
Itinerari previdenziali: il 30% dei contribuenti paga quasi l’80% dell’IrpefÈ stato presentato ieri al Cnel, nel corso di un convegno promosso in collaborazione con Cida-Confederazione italiana alti dirigenti e professionalità, l’ultimo Osservatorio di Itinerari Previdenziali, che analizza i redditi prodotti nel 2024 e dichiarati nel 2025 e fotografa un’Italia caratterizzata da una forte “asimmetria” fiscale: il 30% dei contribuenti italiani, quelli che hanno redditi da 29mila euro a salire, si fa carico di quasi il 79% dell’Irpef, che vale complessivamente poco più di 216 miliardi considerando anche le addizionali. Il carico è concentrato soprattutto sugli 8 milioni di contribuenti che dichiarano nell'aliquota a partire da 35mila euro all’anno – più o meno 2mila euro netti al mese – e versano da soli il 65% di tutta l’imposta. Su 58,9 milioni di abitanti, nel 2024 hanno presentato la dichiarazione dei redditi 42,8 milioni di persone, ma solo 34,1 milioni hanno versato almeno un euro di Irpef. Circa 8,7 milioni, dunque, dichiarano ma non pagano l’imposta perché hanno redditi nulli o molto bassi, oppure perché deduzioni e detrazioni azzerano il conto. Rispetto ai 58,9 milioni di residenti, altri 16,1 milioni non presentano invece alcuna dichiarazione: dentro questa platea ci sono anche minori, familiari a carico e persone senza obbligo dichiarativo. Sommando i due gruppi si arriva ai 24,8 milioni di italiani che non versano Irpef. Gli italiani con redditi fino a 29mila euro rappresentano il 69,78% del totale dei contribuenti e pagano il 21,33% di tutta l’Irpef. Il rapporto evidenzia infine forti anomalie tra le categorie: un gioielliere dichiara meno di un insegnante, un ristoratore meno di uno sportellista delle poste e gestire un bar rende meno che guidare un autobus. Tra gli autonomi soggetti agli Isa, oltre la metà della platea ha un punteggio inferiore a 8, la soglia per accedere ai benefici fiscali e premiali dell’Agenzia delle Entrate. Questo non significa automaticamente essere evasori o sotto-dichiaranti, ma indica livelli di affidabilità fiscale inferiori a quelli ritenuti ottimali dall’amministrazione finanziaria. Interviene Alberto Brambilla, presidente di Itinerari Previdenziali.
Sep 25

Con 81 voti favorevoli, 51 contrari e 7 astenuti, il Senato licenzia in via definitiva la legge delega che apre le porte al nucleare sostenibile e che porta la firma del ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin. Il traguardo arriva, non senza qualche stop and go nelle scorse settimane, a undici mesi dalla trasmissione alla Camera del provvedimento dopo il disco verde di Palazzo Chigi. Da dove, a valle dell’ok, giunge immediato il commento della premier Giorgia Meloni: «Scelta coraggiosa e di buon senso, un altro impegno che abbiamo mantenuto». Dopo quasi quarant’anni - quelli trascorsi dal referendum del 1987 che decretò di fatto lo stop all’atomo - «l’Italia torna ad avere un quadro di regole per produrre energia nucleare», spiega la presidente del Consiglio che sintetizza il senso dell’operazione «come una risposta concreta alla domanda di elettricità che crescere con data center e intelligenza artificiale». Di diverso tono, invece, gli interventi dell’opposizione. Dove le critiche maggiori sono targate M5S («è spot che non porta da nessuna parte», osserva l’ex ministro Sergio Costa) e Avs («è strumento di distrazione di massa», sottolinea Angelo Bonelli). Silente il Pd - al netto dell’intervento del senatore Nicola Irto durante le dichiarazioni di voto - per via delle diverse sensibilità dem sul tema. Mentre Carlo Calenda, leader di Azione, conferma la sua posizione a favore del provvedimento votando un «sì convinto» in aula perché, dice, «l’Italia deve tornare al nucleare, di cui è stata protagonista». Il provvedimento esclude, infatti, la riapertura delle centrali tradizionali e spiana la strada esclusivamente ai reattori di piccola e media taglia. Ma, per arrivarci, serve più tempo. Intanto, nell’immediato, la prossima sfida sono i decreti attuativi che dovranno affrontare, soprattutto, i nodi autorizzativi e finanziari, oltre che individuare il perimetro della futura Authority di settore. Nella delega il timing per i decreti è di 12 mesi, ma l’obiettivo è presentarli entro l’anno. Approfondiamo il tema con Fabrizio Fabbri, Amministratore Delegato Ansaldo Energia. Petrolio a 100 dollari, ma carburanti più cari di quando il greggio ne costava 147A luglio 2008 il petrolio raggiungeva il suo record storico, con il Brent a 147,5 dollari al barile, mentre in Italia il prezzo medio della benzina era di circa 1,52 euro al litro e quello del gasolio di circa 1,36 euro. Oggi il Brent oscilla invece intorno ai 100 dollari al barile, ma i carburanti sono verso i massimi di sempre: il 21 settembre il diesel costava 2,336 euro al litro in