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TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5689
NOA, LA 17ENNE OLANDESE CHE HA CHIESTO E OTTENUTO L'EUTANASIA di Tommaso Scandroglio
A volte arriva l'inverno prima che sia sbocciata la primavera. La diciassettenne olandese Noa Pothoven è morta domenica scorsa nel salotto di casa sua, dopo aver deciso di non mangiare e bere più. Noa era gravemente depressa e aveva sofferto di stress post-traumatico e anoressia dal momento che aveva subito violenze sessuali all'età di 11 e 12 anni e poi a 14 anni: si è tolta la vita perché altri, anni prima, le avevano tolto la vita dell'anima. La ragazza non si era più ripresa da quell'indicibile trauma e aveva pubblicato la sua storia nel 2018 nel libro autobiografico "Vincere o imparare".
Aveva iniziato una battaglia legale per vedersi riconosciuto il diritto all'eutanasia, dato che in Olanda anche i minori dai 12 anni in su possono essere uccisi. Ma i suoi sforzi erano risultati vani. Ciò detto, per una depressa grave a cui viene rifiutata l'eutanasia legale, c'è una decina di persone nelle stesse condizioni in Olanda che invece riescono a ottenerla. Nel 2017 il 4,4% di tutti i decessi avvenuti nel Paese dei tulipani è da addebitarsi a pratiche eutanasiche.
Noa, in un'intervista al quotidiano Ad, aveva dichiarato: «Volevo morire. Non ne potevo più di vivere. Per anni sono passata da un ospedale all'altro a causa di gravi problemi psichici. Depressione, tentativi di suicidio, anoressia, autolesionismo. Trenta ricoveri in centri specializzati dove indossavo solo un abito di una stoffa che non si poteva strappare. Disperata, mi sono rivolta alla Clinica per la fine della vita chiedendo l'eutanasia. Mi hanno risposto di no perché sono troppo giovane: devo superare il trauma a causa di una violenza subita con un completo tragitto di cura, sino a quando il mio cervello sarà completamente sviluppato, non prima dei 21 anni. Sono devastata perché non posso aspettare così a lungo».
UN TRISTE ULTIMO POST
Una settimana fa su Instagram il suo ultimo post: "Un triste ultimo post. Ho esitato a lungo, ma ho deciso di pubblicarlo. Il mio piano era pronto da molto tempo quindi non è impulsivo. Vado dritta al punto: entro un massimo di 10 giorni morirò. Dopo anni di battaglie, il combattimento è finito. Ora ho smesso di mangiare e bere e dopo molte discussioni e conversazioni è stato deciso che sarò lasciata andare perché la mia sofferenza è insopportabile. È finita. Non sono stata davvero viva per così tanto tempo, sopravvivo, e nemmeno quello. Respiro ancora, ma non sono più viva. Sono ben curata, ottengo sollievo dal dolore e sono con la mia famiglia tutto il giorno (sono in un letto d'ospedale nel soggiorno). Sto salutando le persone più importanti della mia vita". E infine: "Va tutto bene. Non cercare di convincermi che questo non è buono, questa è la mia decisione ed è definitiva. L'amore è lasciare andare, in questo caso... Amore da Noa".
C'è ancora mistero sulle modalità concrete che hanno permesso a Noa di morire. Forse parallelamente al processo di decadimento prodotto dalla mancanza di idratazione e nutrizione, che poi l'ha portata a morire, c'è stata l'assistenza palliativa dei medici, presenti al momento del decesso. Dunque, dal punto di vista morale si tratterebbe di aiuto al suicidio, perché le pratiche palliative sarebbero state prestate proprio per rendere meno doloroso il trapasso e quindi agevolarlo. Il suicidio assistito è una delle molteplici modalità per praticare l'eutanasia.
Ma alla fine sono solo tecnicismi. Gli aspetti dolorosamente importanti di questa vicenda sono altri. Primo: al di là di ciò che prescrive la legge olandese, alla ragazza doveva essere impedito di realizzare il proposito suicidario. Vero è che i parenti e i medici hanno tentato di tutto, cercando di persuaderla, ma, dato che la persuasione non aveva funzionato,...
