
Dott. Salvatore Maria Lima e Prof. Antonio CerasaLa puntata di oggi è dedicata al ruolo emergente dell’intelligenza artificiale nella gestione dell’epilessia, dalla diagnosi precoce alla predizione delle crisi e alla personalizzazione delle terapie. Attraverso l’analisi di EEG e dati clinici complessi, l’AI sta offrendo nuovi strumenti di supporto decisionale al clinico, oltre che nuove risorse per il trattamento dell’epilessia farmacoresistente. Con il Prof. Antonio Cerasa discuteremo opportunità, limiti attuali e sfide etiche, esplorando l’impatto reale di queste tecnologie sulla pratica clinica e sulla qualità di vita delle persone con epilessia.
Jul 8
25 min

Prof. Pasquale Striano e Dott. Salvatore Maria LimaNegli ultimi anni si è passati da una visione in cui l’epilessia era considerata l’unica responsabile del deterioramento neurologico, a un modello più complesso. Nelle encefalopatie epilettiche, infatti, crisi frequenti e anomalie elettroencefalografiche contribuiscono direttamente al rallentamento o alla regressione dello sviluppo. Nelle encefalopatie dello sviluppo, invece, il deficit cognitivo e comportamentale dipende soprattutto da un’alterazione neurobiologica di base, spesso genetica, e l’epilessia rappresenta una componente aggiuntiva. Il termine DEE, cioè encefalopatia epilettica e dello sviluppo, indica proprio l’interazione tra le due componenti. Esempi tipici sono sindromi genetiche come Dravet o CDKL5. Questa distinzione è molto utile in clinica perché aiuta a definire prognosi più realistiche e a capire quanto possiamo ottenere dal solo controllo delle crisi.
Jun 24
21 min

Prof.ssa Loretta Giuliano e Dott.ssa Chiara MartellinoIl tema “epilessia e genere” è sicuramente vasto e complesso. Quando parliamo di “genere” in neurologia non ci riferiamo soltanto alle differenze biologiche, ma anche all’identità di genere e all’impatto che fattori sociali e culturali possono avere sulla salute.L'epilessia, in particolare, è una condizione che si intreccia strettamente con tutti questi aspetti, ed è fondamentale comprenderne le implicazioni non solo dal punto di vista neurologico, ma anche psicologico, sociale e terapeutico. In questo videocast cercheremo quindi di affrontare i punti principali: dalle differenze ormonali, alle implicazioni terapeutiche, fino agli aspetti etici e relazionali che dovrebbero essere considerati nella pratica clinica quotidiana. Perché parlare di epilessia e genere significa, in fondo, parlare di medicina realmente centrata sulla persona, un aspetto fondamentale per migliorare la qualità della vita dei pazienti.
Jun 10
22 min

Prof. Stefano Meletti e Dott.ssa Chiara Martellino,Lo stato epilettico rappresenta una delle emergenze neurologiche più temute, con un'incidenza stimata di 15-20/100.000 casi all'anno. E’ una condizione tempo-dipendente, in cui ogni minuto conta. In questo senso, potremmo prendere in prestito dallo stroke il concetto di “time is brain”: se nell’ictus questo principio è stato, infatti, ridefinito, nello stato epilettico resta invece assolutamente centrale, anche a causa delle complicanze a lungo termine, quali la morte neuronale e la riorganizzazione patologica dei network.Nel trattamento dello stato epilettico, le benzodiazepine rappresentano la terapia di prima linea, in virtù della loro rapidità d’azione e della capacità di potenziare l’inibizione GABAergica. Tuttavia, la loro efficacia può ridursi o venire meno con il protrarsi della crisi. Per tale motivo, è spesso necessario ricorrere all’utilizzo di farmaci di seconda linea, fino a un approccio con agenti anestetici.
May 27
20 min

Prof.ssa Francesca Bisulli e Dott.ssa Chiara Martellino,La SHE rappresenta una vera sfida diagnostica, non solo per l’epilettologo ma anche per gli specialisti del sonno. Le manifestazioni motorie possono infatti apparire sorprendentemente simili, da un lato, a quelle delle parasonnie, tanto che Tassinari le descrisse come l’espressione di un carillon comune, in cui cambia chi gira la manovella, ma la melodia resta la stessa.Dall’altro lato, anche le crisi psicogene non epilettiche possono entrare in diagnosi differenziale, rendendo spesso difficile una distinzione basata sulla sola osservazione clinica.Proprio partendo da queste difficoltà diagnostiche, esistono indizi clinici che ci aiutano a differenziare la SHE dall’ampio capitolo delle parasonnie o dalle crisi psicogene di natura non epilettica?Nel corso del tempo, la SHE è stata definita in modi diversi, a testimonianza dell’evoluzione della nostra comprensione di questi episodi notturni.Inizialmente descritta come distonia parossistica nel sonno, è stata successivamente inquadrata come epilessia notturna del lobo frontale. Il termine attuale riflette la consapevolezza che l’origine delle crisi non è sempre frontale e che il vero elemento distintivo è il fenotipo ipermotorio sonno-relato.Esistono, tuttavia, indizi localizzatori che possano aiutarci a definire l’origine del focolaio epilettogeno? La video-polisonnografia è spesso considerata il gold standard: quali sono però i reali limiti?Da un punto di vista eziologico, qual è il ruolo della genetica nella SHE e quali elementi clinici dovrebbero orientare verso l’esecuzione di un’indagine genetica?La SHE è stata a lungo considerata una sindrome “benigna”, in virtù della riportata buona risposta al trattamento, in particolare alla carbamazepina, che rappresenta tuttora la terapia di prima linea.Tuttavia, dati più recenti hanno evidenziato una prognosi meno favorevole nel lungo termine, con meno di un terzo dei pazienti libero da crisi dopo 40 anni dall’esordio.Alla luce di questi dati, quali sono le alternative terapeutiche alla carbamazepina e quali nuove prospettive di trattamento si stanno delineando?
May 13
31 min

