Borghi Imperdibili del Triveneto
Borghi Imperdibili del Triveneto
Editoriale Programma
Alla scoperta di bellissimi borghi, delle cittadelle e i paesini più suggestivi del Nord Est. Città in miniatura con tipicità e tradizioni da tutelare per assaporare i ritmi lenti. Le storie sono tratte dal libro Borghi Imperdibili del Triveneto. Editoriale Programma Editoriale Programma è una casa editrice trevigiana, specializzata nella pubblicazione di libri di saggistica, storia, arte e cultura locale. Irene Galifi - Editoriale Programma - Scarica l'app Loquis per iOS e Android.
I parchi di Gradisca d'Isonzo
Il governatore del Lombardo-Veneto, il feldmaresciallo Radetzky, su richiesta della cittadinanza fece demolire parte delle mura della fortezza, realizzando nel 1863 la Spianata, un elegante luogo di ritrovo che dall’inizio del Novecento vide sorgere magnifici locali alla moda e caffè. Il centro storico ha ancora la forma più o meno pentagonale data dalle mura veneziane; ampie strade che si incrociano ad angolo retto, realizzate per agevolare le manovre militari, formano un tessuto edilizio regolare, ripartito in compatti isolati. Una delle attrazioni più note della città sono i bellissimi parchi dove nel passato sorgevano i bastioni della fortezza, tra cui la già citata Spianata: ancora oggi cuore della vita sociale della cittadina, il parco attrasse da subito i forestieri con i concerti della Società Filarmonica e le parate militari degli Austriaci a cavallo. La Pineta è un’area triangolare dove furono piantati abeti, pini e cedri. La Rotonda, che ha forma circolare ad otto raggi, è invece il parco più settentrionale. © Editoriale Programma - Irene Galifi
Jul 6, 2020
Gradisca d'Isonzo
Si trova sulla sponda destra dell’Isonzo, nella pianura friulana, non lontano dalle Alpi Giulie, dal Mare Adriatico e dal confine sloveno. La città fortificata venne fondata nel 1479 dai Veneziani come baluardo per fronteggiare le frequenti e violente invasioni degli Ottomani. Su incarico del Senato veneto, per progettare sistemi di difesa e nuove armi, fu qui inviato addirittura Leonardo da Vinci. Il borgo fu cinto da una robusta cinta muraria dotata di sette torri fortificate, all’esterno della quale, in un largo fossato difensivo, furono convogliate le acque del fiume. Il periodo d’oro della cittadina, sotto i principi di Eggenberg (1647-1717), vide un importante sviluppo demografico civile, economico ed urbanistico. Il borgo fortificato tardo-quattrocentesco assunse quindi l’aspetto signorile di cittadella residenziale: furono eretti i palazzetti nobiliari che ancora oggi qualificano il centro. Anche la Loggia dei mercanti risale a questo periodo: ha una graziosa loggia a tre archi bugnati al piano terra. In via Dante si trova il seicentesco imponente palazzo del Monte di Pietà, con elegante portale sovrastato dalla scultura barocca della Pietà entro baldacchino. Sul lato destro del palazzo, calle Maccari porta nella zona un tempo ghetto ebraico. © Editoriale Programma - Irene Galifi
Jul 1, 2020
La sorgente del Gorgazzo e i dintorni di Polcenigo
Il borgo sorge in un’ampia zona calcarea ricoperta da una fitta foresta ai piedi dell’altipiano del Cansiglio. Le abbondanti acque che penetrano nel terreno poroso riaffiorano in due sorgenti spettacolari, la Santissima e il Gorgazzo, da cui ha origine il fiume Livenza. Il pittoresco paese, senz’altro adatto allo slow tourism, fa parte dei Borghi più belli d’Italia. La sorgente del Gorgazzo è un piccolo e suggestivo specchio d’acqua dall’intenso colore azzurro e dalle sorprendenti sfumature, da sempre ispirazione per i pittori. Chiamata in dialetto Al bus, è una cavità carsica subacquea formata da una profondissima risorgiva, alimentata dalle acque che, inabissatesi nelle fenditure dell’altopiano del Cansiglio o del Monte Cavallo, riaffiorano in superficie. Nei giorni più soleggiati, dalla riva si riesce a vedere la statua di Cristo collocata a 9 metri di profondità all’imboccatura della grotta. In località San Giovanni c’è il Parco rurale di San Floriano, fattoria didattica con grandi prati dove trascorrere una rilassante giornata in famiglia tra animali, attività didattiche e sensoriali e buon cibo. Vicino al santuario della Santissima Trinità si trovano le sorgenti del Livenza che danno immediatamente inizio a un corso d’acqua di notevole portata. A valle del fiume, nella zona umida tra Caneva e Polcenigo, si trova il sito palafitticolo del Palù di Livenza risalente al Paleolitico. © Editoriale Programma - Irene Galifi
Jun 29, 2020
Polcenigo
