BASTA BUGIE - Eutanasia
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Gli interessi che sono dietro la definizione di morte cerebrale
12 minutes Posted Apr 18, 2008 at 9:57 pm.
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TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=1473

GLI INTERESSI CHE SONO DIETRO LA DEFINIZIONE DI MORTE CEREBRALE di Veronica Rasponi
Paul Byrne, neonatologo, è professore di Pediatria presso la Facoltà di Medicina dell'Università dell'Ohio (Stati Uniti) e direttore del reparto di Neonatologia e Pediatria al St Charles Mercy Hospital dell'Ohio.
Dopo una vita dedicata a fare nascere bambini, a salvare neonati in difficoltà e a combattere contro la piaga dell'aborto, lo abbiamo incontrato a Roma, durante un convegno, nel quale difendeva un altro momento fondamentale della vita umana: la morte. Finis Vitae, il libro che veniva presentato al Consiglio Nazionale delle Ricerche, comprende una serie di saggi sul tema della "morte cerebrale" tra i quali quello del dott. Byrne su: Morte: l'assenza della vita. Gli abbiamo dunque posto alcune domande.
Dott. Byrne, sappiamo che lei è qui per presentare l'edizione italiana di un libro sul tema della "morte cerebrale" Ci può anzitutto dare una definizione di "morte cerebrale"?
Il termine "morte cerebrale" può voler significare almeno tre cose diverse: 1) potrebbe trattarsi di una vera morte; 2) il paziente potrebbe avere la totalità del cervello, o parte di esso, distrutta; 3) ci potremmo trovare di fronte alla cessazione solo di alcune funzioni del cervello.
Se così è, perché oggi quando si parla di "morte cerebrale" si tende a credere che ci si trovi di fronte ad una "vera"morte?
La ragione per cui si è sviluppato il concetto di "morte cerebrale", intesa come "vera" morte, è per poter prelevare organi vitali per i trapianti. Prima del 1968 non vi era alcuna possibilità di recuperare organi per i trapianti. Gli unici organi che venivano trapiantati erano i reni. Poi è stato inventato il concetto di "morte cerebrale" con il quale si possono ottenere altri organi vitali come il cuore e il fegato.
Il fondamento di questo concetto non era però in accordo con la scienza medica ordinaria che si sviluppa sulle ricerche della scienza di base. Partendo da questi studi, viene svolta con precauzione la ricerca clinica che deve prestare molta attenzione alla protezione dei pazienti ai quali vengono somministrati i nuovi trattamenti in via sperimentale. Ebbene, questo approccio precauzionale non è stato seguito con la "morte cerebrale".
Ma come e quando è nato questo concetto?
Il concetto di "morte cerebrale" è stato sviluppato nel 1968 da un comitato dell'Università di Harvard il cui rapporto finale è molto chiaro fin dal suo incipit. «La nostra intenzione principale è definire il coma irreversibile come nuovo criterio di morte». Ma nessuno studio scientifico serio aveva dimostrato questo fatto. Era stata solo osservata l'assenza di riflessi di alcune cellule cerebrali su pazienti che erano attaccati a dei ventilatori.
I ventilatori venivano dunque staccati per vedere se i pazienti erano in grado di respirare senza. Quando il paziente non riusciva da solo a respirare veniva allora dichiarata la "morte cerebrale" che diventava il segnale per poter procedere all'espianto degli organi. Questo è stato fatto senza aver svolto degli studi di scienza di base e senza pubblicare i risultati delle ricerche effettuate sui primi pazienti.
Successivamente, furono stabiliti nel 1971 i "criteri del Minnesota": su nove pazienti sui quali venivano registrate le onde cerebrali, due avevano effettivamente dimostrato attività "biologica". La conclusione dell'esperimento è stata che non era più necessario studiare le onde cerebrali prima di dichiarare la "morte cerebrale" di una persona.
Successivi approfondimenti e studi furono fatti su 500 pazienti: 44 di essi non morirono e di quelli che morirono, il 10% non aveva nessun problema con il cervello. Questi risultati vennero pubblicati nel 1977 sul giornale dell'Associazione Medica americana. I...