
Nel quattordicesimo (e ultimo della stagione) episodio di Slow News si analizza il tema – tornato di grandissima attualità – delle plusvalenze del calcio, dall’anno scorso al centro della cronaca sportiva e non grazie all’Operazione Prisma, che coinvolge alcune società tra cui la Juventus. Gli inquirenti, ipotizzano il reato di cui all’articolo 2622 del Codice Civile, cioè quello di false comunicazioni sociali delle società quotate. Andando oltre al procedimento penale numero 12955/2021, l’eventuale processo servirà solo a stabilire se gli eventuali imputati hanno o meno commesso un fatto che la legge configura come reato. Chiaramente nelle valutazioni bisogna cercare di andare oltre al tifo, che spesso in questo caso ha “filtrato” le azioni dei magistrati e degli organi di giustizia sportiva. Uno dei punti centrali è proprio l’utilizzo delle plusvalenze, perché mentre esse devono essere iscritte per intero nel bilancio dell’esercio in cui maturano, gli ammortamenti gravano sui passivi per più anni. Inizia così un meccanismo micidiale, con cui si cerca di tappare buchi con toppe che lasciano squarci ancora più grandi a livello di costi, e così via. Risulta chiaro – alla fine – come le plusvalenze abbiano ingolfato la macchina gestionale del calcio italiano.
May 30, 2022
14 min

Nel tredicesimo episodio di Slow News il punto di partenza è l’ingresso del calcio femminile nel professionismo sportivo, accolto da una unanime e chiaramente condivisibile approvazione. Ovviamente, il fatto che un certo numero di lavoratrici possa avere più diritti e tutele va salutato con grande soddisfazione, soprattutto se pensiamo che l’Italia è ultima nell’Unione Europea per parità sul lavoro tra uomini e donne. Se si vuole ragionare sul concetto di professionismo sportivo in Italia, bisogna ripartire dalla normativa vigente, ed è il proposito di Slow News. 41 anni fa la legge ha affidato alle singole federazioni l’autonomina di definire il discrimine tra professionismo e dilettantismo. Quindi, il discutibile risultato è che atleti come Tamberi e Paltrinieri, Egonu e Zandalasini non sono professionisti. E quando una legge non corrisponde alla realtà, bisogna aggiornarla. Dal 2023 dovrebbe (in teoria) entrare in vigore un decreto che porterà all’esistenza di una sola figura, quella del lavoratore sportivo, dilettante o professionista che sia. La verità è che ora bisogna procedere a un vero riassetto del sistema e a una sua gestione responsabile e manageriale, senza voli pindarici e compromessi.
May 23, 2022
14 min

Nel dodicesimo episodio di Slow News si analizza il tema – di straordinaria attualità - della partecipazione di atleti e atlete transgender nelle competizioni sportive, oggi oggetto di un grande dibattito tra informazione, politica e istituzioni. Il punto di partenza è la vittoria di Lia Thomas, atleta transgender, alla finale femminile NCAA sulle 500 yard stile libero. Politici, atleti e istituzioni si schierano in maniera sempre più netta su questo argomento ogni giorno che passa, e il contributo che può dare il giornalismo è aiutare a guardare la questione da tutti i punti di vista, sempre ricordandoci che parliamo di persone. Includere o escludere è un’attività tanto arbitraria quanto costitutiva in campo sportivo. Anche perché troppo spesso lo sport ritiene che i suoi valori siano sempre e comunque coniugabili, e a che a essi si oppongano solo disvalori. Invece non è così, proprio come in questo caso, in cui sono coinvolti due valori non negoziabili che si escludono. Da una parte il diritto del transgender di gareggiare nella categoria sentita come propria, dall’altra il diritto degli avversari di godere di una sostanziale parità competitiva. Scegliere è praticamente impossibile. E se smettessimo di considerare lo sport come un unicum riconducibile solo alle competizioni di alto livello?
May 16, 2022
14 min

Nell’undicesimo episodio di Slow News Flavio Tranquillo analizza il rapporto tra sport e statistica, che soprattutto negli ultimi anni sono territori sempre più confinanti. C’è un’enorme differenza tra un dato nudo e crudo e la sua interpretazione. La provocazione di partenza è la famosa frase – attribuita a Twain, che però in realtà riprenderebbe le parole di Disraeli – per cui esistono tre tipi di bugie: “le bugie, le dannate bugie e le statistiche”. Questa frase è considerata la dimostrazione che le statistiche mentono. In realtà, queste parole, totalmente stravolte a causa del loro essere contestualizzate, vogliono dire l’esatto opposto. Un inno a essere più rigorosi e a non semplificare. Ad esempio: per giudicare quale sia la miglior difesa basta vedere chi subisce meno gol o meno punti? Basta leggere il dato dei pochi passaggi per partita che Mitchell fa a Gobert per dedurre che i due non si sopportano? I dati non sono la risposta a tutte le domande, ma se sappiamo usarli possono aprirci la mente. Perché nello sport – e fuori – arretrare davanti alle difficoltà significa avere già perso.
May 10, 2022
12 min

