
"Rientrato a casa dopo il viaggio nel seguito papale in Lussemburgo e in Belgio ripenso a quest'ultima giornata che è iniziata con la messa allo Stadio Re Baldovino gremito soprattuto di giovani. Mi colpisce questa presenza calorosa, chiassosa perchè qui nel cuore del Vecchio Continente si nota che l'Europa è anche il Continente Vecchio. Le città e i luoghi che abbiamo visitato seguendo il Papa sono, almeno all'apparenza, belli, eleganti, signorili ma non proprio vitali, energici.. e invece c'è forza qui, giovinezza, c'è una Chiesa viva che si raduna intorno al suo pastore, felice e festosa della sua visita". Così racconta Andrea Monda, direttore dell'Osservatore Romano e al seguito del Papa nel viaggio in Lussemburgo e Belgio.
"Responsabilità è stata una parola chiave dell'ultima giornata ma anche dell'intero viaggio, dal primo incontro in Lussemburgo fino alla conferenza stampa in aereo in cui Francesco ha risposto con la franchezza di sempre alle domande dei giornalisti. In particolare il Papa - ricorda Monda - è tornato, nell'omelia e nella conferenza stampa, sul tema della responsabilità degli uomini di Chiesa per quanto riguarda la piaga degli abusi sessuali che qui in Belgio purtroppo ha lasciato molte ferite". Francesco ha raccontato il suo incontro con le vittime: "Li ho sentiti, ho sentito la loro sofferenza di abusati e lo ripeto qui: nella Chiesa c’è posto per tutti, tutti, ma tutti saremo giudicati e non c’è posto per l’abuso, n'è per la copertura dell’abuso".
Nel corso dell'omelia Francesco ha quindi ricordato che il Dio dei cristiani è il Dio delle sorprese. "Gesù sempre ci sorprende – sottolinea il Papa - e ci invita ad andare oltre gli schemi, a non 'scandalizzarci' della libertà di Dio". "Andare oltre gli schemi, accogliere la misteriosa e sovrabbondante misericordia di Dio, perchè la grande sorpresa del Signore che Gesù ci presenta - afferma il direttore - è il fatto che Dio padre è misericordioso e non smette mai di perdonarci: Gesù stesso è la misericordia. Ecco perchè, ha aggiunto il Papa, i cristiani devono vivere la loro missione, quella missione che loro stessi sono, con tre atteggiamenti: umiltà, gratitudine e gioia. Sono gli stessi sentimenti, lo dico come auspicio e con speranza, mi sono portato dietro da questo breve ma intenso viaggio in Lussemburgo e in Belgio".
Sep 30, 2024
6 min

"La terza giornata del viaggio del Papa in Lussenburgo e Belgio anche oggi comincia, per noi del seguito, con la messa, in albergo, alle 7 del mattino. Il celebrante, il cardinale Semeraro nella sua breve omelia ha ricordato una frase pronunciata da San Paolo VI 60 anni fa, nel 1964, ad Aprilia: essere cristiani significa sapere di essere amati da Dio. Questa frase è stata un po' il La che ha accompagnato l'intera giornata, una giornata contrassegnata dai “fuori programma” del Papa, forse l'amore è il grande, unico, “fuori programma” che interrompe e così riscatta la nostra vita". E' uno dei passaggi del racconto di Andrea Monda, il direttore dell'Osservatore Romano al seguito del Papa nel suo 46.mo viaggio apostolico in Lussemburgo e Belgio.
Il primo di questi “fuori programma” di Francesco è avvenuto nella chiesa di Saint-Gilles, lì dove ogni giorno si offre "Il caffé del mattino" ai meno abbienti, sia stranieri che belgi. "Il Pontefice - racconta Monda - ha ascoltato alcune testimonianze e poi ha parlato dell'amore, della carità che ha paragonato a un fuoco che scalda il cuore, e non c’è donna né uomo sulla terra che non abbia bisogno del suo calore. L'amore dunque e il suo fuoco, il suo calore, sono le note caratteristiche di questo sabato che ha visto anche, nel pomeriggio, finalmente splendere il sole".