modalità self e la benzina 2,155 euro. Com'è possibile che, a fronte di quotazioni del petrolio molto più basse rispetto a 18 anni fa, i prezzi al distributore siano invece molto più alti? Una prima spiegazione è il cambio euro-dollaro. Le quotazioni del petrolio sono in dollari, mentre i carburanti sono in euro. Nel 2008 la moneta europea raggiunse il suo massimo storico nei confronti del dollaro, circa 1,60 contro gli 1,14 di oggi: a parità di quotazione in dollari, quindi, oggi paghiamo petrolio e prodotti raffinati significativamente di più. Secondo il presidente di Unem Gianni Murano, se oggi beneficiassimo dello stesso cambio del 2008 avremmo prezzi inferiori di circa il 25%. C'è poi l'effetto dell'inflazione accumulata negli ultimi diciotto anni. Il confronto corretto non è infatti soltanto tra prezzi nominali, ma tra potere d'acquisto equivalente: i 147 dollari al barile del 2008 oggi sarebbero quasi 200 dollari. In termini reali, secondo Unem, il prezzo della benzina di oggi è sostanzialmente uguale a quello del 2008: circa 2 euro contro 1,99. Per il gasolio lo scostamento è invece maggiore, circa 13 centesimi in più: 2,10 euro contro 1,97. Ma soprattutto il confronto diretto tra il prezzo del greggio e quello dei carburanti è spesso fuorviante: benzina e gasolio non dipendono soltanto dal costo della materia prima, ma anche dall'andamento dei mercati internazionali dei prodotti raffinati. Ed è proprio qui che oggi si concentra la maggiore pressione. A causa delle guerre si sono ridotti i flussi di prodotti finiti dalla Russia, terzo polo di raffinazione mondiale dopo Stati Uniti e Cina, e dal Medio Oriente. Negli ultimi 15 anni l'Europa ha inoltre chiuso circa il 20% della propria capacità di raffinazione, oltre 30 raffinerie, delegando una parte degli approvvigionamenti alle raffinerie russe, dell'area del Golfo e indiane. Si è così creato un “corto” stimato in 4-5 milioni di barili al giorno di prodotti finiti, l'equivalente dei consumi di Italia e Francia messe insieme, più metà di quelli della Germania. Approfondiamo il tema con Gabriele Masini, direttore di Staffetta Quotidiana - Quotidiano delle fonti di energia. Usa-Cina: oggi l'atteso vertice Trump-Xi, focus su AI, commercio e IranIl presidente statunitense, Donald Trump, e il leader cinese Xi Jinping si incontreranno oggi alla Casa Bianca per colloqui cruciali su commercio, intelligenza artificiale e guerra con l'Iran, tra parate militari e un sontuoso banchetto. Sebbene gli analisti cinesi prevedano in generale che il rapporto personale e gli obiettivi politici dei due leader si tradurranno in un vertice prudente con pochi risultati concreti, il loro ultimo incontro faccia a faccia comporta comunque un reale rischio geopolitico. L'importanza di tale incontro è stata evidente fin dal momento in cui Xi è arrivato, ieri sera, alla Joint Base Andrews, nel Maryland, quando Trump ha dato il benvenuto al leader cinese sulla pista dell'aeroporto: era dal 1962 che un presidente Usa non accoglieva personalmente un leader straniero (al di là di Papa Francesco, undici anni fa) all’atterraggio. L'arrivo di Xi a Washington è coinciso con l'annuncio, da parte del segretario al Tesoro Usa Scott Bessent, della proroga della tregua commerciale tra i due Paesi, che prevede la riduzione dei dazi reciproci e la rinuncia a nuove restrizioni commerciali. Si tratta della seconda visita di Stato del leader cinese negli Stati uniti e del secondo faccia a faccia tra Xi e Trump nel giro di quattro mesi. I due leader si erano incontrati a Pechino a maggio, durante la visita di Stato del presidente americano in Cina, concordando di lavorare alla costruzione di quella che i due governi hanno definito una “relazione costruttiva di stabilità strategica”. Il vertice di Washington servirà ora a verificare quanto di quella impostazione possa essere tradotto in intese concrete. Già domenica le delegazioni cinese e statunitense hanno avuto "scambi franchi, approfonditi e costruttivi" nel corso delle consultazioni su questioni economiche e commerciali, secondo quanto riferito dall'agenzia statale cinese Xinhua. Il vicepremier cinese He Lifeng, a capo della delegazione cinese, ha incontrato a New York con il Segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent, capo della delegazione USA, e il Rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti Jamieson Greer. Bessent ha definito "di grande successo" i colloqui avuti con le controparti cinesi. Parlando ai giornalisti dopo ore di colloqui a New York, ha dichiarato che le due parti hanno concordato di istituire un dialogo sull'AI volto a raggiungere una comprensione comune su obiettivi e minacce, secondo quanto riferisce Bloomberg. Facciamo il punto con Giuliano Noci - Professore ordinario in Ingegneria Economico-Gestionale, insegna Strategia & Marketing presso il Politecnico di Milano. Dal 2011 è Prorettore del Polo territoriale cinese dell'Ateneo milanese
