Show notes
Negli anni ’70 del secolo scorso si affacciò nel laboratorio di emostasi una nuova metodologia: il test cromogenico. Questo nuovo approccio si basava sul fatto che ogni fattore della coagulazione poteva comportarsi come un enzima che è in grado di attivare il fattore seguente nella cascata coagulativa. Il fattore attivato può dunque agire su un gruppo cromoforo che a seguito di questa reazione può colorare la miscela: la differenza di colore è letta da un fotometro. Spinti dalla novità si arrivò persino ad affermare che “le campane stavano suono a morto per i cronometri e i bagnetti termostatati”, intendendo con questa affermazione che il tempo dei test coagulativi era finito. A dire il vero non tutte le promesse sono state mantenute: i test coagulativi sono vivi e vegeti, ma i test cromogenici hanno conquistato il loro spazio e alcuni parametri sono determinati unicamente con questa metodologia.