Nell'incontro con vescovi, clero, religiosi e operatori pastorali nella Basilica del S. Cuore di Koekelberg, il Papa ha ha voluto ricordare che "Il processo sinodale dev’essere un ritorno al Vangelo; non deve avere tra le priorità qualche riforma alla moda, ma chiedersi: come possiamo far arrivare il Vangelo in una società che non lo ascolta più o si è allontanata dalla fede?". Dopo la visita, fuori programma, alla tomba dei reali ed in particolare del Re Baldovino, il Papa nel pomeriggio è poi andato all'università cattolica di Lovanio dove ha incontrato i giovani studenti, rispondendo alle parole dei giovani ha parlato di riconoscenza e ha esplicitamente ringraziato il Signore “per il cielo stellato e per la vita in questo universo!”. "Ho pensato - sottolinea Andrea Mondai - mentre il Papa diceva queste parole a Van Gogh e alla sua notte stellata e al senso di gratitudine, un'altra parola per dire riconoscenza, che forse è il sentimento proprio degli artisti che creano per rispondere e dire grazie a Qualcuno per il dono della realtà che li circonda".
Ultimo “fuori programma” nel palazzetto vicino allo Stadio Re Baldovino per salutare 6000 giovani autoconvocati e pronti per la veglia e per la messa del giorno dopo. "Qui il calore è diventato incandescente, l'accoglienza entusiasmante, tra canti e cori: "I giovani fanno chiasso” ha detto loro il Papa e ha ricordato di fare memoria di Gesù e di pregare e di aiutare gli altri, svegliandoli dalla noia e della tristezza. Poi ha visto un bambino nelle braccia della mamma e ha detto: 'il più grande di tutti qua dentro è lui, questo bambino che è il più piccolo'. Glielo hanno portato e lui lo ho benedetto. E ho pensato - conclude il direttore dell'Osseravtore Romano - che la condizione di un bambino in braccio alla mamma è proprio quella del cristiano: sapere di essere amato".
Sep 29, 2024
6 min

Il Belgio è un "ponte indispensabile per costruire la pace e ripudiare la guerra". Si sviluppa partendo da questa frase pronunciata da Papa Francesco durante l'incontro con le autoirtà nel Castello di Laeken a Bruxelles il racconto di Andrea Monda, direttore dell’Osservatore Romano, al seguito del Papa nel viaggio apostolico in Lussemburgo e Belgio. Durante questo evento il Pontefice, riferendosi alla piaga degli abusi sui minori, ha poi affermato che "la Chiesa deve vergognarsi e chiedere perdono e cercare di risolvere questa situazione con l’umiltà cristiana".
La seconda giornata del 46.mo viaggio apostolico comprende inoltre l'incontro con i docenti universitari nella “Promotiezaal” della “Katholieke Universiteit Leuven”. Dal Pontefice è arrivato l'invito a riflettere sul ruolo degli atenei che devono creare “spazi generativi” ed evitare due rischi: la stanchezza dello spirito e il razionalismo senz'anima. Le università - ha detto Francesco - non devono "correre il rischio di diventare delle “cattedrali nel deserto”; esse sono, per loro natura, luoghi propulsori di idee e di stimoli nuovi per la vita e il pensiero dell’uomo e per le sfide della società".
Sep 28, 2024
7 min

“Questo piccolo stato, il Lussemburgo, è quello che si dice un crocevia, posto nel cuore dell'Europa, insieme al Belgio, a far da cerniera, da ponte, tra i 4 punti cardinali e le tante realtà etniche, linguistiche, religiose, del Vecchio continente”. È un passaggio del racconto di Andrea Monda, direttore dell’Osservatore Romano, al seguito del Papa nel viaggio apostolico in Lussemburgo e Belgio.
“Arrivare dall'aeroporto al centro è un attimo, qui è tutto piccolo. Un gendarme, con efficacia tutta romanesca, - racconta Monda - mi dice: ‘beh, dopo il viaggio in Indonesia e Oceania, questo è come visitare una parrocchietta’. Dopo i lontani, i piccoli. Sono i segni distintivi dei viaggi di Francesco: prendersi cura, come ogni pastore che ha un cuore, degli ultimi, degli smarriti, di chi è lontano, anche dall'altra parte del mondo, e di chi è piccolo, spesso schiacciato dalla storia dominata dalle manie di grandezza delle nazioni più potenti. Ma nella piccolezza spesso è nascosta una saggezza, nata proprio dalla sofferenza, che può essere preziosa, feconda”.
