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TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7681
NON BASTA ISTRUIRE, BISOGNA EDUCARE di Maurizio Schoepflin
Nel 41° paragrafo dell'Esortazione apostolica Evangelii Nuntiandi (1975), il santo Pontefice Paolo VI scrisse: "l'uomo contemporaneo ascolta più volentieri i testimoni che i maestri, o se ascolta i maestri lo fa perché sono dei testimoni". Con queste parole papa Montini, oltre a porre l'accento su un'evidenza indiscutibile, andò deliberatamente a toccare una delle questioni più importanti e delicate dell'educazione nel suo complesso, quella relativa alla figura della persona investita del compito di insegnare.
LA FIGURA DEL MAESTRO NELL'ANTICHITÀ
Fin dall'antichità il ruolo del maestro è stato costantemente al centro dell'attenzione, in quanto si comprese subito che tale ruolo si situava al cuore di quella che i greci chiamavano paideia con humanitas, volendo significare in tal modo un'attività indirizzata alla trasmissione dei valori che esaltano la dignità dell'uomo. In merito all'educazione dei giovani, famoso è rimasto lo scontro tra i Sofisti e Platone: i primi interessati a insegnare le tecniche utili a ottenere il successo politico ed economico, il secondo preoccupato di costruire personalità orientate verso la verità, la bellezza e la bontà, fonti di quella felicità autentica che è punto di approdo della vera educazione. In questo contesto si situa La figura di Socrate, il maestro di Platone, che affascinò i discepoli non solo per le sue abilità e competenze, ma anche per la limpida coerenza di vita, che li fece affrontare con serenità persino la morte con cui la città di Atene lo condannò ingiustamente. La grande cultura classica comprese bene la decisiva rilevanza del maestro, e tutte le maggiori correnti filosofiche dell'antichità - dal Platonismo all'Aristotelismo, dall'epicureismo allo stoicismo - ebbero alla loro origine una personalità di rilievo che suscitò ammirazione e ottenne la fiducia dei discepoli, sia in ragione della propria sapienza, sia a motivo di una condotta di una vita virtuosa e coerente. Non va dimenticato, a tale proposito, che quasi tutti i filosofi greci ritennero che soltanto il sapiente fosse in grado di fare il bene.
LA NUOVA CONCEZIONE CRISTIANA DELL'EDUCAZIONE
Anche nell'ambito dell'educazione, l'avvento del cristianesimo comportò alcune significative novità, sebbene i cristiani seppero conservare e rinvigorire ciò che di buono avevano ereditato dal mondo classico. Tra i diversi elementi innovativi introdotti nella cultura del tempo dal nascente cristianesimo, ve n'è uno che condizionò in maniera particolare la teoria e la prassi educativa: si tratta della speciale accentuazione e dello straordinario risalto che i cristiani dettero al valore della coerenza personale, ovvero della corrispondenza fra professione di fede e testimonianza di vita. Riguardo a ciò, i credenti in Cristo ravvisarono in una parte della concezione classica della cultura e dell'educazione il pericoli della vacuità e dell'esteriorità, nonché il rischio di privilegiare gli aspetti formali rispetto a quelli sostanziali: per loro, il nodo cruciale di ogni discorso educativo risiedeva non tanto nella ripetizione di formule e concetti, quanto piuttosto nella capacità di testimoniare una verità e di suscitare, mediante questa testimonianza, un'autentica volontà di cambiamento e di conversione da parte degli ascoltatori. Di qui l'importanza attribuita all'esempio personale, quell'esempio che trovò nelle figure dei martiri, uomini e donne morti pur di non rinnovare il proprio credo, la più fulgida dimostrazione. Facendo tesoro di alcune riflessioni dei compianti Antonio Quacquarelli, noto patrologo, e Gino Corallo, importante storico della pedagogia, possiamo affermare che i cristiani non accettarono che esistesse alcuna cesura tra intelligenza e...