Lungo le vie si affacciano alcuni edifici di considerevole valore architettonico e storico, come il cinquecentesco Palazzo Scolari-Salice. È una dimora gentilizia con giardino all’italiana ottocentesco con siepi e alberi centenari, cui si accede tramite un ponte che oltrepassa il torrente. Il palazzo che ospita il teatro è del Cinquecento: ornamenti in marmo e stucco, bifore, trifore abbelliscono l’edificio. A partire dalla seconda metà dell’Ottocento vi si tennero rappresentazioni teatrali e concerti. Dopo un importante intervento di restauro, lo stabile ospita al piano terra il nuovo cinema-teatro e al primo piano il Museo dell’Arte Cucinaria, dove sono esposti strumenti, oggetti, documenti e fotografie che ripercorrono la storia gastronomica dell’alto Livenza. Già esistente nel 1262, originariamente chiesa di uno dei primi conventi francescani del Friuli, San Giacomo si trova tra il castello e il borgo. Convivono al suo interno elementi di epoche diverse oltre a preziosi arredi lignei e altari marmorei. Il santuario della Santissima Trinità è un magnifico scrigno di pregevoli opere di varie epoche. © Editoriale Programma - Irene Galifi
Jun 24, 2020
I dintorni di Sutrio
Con un comprensorio sciistico di 22 chilometri di piste, Monte Zoncolan (1750 m) è una delle aree sciistiche più attrezzate della regione. La funivia da Ravascletto è attiva anche in estate. Sulla strada che porta al Monte Zoncolan si possono fare passeggiate panoramiche ed escursioni semplici. In meno un’ora di cammino si arriva ai 2000 metri del Monte Tamai, con le casere da cui partono numerosi sentieri. Tra i prodotti più tipici: ricotta, burro, formaggi di malga, grappe aromatizzate, funghi. Piatto tipico è il frico, formaggio fuso che può essere cucinato insieme a cipolle, patate, erbe e verdure. Dalla domenica prima di Natale all’Epifania il paese ospita la rassegna Borghi e presepi, allestiti nei loggiati, nei cortili e nelle cantine. A settembre, durante la rassegna Magia del legno, si possono acquistare statue, bassorilievi, mobili intagliati che riproducono antichi decori e oggetti per la casa oltre a vedere scultori e intagliatori al lavoro nei propri laboratori. Arta Terme, per gli amanti del turismo termale, è una moderna stazione che sfrutta le benefiche acque della fonte Pudia, conosciuta fin dall’epoca romana. © Editoriale Programma - Irene Galifi
Jun 22, 2020
Sutrio e le botteghe artigiane
A pochi chilometri dal confine con l’Austria, in Carnia, Sutrio sorge nella Valle del Bût, della quale fu tra i primi insediamenti. Si affaccia su un’antica strada tracciata dai Romani per collegare l’odierna Carinzia con Aquileia e il Mar Adriatico. La popolazione del territorio è sempre stata molto attiva in campo artigianale, commerciale e agricolo-pastorale. Il centro storico, con il suo sorprendente patrimonio architettonico ed artistico, è ben conservato. Strette vie lastricate e antiche case in pietra con caratteristici loggiati, balconate e portoni in pietra o legno raccontano l’evoluzione della casa carnica dal Quattrocento all’Ottocento, da quelle porticate e con loggiati aperti a quelle ispirate all’architettura veneziana. Il borgo è famoso per le botteghe artigiane di scultura e intaglio e per essere il Centro regionale del mobile grazie ai suoi esperti marangones, cioè falegnami e artisti del legno. Lungo le strade si trovano varie sculture, opera degli artigiani locali, con soggetti religiosi, naturalistici o fantastici. Visitabile tutto l’anno, in centro si trova il Presepe di Teno: frutto dell’opera trentennale di Gaudenzio Straulino, è una Natività ambientata in un paesaggio carnico. © Editoriale Programma - Irene Galifi
Jun 17, 2020
Sauris e i suoi prodotti locali
L’attuale pittoresca chiesetta gotica di San Lorenzo a Sauris di Sopra (Ouberzahre) risale all’inizio del XVI secolo, ma esisteva fin dal 1328. Un piccolo rosone si apre nella facciata in pietra; l’interno, con soffitto a capriate lignee, è un’aula rettangolare impreziosita dall’abside poligonale gotica. Vi si conserva un pregevole altare ligneo a portelle dell’Ultima Cena di Michele Parth da Brunico (1551). All’interno di un antico rustico con fienile ristrutturato, si trova il Centro Etnografico che, oltre a dedicarsi alla valorizzazione della cultura locale, raccoglie gli elementi più rilevanti delle tradizioni e del lavoro di questa comunità. Tra i prodotti più noti di Sauris: la birra artigianale non fermentata (la Zahre Beer), la ricotta affumicata, i formaggi di Malga a base di latte crudo ma soprattutto il prosciutto (crudo dolce, crudo affumicato e speck). Da secoli gli abitanti della valle lavorano il legno (da acquistare gli zoccoli o le maschere di Carnevale). Oltre alle attività acquatiche sul bel lago, molti sono i sentieri da percorrere in mountain bike, a cavallo e naturalmente a piedi (in inverno sono da provare le ciaspole). © Editoriale Programma - Irene Galifi