Nell’incontro con le autorità, Francesco si sofferma sulla saggezza smarrita dell’Europa perché smarrita è la memoria del passato. “C'è una sclerosi – aggiunge il direttore dell’Osservatore Romano, citando il Papa - per cui un’Europa smemorata rischia di tornare a percorrere le vie della guerra e di compiere i medesimi errori dei tempi passati, aggravati per giunta dalla maggiore potenza tecnica di cui l’essere umano ora si avvale”. “L'elogio alla capacità di questo piccolo stato di realizzare convivenze pacifiche è un messaggio a tutta l'Europa, a tutto un mondo – spiega Monda - che ha dimenticato di essere popolato da persone che sono ‘fratelli tutti’”.
Abbracciando poi la comunità cattolica, il Papa parla di consolazione, servizio e gioia “danzante”, ricordando la Springprozession che si tiene a Pentecoste a Echternach dove tutti ballano. “Parlando a braccio – sottolinea il direttore - il Papa ha ricordato il re Davide che suonava e danzava davanti all'arca dell'alleanza cantando i salmi. Davide, il più grande rocker dell'antichità, secondo Bono degli U2. A Dili, a Timor Est, il Papa aveva parlato dei giovani e del ballo, dicendo che ‘la vita viene con il ballo’. Non sono così lontani l'Oceania dal piccolo crocevia del Lussemburgo”.
Sep 27, 2024
7 min

"Sono stato in 4 Paesi, anzi, in 4 pianeti differenti, in 4 universi paralleli. Ancora non è finita qui a Singapore: due appuntamenti aspettano domani il Papa prima della partenza per Roma con la visita in una casa per anziani e malati e l’incontro interreligioso con i giovani. Però, di fatto, questo è l’ultimo giorno di viaggio. E allora mentre preparo la valigia e metto in ordine le ultime cose, mi domando cosa porto a casa oltre a qualche borsa in paglia della Papua Nuova Guinea, una sciarpa colorata dell’Indonesia e alcuni pensierini per i bambini da Timor-Leste. Mi porto un cellulare che reclama pace tanto dalle immagini e dai video che ho salvato. Sì, sono proprio le immagini il mio bagaglio per Roma, salvate però nella gallery della mente e nel cuore". Racconta così Salvatore Cernuzio gli ultimi scampoli del 45.mo viaggio apostolico di Papa Francesco, "un sogno messo nel cassetto dal 2020 a causa della pandemia e ora realizzato".
Nella Messa celebrata nello SportHub dello stadio nazionale di Singapore non ci sono problemi tecnici, nessun eccesso o sbavature. Francesco saluta i bambini, "elargendo caramelle e rosari, concedendosi a selfie o firmando la pergamena di benedizione a una coppia di sposi". "Una nota di colore, di colore giallo - aggiunge Salvatore Cernuzio - come le t-shirt dei 50 mila fedeli presenti con la scritta Unity and Hope, nel grigio delle lamiere di grattacieli avveniristici che come ha detto il Papa stesso, stamattina durante il sobrio incontro con le autorità, sono quasi una foresta".
Poi il ricordo delle principali tappe del viaggio apostolico: Jakarta con "il suo odore dolciastro, il fumo e il fiume usato come fogna, il canto del muezzin, lo skyline e le baracche di legno coi panni appesi"; la Papua Nuova Guinea con "il rullare dei kundu, i tamburi tribali che hanno accolto Francesco ad ogni evento, le grida dei bambini" e poi l’immagine che più mi apre il cuore è il volto del Papa. "Quegli occhi luccicanti, quel sorriso stampato fisso ogni volta che è sceso dall’aereo, quell’occhio destro socchiuso per lo sforzo di salire in papamobile o la bocca semi aperta che canta il Salve Regina davanti a tutte le statue delle Madonne che hanno vegliato sulle 4 messe che ha celebrato".