Nel decimo episodio di Slow News il focus è sui complessi rapporti tra sport e mafia. Tra scommesse, frodi fiscali e riciclaggio, sono tantissimi i metodi che la mafia utilizza per attaccare il settore sportivo. L’intento è quello di fotografare con la massima precisione possibile i motivi per cui due settori che partono da valori assolutamente antitetici possano finire a volte per convergere. Il punto di partenza è una notizia del 23 febbraio che riguarda un sequestro operato dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro nei confronti di tre fratelli, imprenditori nel settore della grande distribuzione alimentare. Tra gli oggetti del sequestro, anche partecipazioni in 34 società, tra le quali la Vigor Lamezia di Calcio e la Pallavolo Lamezia. Lo sport italiano ha un valore di quasi 100 miliardi, ed è quindi fisiologico che una così grande ricchezza attiri la mafia, soprattutto se di mezzo c’è anche una quota importante di consenso sociale. Le mafie non sono invincibili, vanno studiate ed esaminate con impegno, anche perché non sono un virus che contagia un organismo sano: sono integrate, non infiltrate. Nello sport, le mafie cercano anche canali di riciclaggio, e lo sport stesso può purtroppo essere veicolo, più o meno consapevole, di questa attività.
May 2, 2022
11 min

Nell’ottavo episodio di Slow News si parla della vicenda di Riccardo Moraschini, l’ormai ex cestista dell’Olimpia risultato positivo al Clostebol in un controllo antidoping nello scorso ottobre. Si ripercorre dall’inizio questa incredibile storia, una concatenazione di eventi in cui il fattore tempo ha avuto un ruolo assolutamente determinante.
Apr 11, 2022
12 min

Nel settimo episodio di Slow News si parla di doping e antidoping in generale, cercando di andare sempre più in profondità, tra pregiudizi, responsabilità e socialità. Per costruire una cultura anti-doping non serve vietare senza spiegare, ma è necessario andare oltre al moralismo prescrittivo, cercando di “costruire” scelte consapevoli e informate.
Apr 11, 2022
11 min

Nel sesto episodio di Slow News si parla del tema del salary cap. Sappiamo che tra qualche giorno anche la Uefa introdurrà una sorta di salary cap per i club europei. Tema molto caro – anche recentemente – a Ceferin, che una ventina di giorni fa in un’intervista al Corriere della Sera aveva affermato che la legge comunitaria vieta di utilizzare il salary cap in Europa. Come aveva colto il parlamentare greco Schinas in un’interrogazione alla Commissione Europea nel 2008, il salary cap in realtà innanzitutto vuole stimolare il competitive balance – l’equilibrio competitivo -, e solo dopo si occupa di costi. In una major league, infatti, non ci sono squadre ricche e povere, ma soci paritari che partecipano allo stesso modo a utili e perdite, perché allo stesso modo concorrono al prodotto. Nel calcio europeo ovviamente la situazione è diversa da ciò che succede nel resto del mondo, come ad esempio in Nba, dove il salary cap è stato adottato nel 1984 come risposta a un momento difficile in termine di business e immagine. Quella che proporrà la Uefa è la strada giusta? Le nuove norme “equilibreranno” la competizione oppure la forbice tra le squadre si allargherà ancora di più? Le riflessioni di Flavio Tranquillo...
Apr 4, 2022
12 min

Nel quinto episodio di Slow News si parla del delicatissimo rapporto tra sport e guerra, caratterizzato da terribili dilemmi etici. Il titolo della puntata, EKECHEIRIA, riprende il concetto di tregua olimpica, che permetteva agli atleti di raggiungere e lasciare Olimpia senza pericoli. Si parte quindi dall’antica Grecia, tra Eris, hybris e aretè: di per sé lo sport non è né guerra né pace. Dipende dal senso che gli viene dato dagli uomini. Anche se – ovviamente – i valori dello sport sono assolutamente antitetici a quelli della guerra, se non vengono limitati a vuoto esercizio retorico. Che cosa può fare allora lo sport di concreto? Innanzitutto vivere sempre più il fair play, che tante volte rimane solo nelle parole. Così facendo si crea cultura, che è e sarà sempre il vero segno di pace. Nella storia, lo sport è stato usato tantissimo nelle relazioni internazionali, sia come costruttore di ponti, sia come arma di guerra. Oggi, atleti e squadre russe sono stati estromessi da moltissime competizioni, e una parte dello sport europeo ha messo al bando investitori e sponsor legati a Putin. Tra soft power e sportwashing, la questione è davvero più complessa e profonda di quello che possa sembrare a un primo sguardo.
Mar 28, 2022
12 min
Load more
