio gruppo familiare; divieto di spostarsi fuori dalla propria regione. A differenza del primo lockdown, le scuole resteranno aperte — tranne le Università — e sarà ancora possibile visitare parenti in residenze assistenziali. Il lavoro da casa è fortemente consigliato, ma non obbligatorio.Le misure approvate in Germania sono invece più vicine a quelle già adottate da Italia e Spagna, piuttosto che a un vero e proprio lockdown. Saranno chiusi completamente, però, bar e ristoranti, oltre a teatri, cinema, e palestre. La decisione arriva proporzionalmente prima in Germania che in altri stati, rispetto all’andamento del contagio — ieri sono stati confermati 16.774 casi, su una popolazione di più di 80 milioni di persone — ma non senza difficoltà: fino all’ultimo i leader dei 16 Länder tedeschi si erano opposti a qualsiasi tipo di chiusura a livello federale. L’accordo è arrivato solo in seguito a rassicurazioni riguardo alle misure di sostegno economico per le aziende colpite dalle misure: gli imprenditori potranno ricevere a fondo perduto esborsi pari al 75% del proprio fatturato del novembre 2019. Per i lavoratori del settore culturale, però, si tratta di una crisi senza precedenti: tutti i lavoratori autonomi, moltissimi nella filiera, non hanno visto annunciata nessuna misura di sollievo, e potranno fare affidamento unicamente sui meccanismi generali per la disoccupazione. La situazione in Italia, nel frattempo, si fa sempre più allarmante. Non solo per i dati sempre più preoccupanti su nuovi positivi, deceduti e ricoverati in terapia intensiva: il dato forse più preoccupante è il continuo squillare di campanelli sulle condizioni del sistema sanitario nazionale. Finora la gestione della crisi è stata più “permissiva” proprio perché il governo sembrava in qualche modo illuso che il sistema sanitario potesse reggere alla situazione drammatica. Un primo allarme ieri è arrivato dagli Ospedali San Paolo e San Carlo di Milano, dove la dirigenza, in mail interne pubblicate da Matteo Pucciarelli, di Repubblica, su Twitter parlavano di una “situazione esplosiva,” con il “personale allo stremo.”A questo punto è giusto chiedersi: ma qualcuno pagherà per tutto questo? Se l’arrivo della prima ondata aveva come parziale attenuante un grande effetto sorpresa, per questa non ci sono scuse — l’Europa intera si è fatta trovare completamente impreparata al nuovo dilagare della pandemia. Nonostante ciò, in Italia, per ora il consenso sulla gestione dei fatti da parte del governo sembra essere ancora solida, e lo stato della politica nazionale sembra essere troppo catatonico per impostare un...
Oct 29, 2020
59 min
090: Ci sono alternative a un secondo lockdown?
La politica nazionale e locale sta facendo di tutto per evitare di ammettere che potrebbe essere necessario un secondo lockdown — mentre la risposta sanitaria e sociale del paese è sempre piú precaria.TRAPPIST torna per una novantesima puntata, registrata — in remoto, e live su Instagram — proprio nelle ore in cui in Lombardia scattava il coprifuoco. La giunta regionale lombarda, infatti, non sembra aver fatto tesoro dell’esperienza di marzo e aprile e per combattere la diffusione del contagio si sta limitando a trovate “simboliche” — per stessa ammissione di Fontana — come la limitazione degli spostamenti notturni.La situazione amministrativa lombarda è oltre il surreale: ancora pochi giorni fa l’assessore mai dimesso alla Sanità Gallera sosteneva che nella sua regione “non ci fossero problemi” — tuttavia, in un’intervista a Repubblica ammetteva che il tracciamento del capoluogo fosse sostanzialmente insostenibile: “La situazione di Milano è difficile, ma ci sono più di mille contagi al giorno nell’area metropolitana. Se consideriamo che ognuno ha almeno una decina di contatti stretti, l’Ats ogni giorno dovrebbe fare dalle 7 alle 10 mila chiamate di tracciamento. Il personale è stato potenziato, si è passati da 40 a quasi 200 operatori, ma i numeri sono enormi.” Insomma, se in Lombardia ci sono problemi o meno dipende dai vostri standard. Gallera si accontenta.Parlando di numeri, ce ne sono alcuni un po’ strani: come