"A 87 anni, verso gli 88, con un Giubileo e un Sinodo alle porte, è andato a Jakarta a rilanciare la necessità del dialogo, è andato a Port Moresby e su un aereo militare a Vanimo e Baro ad abbracciare l’amico Martin e portare ai bambini una tonnellata di giochi, vestiti e medicine, è andato a Dili a prendersi fiori, lacrime, applausi di gente arrampicata pure sugli alberi per vederlo e l’abbraccio di 650 mila persone dall’alba in una spianata dall’atmosfera surreale. È andato a Singapore, tra grattacieli avveniristici e giochi di luce, la pioggia e l’umidità, a rilanciare il messaggio della dignità umana in uno dei Paesi più ricchi della Terra. Ce l’ha fatta, ne aveva bisogno. Ne sarà sicuramente orgoglioso e noi insieme a lui".
Sep 12, 2024
10 min

Dopo l'Indonesia, la Papua Nuova Guinea e Timor Leste, è Singapore la quarta e ultima tappa del 45.mo Viaggio Apostolico di Papa Francesco. Si tratta di "un passo in più verso la Cina", sottolinea Salvatore Cernuzio, al seguito del Pontefice. Girando per le strade di Marina Bay viene in mente una lettura del profeta Isaia da cui si evince che la Parola di Dio scende come la pioggia. Tutte le terre sono bagnate da questa pioggia, anche quelle dove abbondano gli affari, il commercio e la ricchezza. Il Papa si reca a Singapore per dare voce a chi non ha voce, per perorare la causa dei poveri che non sono pochi in questa città-Stato, emblema di iper sviluppo ma anche di profonde disparità sociali.
In tale incrocio di realtà segnate da forti squilibri è anche possibile scorgere, una accanto all'altra, profonde differenze. Diventa allora significativa, in questo senso, un'immagine colta dal nostro inviato: quella di una macchina costosa con una donna che stringe tra le mani una borsa pregiata e, a fianco, un camion con un gruppo di lavoratori stipati nel retro coperto da due tende. Anche tra questi grattacieli e vetrate ultramoderne non possono mancare la fraternità, la solidarietà, la dignità del vivere, il bisogno di stringere relazioni autentiche. È questa la pioggia di speranza che Papa Francesco proverà a far scendere, nelle prossime 48 ore, su Singapore.
Sep 11, 2024
7 min

"La nona giornata di questo lungo viaggio apostolico di Francesco ha prosciugato le forze di tutti noi al seguito del Papa, anche quelle emotive. In 24 ore siamo passati dal pianto, unica reazione di fronte a delle mamme che urlavano disperate 'Papa… Papa…' con la figlia idrocefala attaccata al petto con un marsupio, a una gioia incontrollata nel vedere un intero popolo, quello di Timor Est, riunirsi massiccio nella spianata di Taci Tolu per la Messa conclusiva. Hanno gridato W il Papa, acceso le luci dei telefonini, hanno fatto volare colombe bianche e intonato Jesus Christ you are my life, l’indimenticato inno della Gmg del 2000".
Con queste parole il nostro inviato Salvatore Cernuzio, al seguito del Pontefice, introduce il racconto sul 45.mo Viaggio Apostolico con le istantanee che hanno accompagnato gli eventi di martedì 10 settembre, tra cui la visita ai bambini con disabilità e la Santa Messa nella Spianata di Taci Tol. Nell'omelia il Pontefice ha lanciago un messaggio che andava oltre ogni discorso preparato e ragionato: "Non posso dimenticare questo popolo ai lati del cammino, con i bambini. Quanti bambini avete! La cosa migliore che ha il popolo è il sorriso dei suoi bambini". Nella scuola “Irmãs Alma”, struttura alla periferia di Dili gestita da alcune suore che si fanno carico ogni giorno di bambini con disabilità gravi, il Papa ha detto: "Loro insegnano a noi come dobbiamo lasciarci curare da Dio".
