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Omelia Ascensione - Anno A (Mt 28,16-20)
8 minutes Posted May 12, 2026 at 8:38 pm.
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TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8530

OMELIA ASCENSIONE - ANNO A (Mt 28,16-20)
di Don Stefano Bimbi
 
L'Ascensione del Signore potrebbe sembrare, a prima vista, una festa di distacco: Gesù sale al cielo e si allontana dai suoi discepoli. In realtà è il contrario. È la festa della presenza nuova di Cristo, una presenza non più limitata a un luogo o a un tempo, ma capace di raggiungere ogni uomo, in ogni parte del mondo e in ogni epoca. Per questo gli Apostoli, dopo l'Ascensione, non tornano a Gerusalemme disperati, ma pieni di gioia. Hanno capito che Gesù non li ha abbandonati. È entrato nella gloria del Padre per restare con loro in un modo ancora più profondo.
L'Ascensione conclude la missione terrena di Cristo e inaugura la missione della Chiesa. Gesù sale al cielo non per disinteressarsi della terra, ma per regnare come Signore della storia. Noi spesso immaginiamo il cielo come un luogo lontano, quasi irraggiungibile. In realtà il cielo è la vita stessa di Dio e Cristo vi entra con la sua umanità glorificata. Questo significa che la nostra natura umana è già entrata nel Paradiso. Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo, siede alla destra del Padre. E allora anche tutti noi abbiamo una speranza concreta: non siamo destinati al nulla, ma alla gloria eterna.
Questa verità cambia il modo di vivere le cose quotidiane. Quando un cristiano affronta una sofferenza, una malattia, una delusione familiare o un fallimento, non ragiona più pensando soltanto a questa terra, ma ha lo sguardo rivolto al cielo. Certo, il dolore è reale, ma non ha più l'ultima parola. Nemmeno la morte ha l'ultima parola. Oggi invece molti vivono schiacciati da preoccupazioni immediate: il lavoro, i soldi, la salute, il giudizio degli altri. Tutto sembra decisivo, assoluto. Eppure Gesù ci insegna a tenere il cuore rivolto verso l'alto. Questo non vuol dire disprezzare la vita sulla terra, ma vivere senza diventare schiavi delle cose che passano.
ANDATE E FATE DISCEPOLI TUTTI I POPOLI
Gli Apostoli, però, ricevono anche un comando preciso: «Andate e fate discepoli tutti i popoli» (Mt 28,19). L'Ascensione non è una fuga dal mondo, ma anzi è l'inizio della missione. Il cristiano non può ridurre la fede a qualcosa di privato da vivere solo in casa propria o in chiesa. Se Cristo è veramente risorto ed è il Signore, allora questa verità deve raggiungere tutti. Oggi invece molti cattolici vivono una fede timida, quasi vergognosa. Hanno paura di parlare di Dio, di difendere la verità del Vangelo, di mostrarsi cristiani nell'ambiente di lavoro, a scuola o perfino in famiglia. Si preferisce tacere per non essere giudicati. Ma gli Apostoli, dopo l'Ascensione, fanno esattamente il contrario: escono allo scoperto. Prima erano impauriti, chiusi nel cenacolo; dopo diventano coraggiosi perché hanno fatto esperienza nella loro vita che Cristo è vivo.
Anche nella vita quotidiana ci sono tante occasioni semplici per testimoniare la fede. Un genitore che insegna ai figli a pregare e li porta alla Messa domenicale sta già evangelizzando. Un giovane che, quando è con gli amici, non si vergogna di fare il segno della croce al ristorante prima del pasto compie una piccola testimonianza pubblica. Una persona che rifiuta compromessi disonesti sul lavoro per restare fedele alla coscienza annuncia Cristo con i fatti. Spesso pensiamo che evangelizzare significhi fare cose straordinarie, ma il primo apostolato passa dalla coerenza della vita.
IO SONO CON VOI TUTTI I GIORNI, FINO ALLA FINE DEL MONDO
Gesù promette: «Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28,20). Non dice: "Vi ricorderò", ma "sono con voi". È presente nella sua Chiesa, nel Vangelo, nei sacramenti, specialmente nell'Eucaristia. Quando entriamo in chiesa davanti al tabernacolo non siamo davanti a un simbolo, ma davanti a Cristo vivo. Quante volte...