quelli della Lombardia, dove i nuovi casi registrati sono stati 4.125 — esattamente gli stessi di mercoledì. Come nella prima ondata, i primi ad essere colpiti sono stati i medici di base — e non per loro colpa, ma per malfunzionamenti nel sistema di tracciamento: secondo diverse fonti, i medici di base lombardi non hanno nemmeno accesso ai dati più basilari, come quali dei loro pazienti sono risultati positivi al tampone — una mancanza gravissima, che lascia “un enorme senso di impotenza.” Non va meglio nemmeno per quanto riguarda i vaccini antinfluenzali, su cui le autorità regionali sembrano fare un vero e proprio gaslighting: il direttore sanitario Trivelli ha detto che “in questo momento abbiamo distribuito in farmacia per i medici di base attorno alle 160 mila dosi: con gli over 65 si partirà la settimana prossima” — ma sembra che la maggioranza dei medici non abbia in realtà nemmeno idea di quando le riceverà.Palazzo Lombardia sembra comunque essere in piena sintonia con il governo: evitare un nuovo lockdown “a tutti i costi” per non compromettere la fragile ripresa economica, e nel frattempo approvare blande restrizioni per dare almeno l’impressione di fare qualcosa. Così si ripete il copione di marzo: la volontà di non scontentare questo o quel settore produttivo spinge a cercare capri espiatori nelle occasioni sociali e ricreative — la terribile movida — di cui si è parlato tantissimo anche lo scorso maggio. Da una settimana a questa parte sembra quindi che la riduzione dei contagi dipenda unicamente dall’orario di chiusura dei ristoranti, dal numero esatto di persone che possono sedersi allo stesso tavolo o dalla possibilità di comprare alcolici al supermercato dopo le 18.Un argomento che è invece completamente uscito dal dibattito pubblico e dall’azione politica è la sicurezza dei lavoratori. Gli ultimi dati pubblicati dall’Inail testimoniano che i casi tra operatori sanitari stiano tornando ad essere in numeri rilevanti, e si evidenziano problematicità anche nel settore dei servizi delle aziende, del manifatturiero, e dell’alberghiero. Su questo, governo, regioni, ed autorità locali sono ugualmente mute, nel disperato tentativo di trovare una soluzione alternativa al lockdown, ma ignorando che un contagio fuori controllo sarebbe una minaccia alla pandemia molto più snervante di tutte le altre alternative.Leggi le note dell’episodio: <a href="https://thesubmarine.it/2020/10/23/trappist-090/"...
Oct 23, 2020
57 min
089: Perché tutta Europa è arrivata impreparata alla seconda ondata?
I paesi europei sono arrivati a questo autunno largamente impreparati a una crisi che sapevano sarebbe stata da affrontare. Nel resto del mondo ci sono molti esempi di gestione razionale ed efficace della pandemia — ma non siamo stati capaci di riprodurli.La settimana scorsa, durante una conferenza stampa, il direttore generale dell’OMS Tedros ha ripetuto che il numero di nuovi casi a livello globale non è mai stato così alto, e ha attaccato direttamente chi solleva l’“immunità di gregge” come una strategia valida per contrastare il Covid–19. Tedros l’ha definita “scientificamente ed eticamente problematica,” e ha sottolineato come “l’immunità di gregge non sia mai stata usata come strategia per combattere un’epidemia in tutta la storia della sanità pubblica.” Parlando con la stampa, il direttore generale è anche tornato a parlare di chi ha contratto il Covid–19 per una seconda volta, e ha sottolineato la centralità del problema degli effetti a lungo termine, di cui abbiamo scritto anche noi pochi giorni fa. La retorica di “tenere duro” un ultimo inverno potrebbe essere una visione altrettanto poco lungimirante: Soumya Swaminathan, la Scienziata capo dell’organizzazione, ha ammesso che difficilmente i giovani e le persone in salute saranno vaccinate prima del 2022. Secondo Swaminathan il vaccino rischia di essere disponibile inizialmente solo in quantità limitate, e per questo sarà necessario essere molto rigidi nel dare la precedenza prima ai lavoratori più esposti, e poi alle persone anziane.Insomma, nel caso non fosse ancora abbondantemente chiaro, dopo sette