Sep 10, 2024
9 min

"C’è stato un boato quando Francesco ha raggiunto il 'Palacio' presidenziale. Gente sui tetti di queste misere case di pietra con una tendina come porta. Ragazzi arrampicati agli alberi, bambini in piedi sui tetti delle macchine. Donne coi neonati in braccio o con in mano statue di Gesù, della Madonna o addirittura un presepe. Una signora cieca era la prima della fila e brandiva alcuni rosari con un cartello in portoghese: "Santità dammi la tua benedizione". Di cartelloni ce n’era almeno uno ogni 2 metri: verticali, orizzontali, bianchi, colorati, piccoli o giganti. Il volto del Papa è ovunque a Dili, tutti con le scritte 'bem vindo', benvenuto".
Così, il nostro inviato Salvatore Cernuzio, al seguito di Francesco impegnato nel suo 45mo Viaggio Apostolico, descrive l'esplosione di gioia nella capitale di Timor - Leste, questa mattina, per l'arrivo del Papa al Palazzo presidenziale. "Quante persone c’erano? - racconta ancora - ventimila diceva qualcuno. Secondo me almeno il doppio. Un prete, missionario qui da decenni, mi ha mandato un messaggio dopo aver visto le foto pubblicate sui social: 'Non puoi capire cosa significa questo per la gente, non possono crederci'. D’altronde erano quasi trent’anni che un Papa non metteva piede in questa terra di cattolicesimo fervente".
"Una fede devozionale, vissuta in maniera esplicita, commossa e commovente, plateale, sentita. Un popolo che è 'categoria mistica', usando un’espressione cara a Francesco". "A Dili questo è il cristianesimo", spiega ancora il nostro inviato. "Lo stesso prete mi ha raccontato che la domenica chiudono le strade perché ci sono così tante persone che non entrano in chiesa e finiscono per seguire la celebrazione seduti dall’altra parte della strada". "Non oso immaginare cosa sarà domani la Messa del Papa nella spianata di Taci Tolu, un luogo suggestivo che contiene 700 mila posti. Non voglio azzardare, ma vedendo lo scenario di oggi, potrebbero essere tutti occupati. Un bagno di folla, una sveglia per noi cattolici di un Occidente talvolta annichilito".
Sep 9, 2024
5 min

“Non è difficile capire perché Francesco si è voluto imbarcare per un giorno su un C130 dell’Air Force australiana per arrivare al nord ovest della Papua in questa zona costiera dove più avanti c’è l’Indonesia e, poco prima, la giunga più profonda. La ragione era andare a vedere con i suoi occhi quello che combinano 4 missionari suoi conterranei in missione da decenni in queste terre, alle prese con migliaia di persone, anche quelle che risiedono nella foresta, isolati dal mondo e dal suo sviluppo”. È il racconto della tappa del Papa a Vanimo, nel secondo giorno di visita, da parte del nostro inviato Salvatore Cernuzio, qui Francesco ha incontrato prima di tutto padre Martin Prado, sacerdote dell’Istituto del Verbo Incarnato.
“Nessuna enfasi, nessun abbraccio particolare ma uno sguardo: quello tra l’87 enne Pontefice argentino, pellegrino ai confini della Terra, e il prete 35 enne, anche lui argentino, due vecchi amici che si rivedono. ‘Eccoti’, poche parole, due baci sulle guance. L’espressione del Papa dice tutto. Dice cioè di esserci riuscito in questa missione, di essere arrivato alla soglia degli 88 anni a recarsi in questi luoghi sperduti per far vedere al suo amico e ai confratelli che lui c’è e li sostiene”.
“In tutta Vanimo - racconta Salvatore Cernuzio - sono circa 42 mila gli abitanti, 20 mila erano dal Papa rappresentati da alcuni testimoni scelti, tra cui Maria Josepha, violinista in erba, che piangendo ha raccontato il suo riscatto attraverso la musica”. Lei gli fatto indossare un copricapo piumato, simbolo della massima autorità. “Non c’era uno spazio vuoto nei 6 km che hanno accompagnato Francesco da Vanimo a Baro, villaggio a 6 km, cuore dell’apostolato dei missionari. Il Papa è andato a visitare la Holy Trinity Humanistic school, istituto fondato dai missionari negli anni ’60 che tra elementari e medie, qui ha salutato i bambini, in particolare due non vedenti che gli hanno consegnato collane di piume e pelliccia e barche di legno.