Sep 24

L’Ocse conferma le stime di crescita del Pil globale 2026 al 2,9% e alza quelle dell’Italia allo 0,9%. I numeri sono contenuti nell’aggiornamento delle previsioni economiche, appena pubblicato. Sulla tenuta di questo scenario, pesa però una serie di incognite, che dipendono in larga parte dagli Stati Uniti: i prezzi dell’energia, con la crisi di Hormuz; gli investimenti nell’intelligenza artificiale; i dazi di Donald Trump. Da tradizionale motore della crescita, la più grande economia del mondo, sembra sempre più il principale fattore di rischio. È stimata da Ocse al 2,2% nel 2026 e al 2,1% nel 2027 L’Ocse ha alzato dello 0,4%le stime per l’Italia per il 2026 (0,9%) e ha confermato lo 0,6% indicato per l’anno prossimo. La crescita, spiega Scarpetta, è stata trainata «da consumi delle famiglie e investimenti, anche in parte legati al Pnrr. C’è stata quindi una domanda interna abbastanza forte». Ne parliamo con Stefano Scarpetta, capo economista dell'Ocse e Riccardo Trezzi, insegnante di macroeconomia all'Università di Pavia e coordina il centro di ricerca Underlying Inflation.Marco Tronchetti Provera rafforza il controllo su Pirelli, salendo al 29,9% del capitaleLa catena di controllo che fa capo al presidente Marco Tronchetti Provera, acquista un ulteriore 3,34% di Pirelli e dal 26,6% circa, che poteva vantare da quest'estate, sale al 29,9% del gruppo degli pneumatici, consolidando il ruolo di primo azionista, davanti alla cinese Sinochem (20,1%) e alla ceca Lumina Crown di Michal Strnad, proprietario del gruppo industriale Csg, che a fine luglio ha acquistato una quota del 14% ceduta dalla stessa Sinochem per una cifra vicina al miliardo di euro. Il gruppo che fa capo a Marco Tronchetti Provera ha di fatto raddoppiato la quota che possedeva nel 2017 al momento del ritorno di Pirelli in Piazza Affari, attraverso operazioni sul mercato, oltre che con l'acquisto due anni fa del residuo 2,2% detenuto dal fondo statale cinese Silk Road Fund e del 2,5% disinvestito dalla Brembo. A seguito di questa operazione, le società che fanno capo a MTP spa arrivano quindi a detenere circa il 29,9% di Pirelli, la soglia limite prima dell'obbligo di lancio di un'Offerta pubblica d'acquisto, «rinsaldando così - si legge in una nota - il ruolo di Camfin e MTP SpA quali azionisti stabili e ribadendo la fiducia e l'impegno nel sostenere i progetti industriali di Pirelli». Intanto, sul fronte industriale, Pirelli ha varato ieri un piano di investimento per circa 1 miliardo di euro (circa 1,2 miliardi di dollari), finalizzato all'ampliamento dello stabilimento di Rome in Georgia, già dedicato alle soluzioni tecnologicamente più avanzate per il mercato statunitense. Approfondiamo il tema con Chiara De Michele, Radiocor.
Sep 23

Confindustria ceramica, settore tiene ma rischi da costo energia e EtsSi è aperta ieri a Bologna la 43esima di CERSAIE, il salone internazionale della ceramica per l'Architettura e l'Arredobagno, in programma nel quartiere fieristico di Bologna fino al 25 Settembre. Ci sono 597 espositori provenienti da 24 Paesi. Per il settore della Ceramica l’aumento dei costi dell’energia “è insostenibile per le aziende, bisognerebbe cercare di risolverlo. Il tema del costo del gas e degli Ets è un problema sul tavolo da anni, adesso però è diventato un problema mondiale”. Lo ha detto Augusto Ciarrocchi, presidente di Confindustria Ceramica,“Oggi non è possibile ribaltare l’aumento dei costi sul mercato, come successo durante il Covid, perché si uscirebbe dal mercato”, ha detto Ciarrocchi, spiegando che il problema è che le aziende si devono confrontare “con competitor stranieri che hanno non hanno i costi che abbiamo noi, non hanno la qualità che abbiamo noi, non hanno il tema della sostenibilità che abbiamo noi in Europa. Vendono prodotto spesso anche in dumping. Noi, se aumentiamo il prezzo, usciamo probabilmente dal mercato”. Secondo Ciarrocchi questo “provoca una riduzione delle della marginalità, ma soprattutto una riduzione degli investimenti”. Il discorso è legato a doppio filo a quello degli Ets, su cui in Europa è stato aperto un tavolo: (L’Ets, Emission Trading System, è la tassa sulle quote di Co2 imposta dalla Ue: pesa per circa 70 milioni di euro annui; con i nuovi benchmark in vigore dal 2026 al 2030 porterà i distretti ceramici dell’Emilia-Romagna a pagare più di 120 milioni l’anno). “In Europa le intenzioni sono buone, bisogna capire cosa ne verrà fuori. La richiesta immediata è un correttivo mirato del benchmark combustibile per le piastrelle, che allinei le quote gratuite alla realtà tecnologica del settore ed eviti la delocalizzazione. Un appello diretto, in questo senso, ai Ministri Foti e Urso e agli europarlamentari, perché non si sprechi