mesi, la gestione solo emergenziale della pandemia non va da nessuna parte. Bisogna lavorare a meccanismi che ci permettano di gestire la crisi sul lungo periodo, in modo più costruttivo e con un respiro politico più ampio ed efficace.Come procede il testing di massa a Qingdao, nel frattempo? Spedito: l’ultimo aggiornamento è di ieri, ed erano stati effettuati 7 dei 9 milioni di test necessari per coprire tutta la popolazione. Finora non sono stati individuate altre infezioni — anche se la Cina mantiene un conteggio separato per i casi asintomatici, per cui potremmo saperne di più nei prossimi giorni. Sono stati individuati, invece, due responsabili: Sui Zhenhua, uno degli ufficiali alla commissione alla Sanità della città, e Deng Kai, il direttore dell’ospedale convertito in Covid hospital per viaggiatori da cui si è diffuso il contagio, sono stati licenziati.La Cina è stato il primo paese colpito dalla pandemia, ma negli ultimi mesi ha dimostrato come nessun altro luogo di saper controllare il contagio, grazie a misure spesso drastiche ma efficaci come questa. Non si tratta infatti del primo test di massa — lo scorso maggio furono testati anche tutti gli abitanti di Wuhan, e nei mesi scorsi molte altre metropoli cinesi sono passate attraverso campagne intense di testing, tra cui anche Pechino. Dall’inizio della pandemia, nella capitale cinese si sono contati solo 9 morti ufficiali. Per quanto sia legittimo dubitare dei numeri ufficiali cinesi — come, del resto, quelli di tutti i paesi del mondo, Italia compresa — è indubbio che in estremo oriente la pandemia sia stata gestita molto meglio rispetto all’Europa Occidentale.Il paragone più impietoso per l’Occidente è indubbiamente quello con la Corea del Sud, in cui dall’inizio della crisi il picco giornaliero è stato di 909 casi, e che a fine agosto è riuscita a strozzare una seconda ondata — ora i casi sono da un mese sempre attorno ai 100 tutti i giorni. Il paese — indubbiamente anche perché aveva già attraversato la MERS — è un modello mondiale nella lotta al contagio, forse quello che ha avuto più successo di tutti nel contrastare il virus.Non si può non osservare i casi in tutta l’Asia e non arrivare alla conclusione netta che tutti i governi abbiano investito più risorse, più soldi, nella difesa della vita delle persone. Non è un caso che...
Oct 16, 2020
1 hr 10 min
088: Lockdown revival?
Negli ultimi giorni i casi di coronavirus sono aumentati notevolmente, costringendo la politica e gli esperti ad affrontare domande difficilissime: è stato fatto abbastanza per arrivare preparati a questo momento? Era possibile evitare un’altra esplosione del contagio?I nuovi casi in Italia continuano ad aumentare a un ritmo più rapido e preoccupante rispetto a quello delle scorse settimane. Ieri sono stati 4458, quasi 800 in più rispetto alla giornata precedente. Nel corso della giornata si sono inseguite molte dichiarazioni, contributi e interviste, tutte nella stessa falsariga: i numeri europei – di Spagna, Regno Unito e Francia, che finora ci sembravano incoraggianti per la situazione italiana, ora sembrano al contrario — un monito di quello che rischia di succedere anche qui.I tamponi, ad esempio, non sembrano tenere il passo con l’aumento del contagio, e rimangono ancora lontani dagli obiettivi dichiarati dal governo a inizio settembre. Il giudizio del virologo Andrea Crisanti, che aveva sottoposto al governo un piano per arrivare a 3-400 mila tamponi al giorno, è molto duro al riguardo: “Abbiamo perso 4 mesi preziosi.” Sono allo studio possibile misure di estensione dei cosiddetti “test rapidi,” la cui efficacia però non è ancora del tutto provata.La situazione sembra particolarmente degna di osservazione in Campania. Nella regione si sono contati 757 nuovi casi: in serata, De Luca è andato a Roma, dove ha parlato con Speranza e il commissario Arcuri. A quest’ultimo, il governatore ha chiesto di reclutare operatori sanitari volontari tramite la Protezione civile, visto che uno dei problemi più pressanti nella sanità campana oggi — oltre ai pochi tamponi e ai pochi posti letto — è la mancanza di personale. Visto