NOA, LA 17ENNE OLANDESE CHE HA CHIESTO E OTTENUTO L'EUTANASIA di Tommaso Scandroglio
A volte arriva l'inverno prima che sia sbocciata la primavera. La diciassettenne olandese Noa Pothoven è morta domenica scorsa nel salotto di casa sua, dopo aver deciso di non mangiare e bere più. Noa era gravemente depressa e aveva sofferto di stress post-traumatico e anoressia dal momento che aveva subito violenze sessuali all'età di 11 e 12 anni e poi a 14 anni: si è tolta la vita perché altri, anni prima, le avevano tolto la vita dell'anima. La ragazza non si era più ripresa da quell'indicibile trauma e aveva pubblicato la sua storia nel 2018 nel libro autobiografico "Vincere o imparare".
Aveva iniziato una battaglia legale per vedersi riconosciuto il diritto all'eutanasia, dato che in Olanda anche i minori dai 12 anni in su possono essere uccisi. Ma i suoi sforzi erano risultati vani. Ciò detto, per una depressa grave a cui viene rifiutata l'eutanasia legale, c'è una decina di persone nelle stesse condizioni in Olanda che invece riescono a ottenerla. Nel 2017 il 4,4% di tutti i decessi avvenuti nel Paese dei tulipani è da addebitarsi a pratiche eutanasiche.
Noa, in un'intervista al quotidiano Ad, aveva dichiarato: «Volevo morire. Non ne potevo più di vivere. Per anni sono passata da un ospedale all'altro a causa di gravi problemi psichici. Depressione, tentativi di suicidio, anoressia, autolesionismo. Trenta ricoveri in centri specializzati dove indossavo solo un abito di una stoffa che non si poteva strappare. Disperata, mi sono rivolta alla Clinica per la fine della vita chiedendo l'eutanasia. Mi hanno risposto di no perché sono troppo giovane: devo superare il trauma a causa di una violenza subita con un completo tragitto di cura, sino a quando il mio cervello sarà completamente sviluppato, non prima dei 21 anni. Sono devastata perché non posso aspettare così a lungo».
UN TRISTE ULTIMO POST
Una settimana fa su Instagram il suo ultimo post: "Un triste ultimo post. Ho esitato a lungo, ma ho deciso di pubblicarlo. Il mio piano era pronto da molto tempo quindi non è impulsivo. Vado dritta al punto: entro un massimo di 10 giorni morirò. Dopo anni di battaglie, il combattimento è finito. Ora ho smesso di mangiare e bere e dopo molte discussioni e conversazioni è stato deciso che sarò lasciata andare perché la mia sofferenza è insopportabile. È finita. Non sono stata davvero viva per così tanto tempo, sopravvivo, e nemmeno quello. Respiro ancora, ma non sono più viva. Sono ben curata, ottengo sollievo dal dolore e sono con la mia famiglia tutto il giorno (sono in un letto d'ospedale nel soggiorno). Sto salutando le persone più importanti della mia vita". E infine: "Va tutto bene. Non cercare di convincermi che questo non è buono, questa è la mia decisione ed è definitiva. L'amore è lasciare andare, in questo caso... Amore da Noa".
C'è ancora mistero sulle modalità concrete che hanno permesso a Noa di morire. Forse parallelamente al processo di decadimento prodotto dalla mancanza di idratazione e nutrizione, che poi l'ha portata a morire, c'è stata l'assistenza palliativa dei medici, presenti al momento del decesso. Dunque, dal punto di vista morale si tratterebbe di aiuto al suicidio, perché le pratiche palliative sarebbero state prestate proprio per rendere meno doloroso il trapasso e quindi agevolarlo. Il suicidio assistito è una delle molteplici modalità per praticare l'eutanasia.
Ma alla fine sono solo tecnicismi. Gli aspetti dolorosamente importanti di questa vicenda sono altri. Primo: al di là di ciò che prescrive la legge olandese, alla ragazza doveva essere impedito di realizzare il proposito suicidario. Vero è che i parenti e i medici hanno tentato di tutto, cercando di persuaderla, ma, dato che la persuasione non aveva funzionato,...