la finestra aperta dal processo di aggiornamento in corso. A chi chiedeva se il comparto della Ceramica fosse a rischio, il presidente ha risposto che “il settore è ancora in salute, è un settore che ha le spalle larghe. Però poi gli attacchi che arrivano sia frontalmente che lateralmente nell'arco del medio-lungo periodo possono creare dei problemi”. Ne parliamo in studio con Augusto Ciarrocchi, (nella foto con Sebastiano Barisoni) presidente di Confindustria Ceramica.Caro carburante, l’autotrasporto in ginocchio: 11.200 euro di costi in più per ogni camionIl caro carburante continua a mettere sotto pressione l’autotrasporto italiano. Nell’ultimo anno i prezzi alla pompa di benzina e gasolio in Italia sono cresciuti rispettivamente del 23% e del 35%, mentre nell’arco di vent’anni sono entrambi raddoppiati. Dai dati di Uniontrasporti presentati oggi alla Fiera del Levante di Bari, emerge che l'instabilità politica "giova" al rendimento delle materie prime: in un anno, ha fatto balzare a livello mondiale il rendimento medio di tutte le principali materie prime del 35% (S&P GSCI - Commodity Index): il greggio del 47% (+10% nell'ultimo mese), la benzina del 74% e, mentre il gas naturale è rimasto pressoché stabile, l'indice del gas commercializzato in Europa è schizzato di un 128%. Una corsa che pesa in particolare sulle imprese di autotrasporto, per le quali il carburante rappresenta un costo incomprimibile. Secondo Confartigianato Trasporti, da febbraio a oggi il caro-carburanti è costato in media 11.200 euro in più per ciascun camion, con le aziende che da mesi stanno assorbendo rincari che mettono sotto pressione liquidità e margini. E la corsa del diesel non si è ancora fermata. Nei giorni scorsi sono state inoltre segnalate, in modalità servito, punte vicine ai 2,90 euro al litro su alcune tratte autostradali e superiori ai 3 euro presso singoli impianti della rete ordinaria. Per contenere l’impatto degli aumenti il Governo ha previsto per le imprese di autotrasporto un ristoro sotto forma di credito d’imposta, fino al 70% della maggiore spesa sostenuta tra marzo e agosto 2026 per l’acquisto di gasolio rispetto al prezzo di febbraio, inizialmente finanziato con 386,2 milioni di euro. A questi si aggiungono ulteriori 11,4 milioni di euro destinati alle imprese di trasporto merci e persone in conto terzi. Approfondiamo il tema con Claudio Riva, presidente Confartigianato Trasporto.Istat: il deficit resta al 3,1%, ostacolo alla spesa per energia e difesa. Cosa succede adessoNiente da fare. Nemmeno la prova d’appello apre all’Italia la strada verso l’uscita anticipata dalla procedura Ue per disavanzi eccessivi. Nei conti economici nazionali 2025 diffusi dall’Istat il deficit del 2025 resta infatti al 3,1% del Pil, e anzi in valore assoluto addirittura cresce di 355 milioni rispetto ai calcoli di aprile: rimanendo quindi ancora una volta sopra la soglia fatidica tracciata a Maastricht 34 anni fa. Per dire addio al braccio correttivo del Patto di stabilità, bisognerà quindi attendere l’anno prossimo, quando gli esami si faranno a partire dal disavanzo 2026, probabilmente al 2,7-2,8% invece del 2,9% previsto ad aprile. «Ne prendiamo atto, non senza rammarico», commenta il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti. La lunga battaglia ai crediti d’imposta illegittimi da Superbonus non è bastata. Forse anche per ragioni di calendario, perché non tutti gli sconti fermati da agenzia delle Entrate e Guardia di finanza sono riusciti a scendere in tempo dal carro dei conti ufficiali, fotografati dall’Istituto di statistica. Sul piano formale, l’ultima parola sarà pronunciata a novembre dalla Commissione Ue, sulla base dei dati che saranno certificati da Eurostat il 21 ottobre prossimo: ma a guidare l’esito sono i numeri dell’Istat. La nuova tabella torna a infrangere le speranze espresse in queste settimane dal Governo; in una replica delle vicende vissute ad aprile, quando il 3,1% comunicato dall’Istituto di statistica gelò le ambizioni cullate dall’Esecutivo fin dall’estate del 2025, come emerge dai confronti dell’epoca con gli analisti del Fondo monetario internazionale. Questa volta, però, le conseguenze rischiano di essere più evidenti. E immediate. Un deficit 2025 certificato sotto al 3% avrebbe infatti dovuto portare alla chiusura della procedura per disavanzi eccessivi. E avrebbe di conseguenza permesso di mettere in programma i 36 miliardi di deficit in deroga concessi in due anni dalle regole Ue per le spese in energia e difesa senza vedersi incluso il disavanzo aggiuntivo nei calcoli del Patto di stabilità. Rimanendo nel braccio correttivo, invece, l’Italia si vedrebbe conteggiare anche negli anni prossimi tutto il disavanzo in questi parametri, allungando e complicando ulteriormente il percorso di uscita dalla procedura. L’ennesima