Jun 15, 2020
Sauris
Ricco di antiche tradizioni, è uno tra i più affascinanti borghi della Carnia, non solo per il suo paesaggio circondato da prati, pascoli e boschi, ma anche per la sua unicità e ricchezza culturale. Oltre al friulano e all’italiano, ancora oggi vi si parla una particolarissima lingua antica di influenza tedesca, appartenente al gruppo linguistico del bavarese meridionale. Grande il fascino dell’architettura del borgo, contraddistinta da abitazioni in pietra e legno con una tecnica unica rispetto ad altre località montane del Friuli Venezia Giulia; gli edifici sono infatti in legno e pietra, risorse disponibili sul territorio. Case e rustici più antichi presentano seminterrato, piano terra in pietra e piani superiori in legno, realizzati con l’antica tecnica del Blockbau, cioè tronchi interi sovrapposti che creano una solida struttura grazie al loro incastro agli angoli dei fabbricati. Il tetto è rivestito in scandole lignee. Un documento del 1328 riporta l’esistenza a Sauris di Sotto di una chiesa intitolata a Sant’Osvaldo, re e martire inglese del VII secolo, il culto del quale fu probabilmente portato dai fondatori della comunità, giunti dall’Austria. La chiesa trecentesca, rifatta varie volte nel tempo, custodisce un interessante altare ligneo a sportelli (Flügelaltar) del 1524. © Editoriale Programma - Irene Galifi
Jun 10, 2020
I canederli e i dintorni di Vipiteno
Durante la Sagra dei Canederli, che si svolge a settembre, viene allestita una tavolata lunga 400 metri dove vengono messe in mostra 70 varietà di canederli (al pane nero, allo speck, magri e anche dolci). Nella zona meridionale della città, accanto alla chiesa parrocchiale, nella duecentesca Commenda dell’Ordine Teutonico (Deutschhaus) si trova il Museo Multscher, dove sono custodite le pregiate tavole dell’altare per la parrocchiale della città, realizzato nel 1456 dal celebre scultore Hans Multscher di Ulm. Parte dell’edificio ospita il Museo civico, che racconta la storia di Vipiteno con cartine storiche, vedute della città e documenti di varie corporazioni artigianali. Sulla rocca a sud-ovest di Vipiteno, con le mura tuttora integre, si trova Castel Tasso / Burg Reifenstein, uno dei castelli altoatesini più antichi, ricchi e meglio conservati. Mai conquistato o distrutto, sorveglia dal XII secolo la Val d’Isarco ed è dotato di un complesso sistema difensivo (cammini di ronda, saracinesche, finestre e feritoie). Vicino all’imponente castello sorge la trecentesca chiesetta di San Zeno. Da visitare anche il Museo Provinciale delle Miniere a Ridanna e, presso Castel Wolfsthurn a Mareta, il Museo Provinciale della Caccia e della Pesca. © Editoriale Programma - Irene Galifi
Jun 10, 2020
Vipiteno
Il toponimo Sterzing resta oscuro: secondo alcuni, al tempo dei Romani Vipitenum avrebbe ospitato una zecca che coniava sesterzi, mentre per altri deriverebbe da Sterzl, leggendaria figura del pellegrino storpio e vagabondo che compare infatti nello stemma cittadino e che rimanderebbe agli ospizi che qui sorgevano nel Medioevo. Nella splendida Valle dell’Isarco, all’ingresso di un’ampia conca circondata da montagne, boschi e prati, l’abitato si è sviluppato lungo il Brennero. Per accedere al centro quattro sono le porte: Porta Ungerhauser o Pfitscher, Porta Inferiore o Porta Bressanone, Porta Margherita o Telves e Porta Giovo. La Reichstrasse o via della Città Nuova con negozi e alberghi, dove in passato si trovavano botteghe artigiane e locande, è un’area pedonale con palazzi colorati (eretti tra il Quattro e Seicento) dove spiccano le insegne in ferro battuto, gli eleganti bovindi, gli Erker e, sui portali, gli stemmi delle imprese minerarie o delle famiglie. La Torre delle Dodici, Zwölferturm (così detta perché i rintocchi della sua campana richiamavano i cittadini alla pausa del mezzogiorno) è alta 46 metri. Venne edificata tra il 1468 e il 1472 sopra la porta della città, in conci di granito grigio. Oggi divide il centro in Città Vecchia e Città Nuova ed è simbolo della cittadina. Oltre all’orologio e alla meridiana, sulla facciata è dipinto lo stemma di Vipiteno: un’aquila rossa ad ali spiegate e il pellegrino. © Editoriale Programma - Irene Galifi
Jun 10, 2020
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