Tutti a scuola
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Disabili a scuola, compagni in dad. Maestro Presini: "Bestemmia pedagogica"
1 seconds Posted Mar 8, 2021 at 10:17 am.
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Quasi sei milioni gli studenti di nuovo in didattica a distanza. Risparmiate al momento le città di Ferrara, Parma e Piacenza, che restano in zona arancione. C'è stata una ola fra insegnanti, genitori e alunni quando abbiamo saputo che restavamo in presenza" - racconta a "Tutti a scuola", su Radio 24, Mauro Presini, maestro di Ferrara, autore del blog 'Like a Rolling Stone'.
"Ai bambini avevo già chiesto di portare a casa il materiale, avevo spiegato cosa sarebbe potuto succedere. Poi la sera abbiamo avuto la bella sorpresa, che ci saremmo rivisti in classe".
Una scuola che va avanti così quest'anno, in cui si scopre di giorno in giorno se ci si rivedrà l'indomani, in cui ogni giorno potrebbe essere l'ultimo.
E che sta generando quelle che Presini definisce "bestemmie pedagogiche". Come quella che riguarda gli alunni con disabilità, che possono continuare a godere della didattica in presenza, quando tutti gli altri studenti invece sono rispediti a casa davanti ad un computer.
"Si legge che 'per mantenere una relazione educativa che realizzi l'inclusione scolastica, si permette di essere a scuola ai soli studenti con disabilità'. Ma come puoi realizzare l'inclusione se i ragazzi sono soli?" - si chiede Presini. "Rischiamo di creare delle classi differenziali, delle classi speciali per i soli ragazzi che hanno problemi. Sembra una soluzione di tipo pietistico e non educativo".
Presini poi racconta come i suoi studenti siano disciplinati in classe: "I più piccoli sono bravissimi. Mi sono stupito al rientro dall'estate, quando li ho visti arrivare in classe già preparati a tutti i dispositivi di sicurezza. Capiscono cosa sta avvenendo. Ma la dad non è scuola, è un rimedio a cui abbiamo dovuto fare ricorso per forza. Fare scuola in pandemia è più intenso che in un momento normale, ma in dad le comunicazioni sono artificiali. Mancano gli studi, ma laddove la socialità manca da tempo come in alcune regioni sono convinto che ci saranno ripercussioni dal punto di vista psicologico. E' un problema che affronteremo nel tempo e che i politici e gli amministratori non hanno affrontato con la dovuta serietà quando ormai é passato più di un anno. Le indicazioni della task force guidata dall'attuale ministro Bianchi erano diverse: si parlava di scuole nei musei, scuola all'aperto, avanguardie educative. Che fine ha fatto tutto questo?"
Il problema dell'aumento dei contagi non va ricercato nelle scuole - ne è convinto Presini.
"C'è un estremo controllo nelle scuole che sono diventate un capro espiatorio. Voglio vedere indagini in cui si dimostri che è la scuola a causare l'aumento dei contagio. La verità è che la scuola non è la priorità di questo Paese".