sorpresa statistica può rimettere in discussione l’intero impianto ipotizzato a inizio agosto, quando il ministro dell’Economia Giorgetti prospettò al Parlamento l’ipotesi di pianificare un deficit extra pluriennale da 14 miliardi per l’energia e 22 per la difesa e le Camere approvarono le risoluzioni che incaricavano il Governo di avviare il negoziato con Bruxelles. Nel nuovo quadro tracciato dai numeri dell’Istat, un ripensamento torna all’ordine del giorno. Senza l’attivazione della clausola, però, rischia di complicarsi anche la vita della prossima manovra, l’ultima prima delle elezioni. Con il deficit in deroga si potrebbe finanziare infatti una quota di spese già previste dal bilancio nazionale, a patto naturalmente che rispondano ai criteri Ue sulle destinazioni ammissibili per il disavanzo aggiuntivo. I tendenziali domestici si libererebbero così di un po’ di peso, e potrebbero caricare di nuove misure. La stessa triangolazione era stata sviluppata l’anno scorso con la rimodulazione straordinaria del Pnrr, che aveva offerto per questa via 5,1 miliardi alla legge di bilancio. Facciamo il punto con Gianni Trovati, Il Sole 24 Ore e Carlo Cottarelli, economista e direttore dell’Osservatorio conti pubblici italiani Università Cattolica (senatore dimissionario, eletto con il Pd, fino al 31/05/23),
Sep 22

Per la Gen Z l'equilibrio fra vita privata e lavoro è la priorità assolutaL’equilibrio tra vita privata e lavoro è la priorità assoluta per la Generazione Z: lo indica il 60,4% dei giovani, davanti alla stabilità e alla sicurezza (47,6%), alla retribuzione (39,6%) e all’ambizione di carriera (29,8%). È quanto emerge dal “Gen Z Intelligence Report”, la prima indagine continuativa italiana dedicata alla Generazione Z e alla sua relazione con il mondo del lavoro, realizzata da Il Sole 24 Ore, con 24 ORE Ricerche e Studi, in partnership con WTW e con la collaborazione di University Box, che poggia su una community di oltre 1,2 milioni di giovani. Il progetto prevede la realizzazione di quattro report annuali, basati su survey periodiche, per analizzare dalle aspettative retributive alla flessibilità, dal benessere organizzativo alle opportunità di crescita professionale, fino al rapporto tra generazioni, tecnologia e intelligenza artificiale. Per le imprese, quindi, non basta più puntare esclusivamente sullo stipendio o sulle possibilità di carriera per trattenere i talenti: diventa fondamentale costruire un pacchetto capace di garantire un corretto rapporto tra retribuzione, attività ed equilibrio tra vita privata e lavoro. Cambia anche il valore attribuito ai benefit aziendali. Se per i baby boomers uno dei simboli più ambiti e distintivi della carriera era l’auto aziendale, per la Generazione Z il benefit preferito è oggi il tempo libero aggiuntivo, indicato dal 38% dei giovani, davanti a strumenti più tradizionali come palestra, eventi di team building o applicazioni dedicate al benessere. Anche le relazioni professionali restano importanti, ma vengono valorizzate soprattutto all’interno di team di piccole dimensioni, nei quali sia possibile avere un reale confronto e costruire un percorso di evoluzione personale e professionale. Approfondiamo il tema con Cristina Casadei, Sole 24 Ore.
Sep 18

Aperto il cantiere della manovra arriva una pioggia di proposte. Nei giorni scorsi il ministro Giorgetti ha proposto l'aumento della soglia della flat tax per le partite Iva da 85mila a 100mila euro, e un'ipotesi è quella di alleggerire l'imposta sui redditi per il ceto medio, intervenendo sul secondo scaglione. L'aliquota del 33% potrebbe essere estesa fino a quota 60mila euro ampliando la platea dei beneficiari. Giorgetti ha parlato anche di un provvedimento dalla platea limitata come la flat tax al 5% sugli aumenti salariali per i giovani e poi di un "inventario delle misure adottate e di come incidono perché c'è il rischio di duplicare misure su alcune classi di reddito e di escluderne altre". Ne parliamo con Jean Marie Del Bo, vicedirettore de Il Sole 24 Ore. Via il bollo 2027 a 14,5 milioni di veicoli, risparmi fino 240 euroDal 2027 niente bollo per 14,5 milioni di veicoli, tra oltre 13,2 milioni di auto di piccola e media potenza e motocicli. La misura, inserita nel decreto legge approvato dal Consiglio dei ministri, prevede l’esenzione per le auto fino a 80 kW e per tutte le moto, con un beneficio riconosciuto per un solo veicolo a cittadino. Secondo i calcoli del governo, la misura riguarderà oltre il 70% dei veicoli, con un risparmio medio di poco meno di 165 euro, che potrà arrivare fino a 240 euro a seconda della potenza e della classe ambientale. Adusbef (associazione di tutela dei consumatori specializzata nel settore finanziario, bancario, assicurativo, postale, delle telecomunicazioni e dei trasporti) ha osservato che in Italia in totale