che un ulteriore aumento dei contagi sembra quasi inevitabile, è ora di domandarsi se le strutture ospedaliere siano preparate, non solo in Campania. La risposta è: solo in parte. Soprattutto gli ospedali del Nord hanno ormai una buona esperienza nel trattare la malattia, ma in tutta la penisola permangono problemi logistici drammatici: ad esempio sull’aumento del numero di posti letto in terapia intensiva disponibili, per cui proprio in questi giorni si sta concludendo la gara — ciò vuol dire che non sono ancora pronti, e non lo saranno se non nelle prossime settimane. Un altro problema, risolvibile forse più in fretta, è quello della mancanza di personale, su cui però non ci sono ancora linee d’azione precise.Proprio come nella fase 1, il governo sembra insomma deciso a gestire la crisi scaricando buona parte della responsabilità sui comportamenti dei cittadini. In Italia, fortunatamente, non sembrano esserci grossi problemi nel convincere la maggior parte della popolazione a indossare la mascherina — e dato che il governo non sembra molto più pronto ad affrontare un eventuale nuovo radicale aumento dei contagi, o a prevenirlo, le misure di igiene individuale potrebbero davvero essere fondamentali nello scongiurare un nuovo lockdown. Intanto sempre più persone si stanno decidendo a scaricare l’app Immuni, su cui il governo ha scommesso molto, ma che si è finora rivelata un clamoroso flop.Leggi le note dell’episodio su: https://thesubmarine.it/2020/10/09/trappist-088/
Oct 9, 2020
54 min
087: Il virus alla Casa Bianca è Donald Trump
Anche prima di contrarre il coronavirus Trump passava la propria campagna elettorale a diffondere informazioni pericolose sul virus e a soffiare sul fuoco dell’odio razzista. Un nuovo studio della Cornell University ha rilevato che, tra le altre cose, Trump è stato il più grande “generatore” di notizie false sul coronavirus del mondo.Questa puntata è stata registrata nel pomeriggio di giovedì 1 ottobreA un mese dal voto, Trump è risultato positivo al test per il coronavirus. La notizia arriva in mezzo ad un calendario fittissimo di appuntamenti, eventi, e manifestazioni, che dovranno essere cancellate mentre il presidente resta in quarantena con la moglie. Nei giorni scorsi — non si sa esattamente da quando fosse positivo, è bene tenere presente — Trump ha rigato tantissimo, facendo sempre il solito Trump, soprattutto nel primo dibattito faccia a faccia con il suo rivale, Joe Biden, nella corsa verso le elezioni di novembre — un dibattito è stato definito uno “shit show” dalla corrispondente della CNN Dana Bash. Trump non lasciava parlare Biden per più di mezzo minuto consecutivo, provando a metterlo all’angolo e farlo balbettare. Biden non è caduto nella trappola, in compenso si è confermato essere un politico noiosissimo. Risultato: tra l’imbranataggine di Biden e la tracotanza di Trump, in pratica non si è detto nulla. Si è parlato ovviamente anche di coronavirus, e Trump è tornato a ripetere le proprie frequenti falsità: i bambini sarebbero, a suo parere, “immuni.” Per colpa anche di Biden, non si è detto quasi niente di vero e sostanziale a riguardo — mentre il Presidente avrebbe potuto essere attaccato duramente.Più inquetante invece la piega che ha preso la conversazione quando si è affrontato il suprematismo bianco. Quando Biden — con una mossa non molto intelligente — gli ha chiesto di condannare i “Proud Boys,” un gruppo di estremisti violenti, Trump ha detto di “fare un passo indietro e prepararsi.” Non esattamente una condanna — alcuni membri dell’organizzazione festeggiavano, e poco dopo è iniziata a circolare una versione del loro stemma, circondato dalla citazione del presidente.Dibattito a parte, Trump continua anche a millantare brogli e irregolarità attraverso il voto postale, in modo da costruire una narrativa che renda possibile contestare il risultato elettorale nel caso dovesse perdere le elezioni. Trump è tornato a seminare dubbi sulla legittimità del voto — come i presunti brogli in corso a Philadelphia, di cui ovviamente non ci sono prove, dove ha incoraggiato la propria base elettorale a compiere pratiche