"Encefaliti autoimmuni"Videocaster: Dott.ssa Chiara Martellino e Prof. Alberto VogrigNegli ultimi anni sono stati proposti criteri diagnostici condivisi che aiutano il clinico a riconoscere precocemente queste forme. In particolare, il sospetto di encefalite autoimmune dovrebbe essere posto in presenza di un esordio subacuto – nell’arco di giorni o poche settimane – di disturbi della memoria, alterazioni dello stato mentale o sintomi psichiatrici, associati ad almeno uno dei seguenti elementi: crisi epilettiche di nuova insorgenza, segni neurologici focali, alterazioni del liquor suggestive, oppure reperti compatibili alla risonanza magnetica cerebrale, avendo escluso cause alternative.
Apr 29
20 min

Prof. Pietro Fratta e Dott. Alessandro BombaciIn questo episodio, il Dott. Alessandro Bombaci dà il benvenuto al professor Fratta per fare il punto sulle proteinopatie da TDP-43, una categoria neuropatologica che include SLA e forme di demenza frontotemporale. Partendo dalla biologia di TDP-43, la sua funzione nell’RNA-binding e il passaggio patologico dal nucleo al citoplasma, affronteremo tre questioni chiave: - Diagnosi precoce e biomarcatori: esploriamo le novità nei saggi proteici liquorali e nelle tecniche di seeding che potrebbero consentire un’identificazione più tempestiva e una miglior differenziazione da SLA mimics o FTD mimics.- Cross-talk con altre proteine: il professor Fratta ci illustra le evidenze dell’interazione tra aggregati di TDP-43 e proteine come tau, e le possibili implicazioni patogenetiche.- Prospettive terapeutiche: analizziamo gli approcci in sviluppo, dagli oligonucleotidi antisenso alla modulazione post-trascrizionale di geni modulatori di TDP-43, e discutiamo i principali ostacoli alla loro traduzione clinica.
Jul 10, 2025
12 min

Prof. Eduardo Nobile Orazione & Dott. Filippo STragliatiLa classificazione e il trattamento delle poliradicoloneuropatie demielinizzanti infiammatorie croniche (CIDP) sono stati ridefiniti con le linee guida EFNS/PNS del 2021. La diagnosi si basa su criteri clinici ed elettrofisiologici (con distinzione fra CIDP tipiche e varianti), e criteri di supporto quali la risposta al trattamento immunomodulante, il neuroimaging, gli esami bioumorali, i reperti istopatologici. Un corretto riconoscimento dei diversi fenotipi è fondamentale per evitare errori diagnostici e guidare la scelta terapeutica.
Jul 3, 2025
20 min

Stagione 5 episodio 19 - Il Sistema Glinfatico: una "via di fuga" per le malattie neurodegenerative?
Dott. Andrea Arighi & Dott. Giovanni IsgròNegli ultimi anni, le neuroscienze hanno vissuto una rivoluzione silenziosa ma profonda: la scoperta e la crescente comprensione del sistema glinfatico, un meccanismo fondamentale per eliminare i prodotti di scarto dal Sistema Nervoso Centrale, strettamente legato al sonno e a malattie come l’Alzheimer. In questo episodio, il Professor Arighi ci accompagna alla scoperta di questo sistema: dalla sua fisiologia, alle alterazioni che si osservano in diverse patologie neurologiche, fino alle possibili applicazioni cliniche future.
Jun 26, 2025
18 min

Dott. Fulvio Da Re & Dott. Dario CalisiLe malattie neurodegenerative sono un ampio campo della neurologia, tutt'ora in continua innovazione, con i riflettori puntati alle terapie disease-modifying. In questo contesto, i sintomi neuropsichiatrici sono rilevanti per quelle che sono le diverse manifestazioni cliniche delle malattie neurodegenerative, suddivisibili in sinucleinopatie, amiloidopatie e taupatie, la cui complessità è spesso oggetto di misdiagnosi. Vediamo che se nella Demenza a corpi di Lewy i sintomi neuropsichiatrici sono ben noti e integrano gli ultimi criteri diagnostici, includendo anche una forma prodromica con psicosi e una con delirium, è meno noto ai non addetti ai lavori che la maggior parte dei pazienti con Malattia di Parkinson sviluppi sintomi neuropsichiatrici fra i non-motori, possibili sin dalle fasi prodromiche, e che questi risultino fra i più invalidanti durante il decorso di malattia. Nei disturbi neurocognitivi quali Malattia di Alzheimer e Demenza Frontotemporale i sintomi neuropsichiatrici rappresentano spesso il fenotipo dominante, con tuttavia differenze, legate a qualità dei sintomi e tempistiche di presentazione: la malattia di Alzheimer nella sua forma amnestica più comune spesso mostra una storia precedente di disturbo depressivo dell’umore con ritiro sociale, anche associato solamente a disturbo cognitivo soggettivo, mentre in fase più conclamata di malattia si manifestano più frequentemente sintomi psicotici e di aggressività; nella Demenza Frontotemporale, malattia che più frequentemente risulta esordire in età presenile fra i disturbi neurocognitivi, invece, i sintomi positivi psicotico-maniacali sono complessi sin dalle fasi iniziali della sua variante comportamentale, che tuttavia va spesso in diagnosi differenziale con la malattia di Alzheimer, perlopiù con la sua variante atipica frontale. Lo scopo di questo podcast è fare chiarezza sulle zone d’ombra di alcune delle sfide che il neurologo può incontrare nella pratica clinica.
Jun 19, 2025
9 min
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