le autovetture sono 41,7 milioni e circolano 7,9 milioni di motocicli con la media nazionale a 709 auto ogni mille abitanti, regalando al nostro Paese il record europeo del maggior numero di vetture in proporzione alla popolazione. Federcarrozzieri ha calcolato che nel 2025 il bollo è costato agli italiani 7,1 miliardi di euro. Il taglio vale per ora per il solo 2027, ma l’obiettivo del governo è renderlo strutturale. La premier Giorgia Meloni ha parlato della cancellazione di «una delle tasse più odiate dagli italiani», mentre il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha confermato che l’intenzione è rendere l’intervento permanente. Per compensare le Regioni, titolari degli incassi del bollo, sono previste coperture per circa 2,3 miliardi di euro, finanziate in larga parte attraverso i risparmi sulle misure del Pnrr, cioè minori uscite registrate per il raggiungimento degli obiettivi del Piano. Facciamo il punto con Gianni Trovati. Il Sole 24 OreInps, in 6 anni over 55 al lavoro aumentati del 65% Tra il 2019 e il 2025 gli over 55 al lavoro sono aumentati del 65%. Lo sottolinea il presidente dell'Inps, Gabriele Fava nella presentazione alla ricerca di Valore D "Long boarding" spiegando che "è il segno di un Paese che lavora più a lungo perché è cambiata la struttura della popolazione" ma che "vivere più a lungo non equivale automaticamente a poter lavorare più a lungo". "Non tutti i lavori - prosegue - consumano allo stesso modo e non tutti arrivano alla stessa età con le medesime risorse. Qui emerge il nodo politico della longevità e la necessità inderogabile di porre la centralità della donna al cuore di qualsiasi strategia di sostenibilità. L'uguaglianza non consiste nel trattare allo stesso modo vite che hanno conosciuto fatiche diverse. Consiste nel riconoscere quelle differenze prima che diventino un destino". Approfondiamo il tema con Francesco Seghezzi, presidente fondazione Adapt.
Sep 17

In un «mondo apertamente ostile», la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha pronunciato oggi a Strasburgo il suo sesto discorso sullo Stato dell’Unione, indicando come obiettivo un’Europa «forte e indipendente» e annunciando iniziative su clima, immigrazione, sicurezza e nuove tecnologie. Von der Leyen ha attaccato ultranazionalisti, antieuropei, ingerenze russe e disinformazione, accusati di voler «frantumare la nostra unità europea». Sul fronte economico ha chiesto agli Stati membri di intervenire sulla sovraregolamentazione e indicato come priorità ridurre la dipendenza dai combustibili fossili, le cui importazioni dall’inizio del conflitto sono costate 90 miliardi di euro in più, puntando a raddoppiare la quota di energia elettrica entro il 2040. Centrale anche il rapporto con Pechino: il deficit commerciale europeo con la Cina ha raggiunto un miliardo di euro al giorno e, secondo von der Leyen, il dialogo per riequilibrare gli scambi deve ora produrre risultati. Ci colleghiamo con Adriana Cerretelli, editorialista Sole 24 Ore BruxellesAppalti, le nuove norme Ue introducono la «preferenza europea». Si vedono i primi effetti?La Commissione europea ha presentato il 9 settembre una riforma degli appalti pubblici che sostituisce tre direttive con un unico regolamento e introduce la «preferenza europea», con l’obiettivo di semplificare le procedure e rafforzare l’industria Ue rispetto alla concorrenza dei Paesi terzi. Il mercato degli appalti vale circa il 15% del Pil europeo e almeno il 30% della valutazione delle offerte dovrà basarsi su criteri diversi dal prezzo, come sicurezza e requisiti sociali e ambientali. Le amministrazioni potranno attribuire più punti alle offerte europee e, nei casi non coperti da accordi di accesso reciproco, escludere operatori o prodotti di Paesi terzi. Il vero e proprio «Buy European» sarà obbligatorio solo in alcune filiere strategiche, tra cui clean tech, cloud, intelligenza artificiale e medicinali essenziali. Secondo la Commissione, la semplificazione potrebbe ridurre gli oneri amministrativi fino a 650 milioni di euro l’anno. Un primo esempio del tentativo di riportare produzioni strategiche in Europa arriva dall’accordo tra l’italiana Mevis e la cinese Zz Tech: nascerà una società controllata al 51% da Mevis per produrre in Slovacchia involucri e chiusure per celle delle batterie destinati esclusivamente al mercato europeo. La produzione dovrebbe partire tra fine 2027 e inizio 2028, con circa 100 assunzioni nella prima fase. Interviene Federico Visentin, CEO MevisIstat, energia spinge l'inflazione al 3,3%, confermate stimeAd agosto 2026 l’inflazione in Italia sale al 3,3% dal 2,9% di luglio, raggiungendo il livello più alto da quasi tre anni, spinta soprattutto dall’accelerazione dei prezzi dell’energia. Secondo le stime preliminari Istat, i beni energetici passano da +11,6% a +17,1%, con gli energetici regolamentati in accelerazione dal +14,8% al +18,6% e quelli non regolamentati, tra cui i carburanti, dall’+11,4% al +17%. L’indice generale aumenta dello 0,5% su base mensile, mentre l’inflazione di fondo rallenta leggermente dall’1,6% all’1,5%. Più contenuta la dinamica dei prezzi alimentari, al +1%, mentre rallentano anche i servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona e quelli relativi ai trasporti. L’inflazione media acquisita per il 2026 sale al 2,9%. Facciamo il punto con Mariano Bella, direttore Ufficio studi Confcommercio