NON BASTA ISTRUIRE, BISOGNA EDUCARE di Maurizio Schoepflin
Nel 41° paragrafo dell'Esortazione apostolica Evangelii Nuntiandi (1975), il santo Pontefice Paolo VI scrisse: "l'uomo contemporaneo ascolta più volentieri i testimoni che i maestri, o se ascolta i maestri lo fa perché sono dei testimoni". Con queste parole papa Montini, oltre a porre l'accento su un'evidenza indiscutibile, andò deliberatamente a toccare una delle questioni più importanti e delicate dell'educazione nel suo complesso, quella relativa alla figura della persona investita del compito di insegnare.
LA FIGURA DEL MAESTRO NELL'ANTICHITÀ
Fin dall'antichità il ruolo del maestro è stato costantemente al centro dell'attenzione, in quanto si comprese subito che tale ruolo si situava al cuore di quella che i greci chiamavano paideia con humanitas, volendo significare in tal modo un'attività indirizzata alla trasmissione dei valori che esaltano la dignità dell'uomo. In merito all'educazione dei giovani, famoso è rimasto lo scontro tra i Sofisti e Platone: i primi interessati a insegnare le tecniche utili a ottenere il successo politico ed economico, il secondo preoccupato di costruire personalità orientate verso la verità, la bellezza e la bontà, fonti di quella felicità autentica che è punto di approdo della vera educazione. In questo contesto si situa La figura di Socrate, il maestro di Platone, che affascinò i discepoli non solo per le sue abilità e competenze, ma anche per la limpida coerenza di vita, che li fece affrontare con serenità persino la morte con cui la città di Atene lo condannò ingiustamente. La grande cultura classica comprese bene la decisiva rilevanza del maestro, e tutte le maggiori correnti filosofiche dell'antichità - dal Platonismo all'Aristotelismo, dall'epicureismo allo stoicismo - ebbero alla loro origine una personalità di rilievo che suscitò ammirazione e ottenne la fiducia dei discepoli, sia in ragione della propria sapienza, sia a motivo di una condotta di una vita virtuosa e coerente. Non va dimenticato, a tale proposito, che quasi tutti i filosofi greci ritennero che soltanto il sapiente fosse in grado di fare il bene.
LA NUOVA CONCEZIONE CRISTIANA DELL'EDUCAZIONE
Anche nell'ambito dell'educazione, l'avvento del cristianesimo comportò alcune significative novità, sebbene i cristiani seppero conservare e rinvigorire ciò che di buono avevano ereditato dal mondo classico. Tra i diversi elementi innovativi introdotti nella cultura del tempo dal nascente cristianesimo, ve n'è uno che condizionò in maniera particolare la teoria e la prassi educativa: si tratta della speciale accentuazione e dello straordinario risalto che i cristiani dettero al valore della coerenza personale, ovvero della corrispondenza fra professione di fede e testimonianza di vita. Riguardo a ciò, i credenti in Cristo ravvisarono in una parte della concezione classica della cultura e dell'educazione il pericoli della vacuità e dell'esteriorità, nonché il rischio di privilegiare gli aspetti formali rispetto a quelli sostanziali: per loro, il nodo cruciale di ogni discorso educativo risiedeva non tanto nella ripetizione di formule e concetti, quanto piuttosto nella capacità di testimoniare una verità e di suscitare, mediante questa testimonianza, un'autentica volontà di cambiamento e di conversione da parte degli ascoltatori. Di qui l'importanza attribuita all'esempio personale, quell'esempio che trovò nelle figure dei martiri, uomini e donne morti pur di non rinnovare il proprio credo, la più fulgida dimostrazione. Facendo tesoro di alcune riflessioni dei compianti Antonio Quacquarelli, noto patrologo, e Gino Corallo, importante storico della pedagogia, possiamo affermare che i cristiani non accettarono che esistesse alcuna cesura tra intelligenza e...



