Potremmo pensare all'intellettuale come uno dei primi esempi di lavoratore autonomo nella storia accanto alle figure di mercanti e imprenditori manifatturieri.
Effettivamente la figura del letterato nasce in Italia nel XIII secolo come indipendente: basta pensare alla figura di Dante Alighieri che nelle sue opere mostra la sua prospettiva del mondo agendo in accordo con il proprio pensiero. Tale posizione va scomparendo però tra il XIV e il XVII secolo dove si afferma sempre più l'intellettuale cortigiano, obbligato a vivere presso la corte essendo economicamente dipendente da un signore. Seppur tale personaggio sopravvivrà fino all' '800, è con la rivoluzione scientifica che iniziano a ricomparire autori indipendenti dal potere, quali Copernico o Galilei. Ma è nel '700 che si assiste alla vera rivoluzione dell'erudito nella società: egli ora è impegnato a rendere lo stato in cui vive un posto migliore per tutti i cittadini che lo abitano.
L'intellettuale militante, che nel periodo giacobino era stato quasi totalmente sostituito dal letterato eremita, ritorna ad essere interessato al sociale nella seconda metà dell'800, periodo di formazione degli stati moderni. In tale periodo la sua opera sarà volta all'unificazione del uso popolo sotto un unica bandiera nazionale.