Sep 16

Nel 2026 il 56% degli italiani è riuscito a risparmiare, rispetto al 58% del 2025, accantonando in media l’11,9% del reddito disponibile. Le motivazioni principali sono la prevenzione (40%), la pensione e la casa (entrambe al 19%), mentre il ratio di avversione al rischio raggiunge quota 33,6, il massimo mai registrato. I 18-24enni sono i più prudenti, con 84 contrari al rischio per ogni favorevole. Forte anche la diffidenza verso la tecnologia applicata alla finanza: il 76,5% indica tra le principali preoccupazioni truffe e protezione dei dati e un quarto del campione ha già avuto esperienza di truffe online. Restano marginali i nuovi strumenti finanziari: meno del 2% utilizza le criptovalute come investimento e l’88% non le conosce o non è interessato. Ne parliamo con Gregorio De Felice, capo economista e responsabile Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo.Turismo, estate italiana 2026 da record: 276 milioni di presenze, boom di stranieriUn’estate da record per il turismo italiano: 72,4 milioni di arrivi e 276 milioni di presenze tra giugno, luglio e agosto, 5,5 milioni in più rispetto al 2025 (+2%), con una permanenza media di 3,8 notti. A trainare sono soprattutto gli stranieri, che ad agosto registrano +4,4% di presenze, contro il +2,7% degli italiani. Il tasso di saturazione delle strutture ricettive sulle grandi piattaforme online raggiunge il 61,8%, 13,8% in più rispetto al 2025, con l’Italia sopra Spagna e Francia. I dati Istat sul secondo trimestre confermano la tendenza: presenze complessive +3,9%, con quelle straniere a +4,6% e quelle italiane a +2,7%. Il commento è di Massimo Caputi, presidente Federturismo.L'Export Europeo e italiano tieneA luglio l’export italiano rallenta ma mantiene il segno più: +0,3% su base mensile e +4,7% su base annua, con una crescita più sostenuta sui mercati extra Ue (+6,6%). Il saldo commerciale sale a 8,24 miliardi di euro, dai 7,83 miliardi di luglio 2025. Tiene anche l’export europeo: il surplus dell’Eurozona sale a 14,2 miliardi e, soprattutto, il surplus commerciale dell’Ue con gli Stati Uniti raggiunge 17,9 miliardi, dai 12,6 miliardi di un anno prima. Numeri che pongono un interrogativo sull’efficacia dei dazi di Donald Trump: a luglio il deficit commerciale Usa è aumentato del 24,4% rispetto a giugno, a 88,6 miliardi di dollari, con importazioni in crescita del 2,8% ed esportazioni in calo del 2,1%. Ci sono però settori italiani in difficoltà, come il vino: export -6,2% nel primo semestre e -14,1% negli Stati Uniti. A rendere più complesso il quadro, dal 18 settembre le dogane Usa applicheranno nuovi controlli alle aziende esportatrici senza una filiale negli Stati Uniti che operano con resa DDP, con requisiti più stringenti, maggiori costi di sdoganamento e controlli incrociati. Interviene Lucio Miranda, Presidente e Fondatore Export Usa.
Sep 15

Nel fine settimana, il ceo di Anthropic Dario Amodei ha lanciato un appello a rallentare il ritmo di sviluppo dei modelli di intelligenza artificiale e a sottoporli a controlli rigorosi. In un saggio, Amodei ha proposto un piano in tre punti che prevede il monitoraggio indipendente dei modelli di AI e una regolamentazione sia di settore che globale (Bbc). Elon Musk, ad di xAI, e Sam Altman, ceo di OpenAI, hanno appoggiato le proposte (Ft). Oltre una dozzina di eminenti ricercatori hanno già avvertito che l'AI sta diventando un rischio per l'umanità (Nyt). E intanto OpenAI ha rinviato la quotazione in borsa a causa di preoccupazioni sulla sicurezza dell'AI (Fortune). Nel fine settimana il direttore fondatore del Digital Ethics Center dell'Università di Yale, l'italiano Luciano Flòridi, si è espresso in maniera netta: “Le aziende smettano di vendere fantascienza. Le paure vengono diffuse anche dal giornalismo irresponsabile, che non spiega”. Il rischio vero? “Che poche aziende private di due superpotenze decidano il futuro cognitivo, economico e politico della società”. Sull'allarme di Jacob Coxon, il ricercatore di Anthropic che ha lasciato l’azienda per paura che l’Ai vada fuori controllo: “Coxon ha costruito modelli per OpenAI e Anthropic, ma non si occupava della sicurezza. Immagino che lui e i suoi colleghi possano crederci perché è la sociologia di un ambiente. Ma scrivere