di intimidazione sugli elettori. Il caso citato di Philadelphia è particolarmente problematico, perché coinvolge non solo strumenti per contestare il voto, ma per attivamente intimidire i sostenitori del partito democratico per andare a votare. Se vi sembra una analisi troppo allarmista ricordatevi che è come avete reagito ad ogni notizia su Trump in questi quattro anni, e poi ha fatto tutte le cose che si temeva facesse. Ieri il New York Times ha pubblicato un retroscena agghiacciante che racconta di come il partito repubblicano stia “costruendo un esercito di sostenitori di Trump” da inviare come “monitor” delle elezioni. Ma quanto è dannoso Trump per il mondo? Proprio ieri è uscito uno studio della Cornell University che misura la cattiva informazione durante la pandemia, e, dopo aver esaminato 38 milioni di articoli, i ricercatori dell’università hanno premiato come peggior divulgatore del mondo proprio il presidente degli Stati Uniti: Trump sembra essere in grado di spargere disinformazione semplicemente respirando, inquinando internet continuando a dire le sue stupidaggini — come quella, assurda, secondo cui i raggi ultravioletti o i disinfettanti curerebbero dal virus. Gli auguriamo che su di lui funzionino.Leggi le note dell’episodio su: <a...
Oct 2, 2020
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086: La sanità territoriale lombarda è pronta alla seconda ondata?
Sei mesi dopo lo scoppio della pandemia in Italia, nel resto dell’Europa il numero di casi aumenta sempre più rapidamente. Ma che cosa abbiamo imparato dalla catastrofe della scorsa primavera? La sanità italiana — e lombarda, quella più colpita sei mesi fa — sono pronte alla seconda ondata?A distanza di più di sei mesi dallo scoppio della pandemia di Covid-19 in Italia e in Lombardia — e mentre all’estero già infuria quella che molti definiscono una seconda ondata — si possono iniziare a tirare le somme di quello che è successo. La regione guidata dalla giunta Fontana, ad esempio, è riuscita dopo cinque mesi di trattative e colpi di scena a nominare una commissione regionale a riguardo che non fosse farlocca o comandata da personaggi un po’ troppo vicini alla giunta stessa, come la consigliera di Italia Viva Patrizia Baffi.In un articolo pubblicato ieri su il Manifesto, un medico di Nembro — uno dei comuni della bergamasca più colpiti — ha illustrato come sia riuscito a curare in modo efficace tutti i suoi pazienti, tra i quali non si è contata nemmeno una vittima, indicando il depotenziamento del sistema di medici di base lombardo come una delle principali cause della gravità della pandemia della regione. Un’accusa formulata anche da Vittorio Agnoletto, di Medicina democratica.Dopo cinque mesi di attesa e di chiusura, inoltre, l’Ats competente ha anche divulgato le statistiche dei morti nelle Rsa della provincia di Bergamo, che hanno fatto registrare un drammatico +700% durante le settimane di marzo più gravi della pandemia. Una statistica che conferma l’effetto devastante della decisione, presa dalla giunta Fontana, di inviare malati di Covid non gravi nelle Rsa della provincia per liberare posti in ospedale, con l’ordinanza XI/2906, dello scorso 8 marzo.Non solo l’Ats di Bergamo, ma anche i ministeri della salute di Francia e Spagna sono in genere restii a divulgare i propri dati. Oltralpe, la situazione è sempre più drammatica: sia a Madrid che a Parigi si sta cominciando a ragionare seriamente se sia il caso di imporre misure drastiche per contenere la diffusione della pandemia — in Francia i nuovi casi quotidiani hanno superato i 16 mila.Ma non tutto il male viene per nuocere: l’Accademia svedese ha annunciato che quest’anno non si terrà il consueto banchetto luculliano in occasione dell’assegnazione dei premi Nobel: un piccolo contrappasso per aver premiato lo scorso anno lo scrittore austriaco Peter Handke, negazionista del genocidio bosniaco e grande ammiratore del leader ultranazionalista serbo Slobodan Milosevic.Leggi le note dell’episodio complete su: https://thesubmarine.it/2020/09/25/trappist-086/
Sep 25, 2020
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