“Vorrei solo esprimere la gratitudine – sottolinea il nostro inviato - per avere l’opportunità di vedere tramite questi viaggi quanto è grande la creazione fatta da Dio nel mondo: quanta ricchezza, quanta complessità, quanta pienezza. E quanto è grande anche la Chiesa, madre dei popoli e non azienda o casa di scandali come molti vogliono dipingerla. È la Chiesa rappresentata da un missionario con la barbetta mio coetaneo che lascia la famiglia per andare a portare il Vangelo alle tribù con due monaci e un altro prete. È la Chiesa di un Papa che, nella sua geniale visione geopolitica, con evidenti problemi motori, percorre chilometri e chilometri, solo per dire: io ci sono, sto accanto a voi”.
Sep 8, 2024
12 min

"Quelle grida - Vi-va-Pa-Pa-Fran-cis-co… Vi-va-Pa-Pa-Fran-cis-co - le ho iniziate a sentire già metri prima di entrare nella Caritas Technical Secondary School di Port Moresby, oggi pomeriggio. Una collega, arrivata in anticipo, mi aveva avvertito che c’era molto chiasso fuori da questo istituto fondato dalle suore della Carità di Gesù: centinaia di bambini e ragazzi che aspettavano il Papa che lì andava ad incontrare i disabili, poveri, senza casa o prospettive assistiti e curati da Street Ministry e Callan Services, due realtà caritative dell’arcidiocesi papuana che forniscono, la prima, aiuto, istruzione e beni di prima necessità a tutti i minori altrimenti vagabondi per le strade; la seconda, invece servizi per bambini e adulti con disabilità. Ma appena arrivato in macchina mi è girata la testa. Più che altro perché non sapevo cosa guardare per primo...".
Così, il nostro inviato Salvatore Cernuzio, al seguito di Papa Francesco impegnato nel suo 45mo viaggio apostolico, descrive uno dei momenti più intensi della seconda giornata del Pontefice a Port Moresby, Papua Nuova Guinea, la prima tappa in Oceania di questo viaggio internazionale. "Copricapi piumati, collane di perline bicolore, bastoni di legno, tamburi di pelle, gonne di paglia, bracciali con foglie di banano. Poi cori e canti in inglese e spagnolo, grida di esultanza, piedi che battono per terra, fianchi che ondeggiano, braccia che disegnano cerchi nell’aria. La Papua Nuova Guinea in tutta la sua bellezza e ricchezza di costumi, riti e tradizioni si era preparata massiccia per onorare il Papa".
A colpire il nostro inviato è l'incontro tra Francesco, i bambini e le loro mamme nella scuola della capitale del Paese. "Siete speciali, gli ha detto il Papa. Speciali come lo sono solo i figli di un Dio che è morto e risorto per tutti, a cominciare dai più umili. Che lezione di Vangelo che è stata oggi. Mi hanno fatto piangere e ridere, mannaggia, quando al momento della foto di gruppo hanno sommerso il Papa con le loro piume, paglie e perline, le braccia e le gambe nude dipinte, gli si sono stretti intorno scavalcando gendarmi e monsignori".
"E poi di nuovo i malati, uno in barella… quelle carezze, i cori su entrambi gli spalti, i Rosari alle loro assistenti e ai loro parenti, un flusso continuo di caramelle: ogni volta che il Papa sembrava aver finito, se ne presentavano altri dieci. I bambini, il futuro della società e della Chiesa della Papua Nuova Guinea. Una Chiesa totalmente differente da quella occidentale, forse acerba, forse troppo legata a riti ancestrali e pratiche naturali, ma sempre Chiesa".
"Al clero di questa porzione di terra dell’Oceania il Papa ha dato raccomandazioni ben precise: essere una Chiesa casa accogliente, dedita ai poveri, alle periferie, scevra da superstizioni ma ricolma di compassione e tenerezza. Valgono per la Papua, valgono per Roma, valgono per tutto il mondo".
Sep 7, 2024
9 min
Load more