che ‘nessun'altra attività umana presenta questo livello di pericolo’ è scandaloso. Basti pensare che ogni giorno muoiono tredicimila bambini sotto i cinque anni per cause prevenibili. E poi ci sono la povertà, la fame, l’emigrazione, il clima, le guerre, le bombe nucleari, i genocidi. Chi scrive quella frase non sa di che cosa parla”.Lui teme che l’Ai possa decidere di sterminare l’umanità entro la fine del decennio. L’effetto sull’opinione pubblica è stato enorme. “Numeri tirati a caso. L’effetto non nasce dall’argomento ma da una tempesta perfetta: un thread su X, l’esclusiva del Wall Street Journal lo stesso giorno, novanta milioni di visualizzazioni. Il guaio peggiore non è la bufala: è il giornalismo irresponsabile che la diffonde senza spiegare”. Ne parliamo con Luciano Flòridi, direttore fondatore del Digital Ethics Center dell'Università di YalePetrolio oltre i 100 dollari: è allarme in Medio Oriente, tra blocco di Hormuz e stop all’oleodotto Est-Ovest. Il petrolio torna sopra quota 100 dollari al barile mentre i mercati misurano l’impatto dell’escalation in Medio Oriente e del fermo dell’oleodotto East‑West dell’Arabia Saudita, infrastruttura strategica che consente al regno di aggirare lo Stretto di Hormuz. Il rialzo dei prezzi è alimentato da una combinazione di fattori che stanno creando una pressione simultanea su tutte le principali vie di transito del greggio: il traffico attraverso Hormuz resta fortemente ridotto rispetto ai livelli precedenti alla guerra con l’Iran; l’avanzata degli Houthi nello Yemen e i rischi per la navigazione intorno a Bab el‑Mandeb complicano la rotta del Mar Rosso; l’attacco di venerdì contro l'oleodotto saudita East-West, o Petroline ha interrotto il flusso di circa 4 milioni di barili al giorno, pari al 4% dell’offerta globale. La chiusura dell’oleodotto Est‑Ovest, colpito da droni provenienti dall’Iraq, priva l’Arabia Saudita della sua principale alternativa terrestre a Hormuz e aumenta il rischio che il regno esaurisca le scorte per l’export entro pochi giorni. Parallelamente, gli Houthi — sostenuti da Teheran — hanno conquistato nuove isole strategiche nel Mar Rosso, tra cui Hanish Maggiore, Hanish Minore e Perim, consolidando il controllo sullo stretto di Bab el‑Mandeb e aggravando la vulnerabilità delle rotte energetiche. Si delinea così lo scenario della “doppia strozzatura”: Hormuz compromesso dalla guerra tra Iran e Stati Uniti, Bab el‑Mandeb sotto pressione per l’avanzata degli Houthi, e l’oleodotto saudita fuori uso. Una crisi simultanea dei tre snodi potrebbe provocare un nuovo shock energetico, con effetti pesanti sul commercio internazionale, sulle rotte navali e sui prezzi del petrolio alla riapertura dei mercati. Le autorità regionali segnalano nuovi attacchi contro navi commerciali, infrastrutture petrolifere e città saudite meridionali, mentre l’Iran ribadisce che non riaprirà Hormuz finché gli Stati Uniti non soddisferanno le richieste di Teheran. In questo contesto, il rinvio dell’incontro tra Iran e Stati arabi del Golfo sulla sicurezza dello Stretto di Hormuz contribuisce a mantenere alta la tensione e l’incertezza sulle prospettive delle forniture energetiche globali. Facciamo il punto con Davide Tabarelli, presidente Nomisma Energia. Turismo: Istat, in secondo trimestre 2026 - 0,8% flussi rispetto a 2025, ma presenze aumentano del 3,9%Nel secondo trimestre del 2026 i flussi turistici, rispetto allo stesso trimestre del 2025, hanno registrato una lieve diminuzione degli arrivi (-0,8%), a fronte di un aumento delle presenze pari al 3,9%. E' quanto emerge da una nota statistica flash dell'Istat, secondo cui nel periodo considerato il complesso degli esercizi ricettivi ha registrato poco meno di 47 milioni di arrivi e quasi 148 milioni di presenze turistiche. Secondo l'Istat, inoltre, la componente straniera si attesta al 61,6% delle presenze complessive, rappresentando la quota maggioritaria dei flussi turistici. Rispetto al 2025, le presenze dei turisti stranieri nel secondo trimestre sono aumentate del 4,6%, mentre l'incremento della clientela italiana è stato più contenuto (+2,7%). Inoltre, rispetto al 2025, le variazioni più consistenti delle presenze sono state registrate a maggio: rispettivamente +6,4% per i turisti italiani e +10,1% per quelli stranieri (+8,8% il totale). Il settore alberghiero ha registrato 27,6 milioni di arrivi e 77,6 milioni di presenze. Il settore extra-alberghiero - considerando anche gli alloggi in case e appartamenti dati in affitto per periodi brevi per finalità turistiche e gestiti sia in forma imprenditoriale e sia in forma non imprenditoriale - ha contribuito con oltre 19,3 milioni di arrivi e circa 70,3 milioni di presenze. Lo approfondiamo con Massimo Caputi, presidente Federturismo.
Sep 14
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